HomeItalian Enterprises

Export: per le Pmi l’ online cresce e vale 15 miliardi

Export: per le Pmi l’ online cresce e vale 15 miliardi

Digital transformation, le imprese accelerano ma serve più ambizione
Startup foodtech: sono fondamentali per la crescita economica del Paese
La digitalizzazione: passa anche per sistemi documentali sempre più “smart”

Il 2021 è stato un anno record per le esportazioni made in Italy, che hanno superato la soglia dei 500 miliardi di euro, facendo registrare il più alto livello di export mai osservato prima d’ora per il nostro Paese. A giocare un ruolo decisivo nella ripresa della vendita dei prodotti all’estero è stato il digitale, che è cresciuto del 15% rispetto al 2020 sia per quanto riguarda i beni di consumo (B2C), raggiungendo quota 15 miliardi, sia per quelli destinati alle imprese (B2B), per un totale di 161 miliardi. A rivelarlo è una ricerca realizzata dall’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, che sarà presentato domani, giovedì 21 aprile, al convegno “L’Export digitale sfida le consuete e le nuove incertezze”.
«La componente digitale delle esportazioni italiane è diventata una leva sempre più importante per le imprese italiane — afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export Digitale —. L’export digitale italiano nel 2021 è cresciuto a ritmi sostenuti e tale crescita ha riguardato quasi tutti i settori e ha accompagnato lo straordinario slancio dell’export complessivo. Ora, l’incertezza internazionale potrebbe favorire la “regionalizzazione” delle catene globali del valore, cioè una riconfigurazione delle attività produttive all’interno di alcune macroaree, in cui il digitale può avere un ruolo cruciale per agevolare il rientro delle imprese, aumentare la competitività delle aziende e aiutare l’incontro tra la domanda offerta di fornitori “idonei” attraverso le piattaforme digitali B2B e B2C».

Nuovi rischi

Secondo l’Osservatorio, però, le previsioni iniziali per il 2022 andranno riviste a causa dell’inflazione, del rincaro energetico, della crisi degli approvvigionamenti e, soprattutto, della guerra tra Russia e Ucraina. Un’eventuale totale interruzione delle esportazioni digitali verso il mercato russo, nello scenario più pessimistico, potrebbe infatti portare a una perdita di circa 430 milioni di euro di esportazioni B2C (con il settore del fashion pesantemente coinvolto) e di circa 2,1 miliardi di euro per il canale B2B (con il comparto dell’abbigliamento che farebbe registrare le perdite maggiori). «Le previsioni iniziali per il 2022 si stanno mostrando troppo ottimistiche — spiega Lucia Tajoli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Export Digitale —. Lo scatenarsi della guerra ha notevolmente aumentato il grado di incertezza percepito da tutti gli attori, con evidenti danni economici. Tutto questo al momento non ha prodotto una recessione né a livello globale, né a livello europeo, ma le modifiche degli equilibri internazionali sono rilevanti anche per il mercato digitale. La creazione di un potenziale divario digitale tra aree geografiche che frammentano il mercato dell’ecommerce e il crescente isolamento della Russia potrebbero mettere in difficoltà le imprese italiane, soprattutto medio-piccole, e a questo scopo sono fondamentali gli investimenti per accelerare la digitalizzazione dell’economia previsti nel Pnrr e dei fondi Next Generation EU».

L’ecommerce B2C

L’export digitale di beni di consumo (b2c, tramite sito internet proprio, marketplace o siti di vendite private) o intermediato (attraverso retailer online) ha toccato il valore di 15,5 miliardi di euro durante lo scorso anno, raggiungendo un peso pari al 9% delle esportazioni complessive in Italia. Il settore più importante è il fashion, che con un valore di 8,6 miliardi di euro (+20% sul 2020) detiene una quota del 56% del mercato complessivo dell’export digitale B2C. Al secondo posto si trova il food & beverage, con il 14% del totale, che prosegue la sua crescita (+10%), ma rallenta dopo l’exploit dell’anno precedente (+46% nel 2020). Sul terzo gradino del podio si posiziona invece il comparto dell’arredamento, che con i suoi 1,2 miliardi di valore, pari al 7% delle esportazioni online complessive di beni di consumo, fa segnare un aumento del 12% rispetto al 2020.

Le esportazioni digitali B2B

Per quanto riguarda l’export digitale B2B (tramite canali come EDI o Web EDI, Extranet, Marketplace), la cui incidenza sulle esportazioni complessive di prodotti è del 28,3% nel 2021, il valore raggiunto è di 146 miliardi di euro, un dato addirittura sopra i livelli pre-Covid (134 miliardi nel 2019). La filiera con i numeri migliori è quella dell’automotive (33 miliardi di valore e un peso del 22,6% sul totale delle esportazioni digitali B2B), che ha fatto registrare una crescita del 40%, arrivando vicino a doppiare quella dell’export complessivo (+22,6%). Seguono poi il tessile e l’abbigliamento (con un’incidenza sul totale delle esportazioni B2B del 14,8%), la meccanica (10,8%), il largo consumo (6,9%), il materiale elettrico (4,8%) e l’elettronica (3,3%). L’unico settore B2B con un andamento negativo nell’export online è il farmaceutico (3,1% del mercato), che dopo il boom del 2020 (+66%) ha chiuso il 2021 con una flessione del 23%.

Fonte: Corriere.it

Commenti