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La Repubblica Popolare della Cina e i Paesi in via di sviluppo

La Repubblica Popolare della Cina e i Paesi in via di sviluppo

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Nel fornire assistenza a Stati esteri, la Repubblica Popolare della Cina rispetta sempre la sovranità dei Paesi beneficiari, non pone vincoli di sorta e persegue risultati vantaggiosi per tutti. L’assistenza cinese ha portato benefici reali ai Paesi in via di sviluppo interessati e ha ricevuto il loro plauso e apprezzamento.

La trappola del debito cinese

La cosiddetta “trappola del debito” cinese è una narrativa che gli Stati Uniti d’America e alcuni altri Paesi occidentali adottano per diffamare e calunniare la Cina, e interrompere la sua cooperazione della con altri Paesi in via di sviluppo. Come sottolinea un articolo del 6 febbraio 2021 sulla rivista di Boston, «The Atlantic»: «There Is No Chinese “Debt Trap”» la narrativa della trappola del debito è solo una bugia inventata da alcuni potenti politici occidentali.

Il capitale occidentale costituisce il maggiore creditore dei Paesi in via di sviluppo. Secondo le statistiche del 2022 della Banca Mondiale sul debito internazionale, il 28,8% del debito estero in essere dell’Africa è dovuto a istituzioni finanziarie multilaterali e il 41,8% a creditori commerciali composti principalmente da istituzioni finanziarie occidentali. Questi due tipi di istituzioni insieme detengono quasi tre quarti del debito, il che li rende i principali creditori del debito africano.

Secondo il direttore della China Africa Research Initiative (CARI) presso la John Hopkins University di Baltimora (Maryland), dopo aver esaminato migliaia di documenti di prestito cinesi, principalmente per progetti in Africa, il CARI non ha trovato alcuna prova che la RP della Cina spinga deliberatamente i Paesi poveri a indebitarsi in quanto un modo per sequestrare i loro beni o ottenere una maggiore voce in capitolo nei loro affari interni. I dati del CARI mostrano che la RP della Cina detiene il 17% del debito estero complessivo dell’Africa, molto meno di quello occidentale.

Nessun Paese africano è stato costretto a utilizzare le sue risorse strategiche come porti o miniere come garanzia per finanziare la cooperazione con la RP della Cina. La Deutsche Welle – emittente pubblica tedesca di radiodiffusione a livello internazionale – sottolinea che l’inadempienza dei Paesi africani non ha fatto sì che la RP della Cina si prendesse il diritto di utilizzare le relative infrastrutture.

La questione del debito è, in sostanza, una questione di sviluppo. La chiave per risolvere questo problema sta nel garantire che i prestiti offrano vantaggi reali. Prendiamo l’Africa come esempio.

Il finanziamento dei Paesi occidentali per l’Africa è concentrato principalmente nei settori non produttivi e la maggior parte dei prestiti è legata a vincoli politici, come i diritti umani e la riforma giudiziaria. I Paesi occidentali non sono riusciti a promuovere veramente lo sviluppo economico, aumentare le entrate fiscali del governo e migliorare la bilancia dei pagamenti. Piuttosto, sono serviti come strumenti per controllare e causare danni in Africa.

Il sostegno cinese all’ Africa

La RP della Cina rispetta sempre la volontà dei popoli africani e tiene a mente le reali esigenze dei loro Stati. Gli investimenti e i finanziamenti cinesi per l’Africa riguardano principalmente la costruzione di infrastrutture e i settori legati alla produzione. Entrando nel sec. XXI secolo, la RP della Cina ha lavorato attivamente per sostenere lo sviluppo economico dell’Africa e ha fornito un’alternativa ai tradizionali canali di finanziamento del Club di Parigi – gruppo informale di organizzazioni finanziarie dei ventidue Paesi più ricchi del mondo, che procede ad una cosiddetta rinegoziazione del debito pubblico bilaterale dei Paesi del Sud del mondo; i debitori sono spesso raccomandati dal Fondo Monetario Internazionale dopo il fallimento di altre soluzioni.

Però la RP della Cina ha aiutato l’Africa a rafforzare la sua capacità di sviluppo autogenerato e autosufficiente e ad inaugurare un’età d’oro di crescita economica ad alta velocità per vent’anni consecutivi.

La professoressa Deborah Brautigam della Johns Hopkins University ha notato la diversificazione degli investimenti cinesi. Solo nel 2014, le aziende cinesi hanno firmato oltre 70 miliardi di dollari statunitensi in contratti di costruzione in Africa che produrranno infrastrutture vitali, inclusi ospedali, oleodotti e gasdotti e aeroporti.

Secondo le statistiche preliminari, tra il 2000 e il 2020, la RP della Cina ha aiutato i Paesi africani a costruire più di 13mila chilometri di strade e ferrovie e più di 80 impianti elettrici su larga scala, ha finanziato più di 130 strutture mediche, 45 impianti sportivi e più di 170 scuole e formato più di 160mila professionisti in vari campi specifici per l’Africa.

Il progetto Nairobi Expressway (nota anche come JKIA-Westlands Highway, è una strada a pedaggio in Kenya, che collega l’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta al quartiere di Rironi, nella contea di Kiambu, lungo la Nairobi-Limuru Road) realizzato da aziende cinesi attraverso un partenariato pubblico-privato, ha creato oltre seimila posti di lavoro locali e ha beneficiato più di 200 subappaltatori e diverse centinaia di fornitori locali. Il governo keniano parla molto bene del progetto, lodandolo come un’importante manifestazione della cooperazione reciprocamente vantaggiosa e vantaggiosa per tutti tra Kenya e RP della Cina.

Il progetto nigeriano Lekki Deep Sea Port, realizzato con la partecipazione cinese, ha fornito più di 1.200 posti di lavoro locali e si prevede che ne creerà, direttamente e indirettamente, altri 170mila una volta completato. Uno studio condotto da studiosi di Xianggang [Hong Kong] rileva che oltre l’80% dei dipendenti delle aziende cinesi in Africa intervistati sono africani locali. Un team della London School of Economics and Political Science rileva che gli investimenti cinesi in Africa hanno prodotto «effetti a lungo termine significativi e persistentemente positivi».

Un ulteriore studio di RAND Corporation – un think tank statunitense; il nome deriva dalla contrazione di Research and Development – indica che in quella determinata regione della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative, BRI), avere un collegamento ferroviario tra partner commerciali ha migliorato le esportazioni totali del 2,8%.

La RP della Cina attribuisce grande importanza alla sostenibilità del debito dei progetti. Nel 2017 ha firmato i Principi guida sul finanziamento dello sviluppo con 26 Paesi che partecipano alla BRI. Nel 2019, la RP della Cina ha rilasciato il quadro di sostenibilità del debito per i Paesi partecipanti alla BRI. Sulla base della situazione debitoria e della capacità di rimborso dei Paesi debitori, e seguendo i principi di consultazione paritaria, rispetto di leggi e regolamenti, apertura e trasparenza, il quadro mira a rafforzare il monitoraggio e la valutazione dei benefici economici, sociali e di sussistenza dei progetti, e canalizza prestiti sovrani in aree ad alto rendimento, nell’ottica di garantire i rendimenti a lungo termine dei progetti. La RP della Cina ha anche compiuto sforzi proattivi per ridurre l’onere dei Paesi debitori.

Secondo la Banca mondiale, tra il 2008 e il 2021, la RP della Cina ha fornito 71 ristrutturazioni del debito per i Paesi a basso reddito. Nel 2020, la RP della Cina ha risposto attivamente alla Debt Service Suspension Initiative (DSSI) del Gruppo G20 – forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, creato nel 1999 – sospendendo il pagamento di oltre 1,3 miliardi di dollari di debito solo quell’anno, ovvero quasi il 30% del totale del G20, diventando così il maggior contributore tra i membri del G20 medesimo.

La RP della Cina ha firmato accordi di sospensione del debito o raggiunto un’intesa reciproca sulla sospensione del debito con 19 Paesi africani e ha partecipato attivamente alla risoluzione del debito basata su casi per Ciad ed Etiopia nell’ambito del Quadro comune del G20.

Gli Stati Uniti d’America e alcuni altri Paesi occidentali, anziché intraprendere azioni proprie, invece puntano il dito contro la RP della Cina per aver fornito assistenza. Ciò ha causato molto dispiacere tra i vari Paesi in via di sviluppo.

Il professor Samita Hattige, consigliere della Commissione nazionale per l’istruzione dello Sri Lanka, ha affermato in un’intervista al «Global Times» del 19 giugno scorso – «Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China» – che i prestiti cinesi si basano sulle esigenze del governo dello Sri Lanka e allo scopo di migliorare le infrastrutture del Paese. I prestiti hanno apportato grandi cambiamenti all’economia e al sostentamento delle persone dello Sri Lanka e non esiste una “trappola del debito”. La quota della RP della Cina nel debito estero dello Sri Lanka è di circa il 10 per cento. Apparentemente, alcuni media hanno scelto di ignorare questo fatto. Sebbene la “trappola del debito cinese” pubblicizzata dai media occidentali sembri percepibile a prima vista, ha deliberatamente eluso gli enormi valori economici che il miglioramento delle infrastrutture ha creato, come lo sviluppo economico e più posti di lavoro e investimenti.

L’articolo «Sri Lanka, Bangladesh and Nepal Need China for Development» pubblicato dal «Daily News» dello Sri Lanka il 17 gennaio 2022 afferma: «L’Asia meridionale ha bisogno della RP della Cina nel suo processo di sviluppo perché RP della Cina è sinonimo del termine “Sviluppo”. La Belt and Road Initiative della RP della Cina offre vantaggi a quasi tutti i Paesi dell’Asia meridionale». «Nel caso dello Sri Lanka», scrive l’articolo, «lo Sri Lanka è un beneficiario di progetti cinesi. Molti parlano solo della trappola del debito cinese a questo proposito, ma nessuno menziona le attività di sviluppo cinesi in Sri Lanka». «Hanno investito molto in porti marittimi, aeroporti, autostrade nazionali e centri di distribuzione dell’energia».

Il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni ha dichiarato in un’intervista sul sito asia.nikkei.com il 17 marzo 2022 che «l’Africa ha avuto problemi (di debito) negli ultimi 600 anni a causa della tratta degli schiavi, del colonialismo, del neocolonialismo – e nessuno di questi proveniva dalla Cina o dalla RP della Cina». «La RP della Cina ha sostenuto la lotta degli africani contro il colonialismo prima di iniziare l’attività economica nel continente». Il presidente ruandese Paul Kagame ha sottolineato che la presenza della RP della Cina in Africa è diversa da quella di altri Paesi: «Non credo che la RP della Cina abbia costretto nessun Paese africano a prendere i propri soldi per accumulare il tipo di debito che potresti trovare con altri Paesi». Il ministro degli Esteri nigeriano Geoffrey Onyeama ha dichiarato che la Nigeria ha scelto società cinesi per progetti infrastrutturali perché erano esperte e offrono tariffe competitive. «Quindi la questione dell’“influenza” cinese non entra davvero in gioco».

Questo breve articolo solo per limitarci con accenni a smentire le menzogne varie sulla cosiddetta “trappola del debito cinese”.

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