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In Europa il mercato della salute digitale vale 47 miliardi, mentre in Italia solo 3,3

Non hanno mia usato un fascicolo sanitario elettronico 9 italiani su 10. L'esperto Marzio Ghezzi, Ceo di Mia-Care: "Dobbiamo mettere al centro il paziente, abbiamo strada da recuperare ma un'opportunità unica". Nel Pnrr sono previsti 2,5 miliardi di fondi

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In Europa il mercato della sanità digitale è cresciuto del 17% raggiungendo i 47 miliardi di euro durante l’anno. Un’esplosione che prevede di arrivare nel 2027 a 140 miliardi. L’Italia però fatica a tenere il passo facendo segnare un +8% sul 2020 per 3,3 miliardi di euro. All’interno di uno scenario in crescita, quando sulla scia della pandemia gli investimenti per supportare le aziende innovative nel settore sanitario si sono ampliati, la sanità digitale del nostro Paese si dimostra ancora frammentata e i cittadini faticano ad affidarsi a strumenti digitali, tanto che 9 italiani su 10 non hanno mai utilizzato un fascicolo sanitario elettronico e il 62% non ne ha mai nemmeno sentito parlare (secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano).

La pandemia ha avuto un ruolo centrale perché, oltre ad aver accelerato la trasformazione verso una sanità più digitale e virtuale con l’adozione di nuovi modelli di assistenza domiciliare e di telemedicina, ha mostrato tutti i limiti del sistema sanitario. E delle strutture sanitarie, che nell’arco degli ultimi due decenni si sono si sono dotate di tecnologie difformi tra loro, che hanno permesso solo in parte l’offerta di un servizio omogeneo e integrato ai cittadini. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede dei fondi per non far smettere di crescere gli investimenti in questo settore con 2,5 miliardi di euro: 1,3 per la creazione di una infrastruttura dati integrata e 1 miliardo per l’erogazione di servizi sanitari digitali.

I numeri confermano le complessità presenti in Italia a livello di investimenti: secondo la ricerca “Il mercato della sanità digitale 2018-2024” redatta da NetConsulting cube, il valore complessivo del settore arriva a 3,3 miliardi di euro nel 2021 con un +8% sul 2020 e una prospettiva di crescita che supera i 4 miliardi di euro nel 2024. L’Europa fa registrare numeri importanti: una ricerca della società internazionale Graphical Research mostra come il mercato europeo della sanità digitale abbia toccato i 47 miliardi di euro lo scorso anno e si appresta a crescere del 17% fino al 2027 dove andrà a sfiorare i 140 miliardi di euro. Le difficoltà che sta affrontando la sanità italiana in questo processo di digitalizzazione si rispecchiano nell’attuale situazione del fascicolo sanitario elettronico istituito nel 2015: circa l’80% delle regioni hanno meno del 50% dei documenti indicizzati e, come se non bastasse, il caricamento avviene con dati non strutturati e standard differenti impedendo così l’interoperabilità tra sistemi sanitari regionali.

I dati italiani rappresentano solo una piccola parte della torta europea: solo il 7% sul 2021 e, se le stime saranno confermate, si arriva al 4,6% sul 2024. Anche se il trend del mercato è in crescita, il processo di digitalizzazione della sanità tricolore è ancora lungo e complesso. “Dobbiamo rinnovare il rapporto paziente-struttura sanitaria dando accesso a servizi sempre più trasparenti, personalizzati e prossimi al paziente”, dice Marzio Ghezzi, Ceo di Mia-Care, startup italiana specializzata nel mercato della digital health. “Abbiamo un’opportunità unica per accelerare la trasformazione digitale del sistema sanitario italiano e farla evolvere grazie a modelli e strumenti innovativi. Ma è necessario fare in fretta perché abbiamo molta strada da recuperare rispetto ad altre nazioni”.

La piattaforma della startup è basata sulla tecnologia di Mia-Platform che accelera la trasformazione digitale di ospedali, aziende Pharma, MedTech e assicurazioni. “Con tecnologie moderne-cloud-based e un approccio modulare possiamo ricostruire il rapporto medico-paziente messo a dura prova negli ultimi anni, offrendo servizi digitali innovativi per specialisti, pazienti e tutti gli operatori coinvolti nell’ecosistema sanitario italiano”.

La stessa ricerca del Politecnico però ha messo in evidenza anche la propensione da parte di medici e pazienti all’utilizzo dei canali digitali della telemedicina: se prima della pandemia la tele-visita era utilizzata dal 13% dei medici specialistici e solo dal 10% dai medici generici, durante l’emergenza Covid queste percentuali sono arrivate per entrambe le categorie al 39% con un interesse a utilizzare questo servizio in futuro intorno al 65%. “Il passo successivo da parte del sistema sanitario dovrà essere quello di riuscire dovrà essere quello di riuscire ad organizzare un’offerta quanto più completa possibile perché i numeri mettono in evidenza come questa sarà una tendenza destinata a restare”, aggiunge Ghezzi.

A questo ambito di intervento si devono aggiungere, ricorda l’esperto, la ricerca di nuove modalità di interazione per la cura del paziente, il “remote care” e la necessità di evolvere la strumentazione tecnologica in dotazione al personale sanitario. “Sarà un aspetto imprescindibile dei futuri modelli di sanità dove il paziente e le sue necessità saranno al centro dei servizi digitali messi a disposizione dai sistemi sanitari. Tutto questo, adesso, appare un futuro lontano invece è proprio dietro l’angolo”. Una trasformazione tecnologica attesa non solo dai cittadini: secondo una ricerca di Deloitte, il 92% dei sistemi sanitari confida che grazie alle nuove tecnologie sarà possibile offrire un miglior percorso di cura ai pazienti, mentre per il 56% sarà possibile aumentare la qualità dell’assistenza e delle cure cliniche.

Fonte: Huffpost.it

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