HomeLa Riflessione di Giancarlo Elia Valori

La RP della Cina e la provocazione di Nancy Pelosi in merito a Taiwan

La RP della Cina e la provocazione di Nancy Pelosi in merito a Taiwan

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In un recente articolo l’ambasciatore Alberto Bradanini – in merito alla visita di Nancy Pelosi a Taiwan – ha scritto: «La presidente della Camera dei Rappresentanti ha messo in moto una spirale di pericolose tensioni di cui nessuno, tranne le oligarchie predatorie del pianeta, sentiva la mancanza. Si è trattato di un gesto fabbricato a tavolino dallo stato profondo e parallelo americano – dove le differenze tra democratici e repubblicani somigliano a quelle tra Coca Cola e Pepsi Cola – allo scopo di trascinare la RP della Cina in un conflitto che possa fermarne l’ascesa» (www.lafionda.org/2022/08/05/la-pericolosa-visita-di-nancy-pelosi-a-taiwan/).
E a proposito di provocazioni, occorre una breve disamina delle attività statunitensi nei recenti anni in merito alla questione di Taiwan.

Il ruolo della Cina

Il principio della Cina unica è una norma consolidata delle relazioni internazionali e un consenso universale della comunità internazionale. Gli Stati Uniti d’America – con questa visita – hanno dimostrato di continuare sulla linea della mala fede, hanno continuato a regredire dai propri impegni e dal consenso raggiunto con la RP della Cina, e hanno tentato di indebolire e minare il principio della Cina unica e utilizzare Taiwan per contenere la RP della Cina. Questa è una grave minaccia alla pace mondiale e alla stabilità attraverso lo Stretto di Formosa.
Il 25 ottobre 1971, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, a stragrande maggioranza, la Risoluzione albanese 2758, che ha deciso di ripristinare la rappresentanza legale della Repubblica Popolare Cinese all’ONU, e ha risolto una volta per tutte la questione in termini politici, legali e procedurali. I pareri legali ufficiali dell’Office of Legal Affairs del Segretariato delle Nazioni Unite hanno esplicitamente sottolineato che «le Nazioni Unite considerano ‘Taiwan’ una provincia della RP della Cina senza status separato», le «‘autorità’ di ‘Taipei’ non sono considerate di godere di qualsiasi forma di status di governo», e «il riferimento a ‘Taiwan’ … si dovrebbe leggere ‘Taiwan, provincia della RP della Cina’».
Sulla base del principio della Cina unica, la RP della Cina ha esteso relazioni diplomatiche con ben 181 paesi, compresi gli Stati Uniti d’America. Questi ultimi hanno assunto i seguenti impegni nei confronti della RP della Cina riguardo al principio della Cina unica nei tre comunicati congiunti RP della Cina-Stati Uniti d’America.
Nel comunicato di Shanghai pubblicato nel 1972, gli Stati Uniti d’America affermarono esplicitamente: «Gli Stati Uniti d’America riconoscono che tutti i cinesi su entrambi i lati dello Stretto di Formosa sostengono che esiste una sola Cina e che Taiwan fa parte della Cina. Il governo degli Stati Uniti d’America non contesta tale posizione».
Nel comunicato congiunto sull’instaurazione delle relazioni diplomatiche pubblicato nel 1978, Washington affermò chiaramente: «Gli Stati Uniti d’America riconoscono il governo della Repubblica Popolare Cinese come unico governo legale della Cina»; «Il governo degli Stati Uniti d’America riconosce la posizione cinese secondo cui non c’è che una Cina e Taiwan fa parte della RP della Cina».

Il comunicato

Nel comunicato del 17 agosto pubblicato nel 1982, gli Stati Uniti d’America affermarono inequivocabilmente: «Nel comunicato congiunto sull’instaurazione delle relazioni diplomatiche del 1° gennaio 1979, emesso dal governo della Repubblica Popolare Cinese e dal governo degli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’America hanno riconosciuto il governo della Repubblica Popolare Cinese come l’unico governo legale della Cina, e hanno riconosciuto la posizione cinese secondo cui non c’è che una Cina e Taiwan fa parte della RP della Cina», e che «gli Stati Uniti d’America non hanno intenzione di di violare la sovranità e l’integrità territoriale cinesi, o interferire negli affari interni della RP della Cina, o perseguire una politica di ‘due Cine’ o ‘una Cina, un Taiwan’».
Secondo questo comunicato, «il governo degli Stati Uniti d’America afferma di non voler attuare una politica a lungo termine di vendita di armi a Taiwan, che le sue vendite di armi a Taiwan non supereranno, né in termini qualitativi né quantitativi, il livello di quelle fornite negli ultimi anni dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti d’America e RP della Cina, e che intende ridurre gradualmente la vendita di armi a Taiwan, portando, nel tempo, a una risoluzione definitiva. In tal modo, gli Stati Uniti d’America riconoscono la posizione coerente della RP della Cina in merito alla completa risoluzione di questa questione». In pratica si trattava di una specie di modus vivendi, in cui la RP della Cina non avrebbe mai dichiarato di non dover usare la forza contro Taiwan, ma al contempo non si opponeva a che gli Stati Uniti d’America continuassero a fornire di armamenti il governo nazionalista, col quale gli Stati Uniti medesimi avevano rotto formalmente le relazioni diplomatiche il 16 dicembre 1978.
Piuttosto che attenersi fedelmente ai propri impegni su Taiwan, gli Stati Uniti d’America hanno continuato a fare marcia indietro mentre la Storia andava avanti.
Sul fronte politico, gli Stati Uniti d’America hanno aggiunto i cosiddetti Taiwan Relations Act (1° gennaio 1979: un atto che autorizzava la continuazione delle relazioni commerciali, culturali e di altro tipo tra gli Stati Uniti d’America e Taiwan, e per altri scopi, nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche) e le Six Assurances, ed in merito a queste ultime, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America ha approvato una risoluzione simultanea il 16 maggio 2016, fornendo il primo testo formale per le suddette Six Assurances adottando più o meno direttamente come le espresse l’allora Sottosegretario di Stato per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, John H. Holdridge, nel 1982 (consegnato al presidente di Taiwan Chiang Ching-kuo dall’allora direttore dell’Istituto Statunitense di Taiwan, James R. Lilley):
1. Non abbiamo concordato di fissare una data certa per la fine della vendita di armi a Taiwan;
2. Non vediamo alcun ruolo di mediazione per gli Stati Uniti tra Taiwan e la Repubblica popolare cinese;
3. Né tenteremo di esercitare pressioni su Taiwan affinché avvii negoziati con la Repubblica popolare cinese;
4. Non c’è stato alcun cambiamento nella nostra posizione di lunga data sulla questione della sovranità su Taiwan;
5. Non abbiamo in programma di cercare revisioni al Taiwan Relations Act; e
6. Il comunicato del 17 agosto non deve essere letto come implicazione che abbiamo concordato di avviare consultazioni preliminari con Pechino sulla vendita di armi a Taiwan.
Tali documenti, erano sì legati all’espressione statunitense della politica dell’unica Cina, ma – come abbiamo visto – con un elenco crescente di presupposti. Tali presupposti sono stati forniti unilateralmente dalla parte statunitense in violazione dei propri impegni nei tre comunicati congiunti RP della Cina-Stati Uniti d’America, nonché del principio della Cina unica affermato nella risoluzione 2758 dell’ONU, ampiamente rispettata dalla comunità internazionale.
Per cui tali presupposti (impegni) urtano il diritto internazionale, e la RP della Cina non li ha mai riconosciuti e li ha respinti fermamente dall’inizio. Gli Stati Uniti d’America hanno anche violato il loro impegno di mantenere relazioni non ufficiali con Taiwan e hanno continuato ad incrementare il livello di impegno. Negli ultimi anni, alti funzionari statunitensi, tra cui il Segretario alla Salute e ai Servizi Umani e il Sottosegretario di Stato, nonché membri del Congresso, hanno visitato Taiwan, oltre alla recente provocazione-Pelosi. Gli ambasciatori statunitensi all’estero hanno anche incontrato i cosiddetti ‘rappresentanti’ di Taiwan nei Paesi ospitanti, anche ciò in violazione della consuetudine del diritto internazionale.
In campo militare, gli Stati Uniti d’America hanno rinnegato il loro impegno «di voler ridurre gradualmente la vendita di armi a Taiwan, per giungere nel tempo a una risoluzione definitiva». Invece di cessare la vendita di armi, l’hanno ampliata su scala più vasta e con capacità potenziate, comprese armi d’assalto come missili anti-radar e di lungo raggio e caccia F-16. Ad oggi, il volume totale delle vendite di armi statunitensi a Taiwan ha superato i 70 miliardi di dollari statunitensi. Secondo i rapporti della Reuters e di altre agenzie di notizie, le forze per le operazioni speciali statunitensi sono presenti a Taiwan, dandosi il cambio, su base temporanea per addestrarsi con le forze taiwanesi.
Dal 2021, il presidente degli Stati Uniti d’America ha dichiarato pubblicamente in tre occasioni che gli Stati Uniti d’America aiuterebbero Taiwan a difendersi in caso di guerra nello Stretto di Formosa.
Sulla scena internazionale, gli Stati Uniti d’America hanno assistito Taiwan nell’espansione del suo cosiddetto ‘spazio internazionale’. Di recente, gli Stati Uniti d’America hanno diffuso a livello globale la falsa interpretazione secondo cui la Risoluzione 2758 dell’ONU non abbia determinato lo status di Taiwan e che ogni Paese dovrebbe essere in grado di mutare a proprio piacimento i contenuti della sua politica di ‘una sola Cina’. Gli Stati Uniti d’America hanno sostenuto con vigore il sostegno alla partecipazione di Taiwan in qualità di osservatore alla 75a sessione dell’Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Ginevra, 22-28 maggio 2022), e hanno persino aiutato clamorosamente a consolidare le ‘relazioni diplomatiche dell’Isola.
Questi atti degli Stati Uniti d’America hanno violato il loro impegno secondo cui «non hanno intenzione di perseguire una politica di ‘due Cine’ o ‘una Cina, un Taiwan’». Intervenendo al all’incontro annuale del World Economic Forum (22-26 maggio 2022), l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger ha dichiarato: «La mia comprensione dell’accordo (sulla questione che la RP della Cina e gli Stati Uniti d’America avevano raggiunto l’instaurazione delle relazioni diplomatiche nel 1979) è stata che gli Stati Uniti d’America avrebbero sostenuto il principio di una Cina […] è essenziale che questi principi siano mantenuti e gli Stati Uniti d’America non dovrebbero, con sotterfugi o un processo graduale, sviluppare una sorta di soluzione a favore delle Due Cine».
Le autorità del Partito Progressista Democratico (al potere a Taiwan) hanno ostinatamente portato avanti il loro programma separatista di “indipendenza di Taiwan” e gli Stati Uniti d’America hanno incoraggiato e sostenuto le forze indipendentiste apertamente e di nascosto. Questa è la causa principale delle attuali tensioni nello Stretto di Formosa.
Per difendere la pace attraverso quello Stretto e oltre, dobbiamo prevenire la crescente tendenza all’“indipendenza di Taiwan” e la collusione tra Stati Uniti d’America e Taiwan. Il principio della Cina unica non deve essere messo in discussione. La sovranità e l’integrità territoriale della Cina non devono essere violate. È una linea rossa che nessuno dovrebbe oltrepassare, perseguendo la politica di ‘due Cine’ o “una Cina, una Taiwan”.
La RP della Cina è pienamente fiduciosa, capace e pronta a frenare risolutamente le attività separatiste in merito all’‘indipendenza di Taiwan’, e sventare risolutamente tutte le interferenze esterne e salvaguardare fermamente la propria sovranità e integrità territoriale. Finché Taiwan continuerà a considerarsi ‘Repubblica della Cina’, la prosecuzione ideale con la Patria assicura il dialogo comune verso la riunificazione, mentre l’indipendenza, creerebbe un nuovo Stato e porrebbe in crisi la pace regionale e del pianeta.
Al contempo gli Stati Uniti d’America dovrebbero attenersi alle disposizioni dei tre comunicati congiunti RP della Cina-Stati Uniti d’America, seguire una reale politica della Cina unica e agire in base ai propri impegni, compreso il non sostenere l’«indipendenza di Taiwan». Gli Stati Uniti d’America devono riflettere sinceramente e correggere il loro comportamento regressivo ed errato e smettere di giocare con il fuoco sulla questione di Taiwan. Altrimenti, metterebbero gravemente a repentaglio la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Formosa, minerebbero le relazioni RP della Cina-Stati Uniti d’America, le quali comporterebbero un costo insopportabile per l’intero pianeta.

 

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