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Cina: soffia sulla saggezza di Kissinger per un equilibrio con gli Usa

Nel suo viaggio a Pechino, il decano dei diplomatici americani incontra anche il presidente Xi. L’accoglienza più calda di quella riservata a Blinken, Yellen e Kerry, il concetto che è impossibile accerchiare o contenere la Cina

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Gli Stati Uniti hanno bisogno di “saggezza diplomatica in stile Kissinger” nelle loro politiche verso la Cina. Così il massimo diplomatico cinese Wang Yi ha riassunto il senso, per Pechino, del viaggio in Cina intrapreso dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger. Cento anni compiuti a maggio, Kissinger è arrivato a Pechino martedì e ha incontrato Wang Yi, il ministro della Difesa Li Shangfu (sottoposto a sanzioni americane dal 2018 per l’acquisto di armi dalla Russia) e infine anche il presidente Xi Jinping. Gli organi di stampa del Partito comunista cinese sono al settimo cielo: da sempre idolatrano Kissinger come un amico della Cina e un esempio pragmatismo nelle relazioni internazionali, ma questa volta si tratta di mandare a Washington – e soprattutto al resto del mondo – il messaggio che i rapporti tra le due superpotenze potrebbero non essere così deteriorati come lo sono oggi, se soltanto “qualcuno” in America accettasse di “incontrare la Cina a metà strada”.

Il viaggio di Kissinger in Cina – ha sottolineato il Dipartimento di Stato americano – è un’iniziativa privata, non concordata con il governo americano. Ma non è detto che al ritorno l’ex segretario di Stato non informi i funzionari americani delle sue interazioni con la leadership cinese. Nel corso dei decenni – ha commentato il portavoce Matthew Miller – Kissinger ha svolto molti viaggi in Cina che hanno incluso momenti di debriefing con rappresentanti del governo in carica. Lo stesso potrebbe accadere questa volta, soprattutto dopo che l’ex segretario di Stato ed ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa ha incontrato Xi Jinping.

“Non dimentichiamo mai i nostri amici di lunga data né il vostro contributo storico per promuovere lo sviluppo delle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti e rafforzare l’amicizia tra cinesi e americani”, ha detto Xi durante l’incontro. Xi, riporta l’agenzia cinese Xinhua, ha sottolineato che l’ex segretario di Stato Usa si è recato in visita in Cina più di 100 volte e ha evidenziato il “significato particolare” di questa missione. Il leader cinese, scrive ancora la Xinhua, ha ricordato quando 52 anni fa Mao Zedong, Zhou Enlai, Richard Nixon e Kissinger, con “notevole visione strategica, fecero la scelta giusta” per la “cooperazione tra Cina e Usa e diedero il via al processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali”. “Questo – ha detto – non solo ha portato benefici ai due Paesi, ma ha anche cambiato il mondo”. Durante l’incontro nella residenza Diaoyutai, Xi ha parlato dei “grandi cambiamenti” in atto a livello globale e ha sottolineato come Cina e Usa si trovino “!ancora una volta di fronte a un bivio” e debbano “scegliere di nuovo”. Guardando al futuro, “Cina e Usa possono aiutarsi a vicenda ad avere successo e prosperare insieme”, ha detto Xi, insistendo su rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per entrambi i Paesi. “Su questa base la Cina è pronta a parlare con gli Stati Uniti del modo corretto per far sì che i due Paesi vadano d’accordo e promuovano il costante sviluppo dei legami bilaterali. Andrà a beneficio delle due parti e del mondo intero”.

La visita di un personaggio come Kissinger è pane per i denti di Pechino. Di recente, il Quotidiano del Popolo ha elogiato la sua “mente affilata” dopo che aveva avvertito delle conseguenze “catastrofiche” di un ipotetico conflitto. Kissinger, del resto, è considerato l’artefice dell’apertura degli Stati Uniti alla Cina di Mao, più di cinquant’anni fa. Nel luglio del 1971, quando era consigliere per la Sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Nixon, si recò segretamente a Pechino per incontrare il premier Zhou Enlai, preparando il terreno per lo storico viaggio del presidente Nixon in Cina, l’anno successivo, che segnò l’avvio delle relazioni bilaterali Usa-Cina.

Quelle relazioni, oggi, sono ai minimi termini a causa di divergenze in materia di commercio, tecnologia, futuro di Taiwan e rispetto dei diritti umani in Cina. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti stanno cercando di riallacciare i rapporti, senza tuttavia fare concessioni al governo cinese sulle sanzioni e sulle restrizioni all’esportazione di semiconduttori e altri beni strategici. L’obiettivo di Washington è quello di contenere una Cina decisa a mettere le mani su Taiwan e imporre la propria egemonia su tutto il Mar Cinese Meridionale e oltre. Per Pechino, si tratta di rivendicazioni legittime che nessuna politica americana potrà fermare.

Il massimo diplomatico cinese Wang Yi ha usato il viaggio di Kissinger per ribadire il concetto che è “impossibile” trasformare, accerchiare o contenere la Cina. Stesso discorso per il ministro della Difesa Li, che ha elogiato il ruolo svolto da Kissinger nell’apertura delle relazioni Usa-Cina nei primi anni ’70, ma ha affermato che i legami bilaterali hanno toccato oggi un punto bassissimo a causa di “alcune persone dalla parte americana che non sono disposte a incontrare la Cina a metà strada”.

La Cina ha interrotto i contatti di medio e alto livello con l’amministrazione Biden lo scorso agosto, anche sulle questioni climatiche, per mostrare la sua rabbia per il viaggio dell’allora presidente della Camera Nancy Pelosi a Taiwan. I contatti sono stati ripristinati solo lentamente e la Cina continua a rifiutarsi di riprendere il dialogo tra l’Esercito popolare di liberazione (il ramo militare del partito) e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La visita di Kissinger coincide con quella del principale inviato per il clima di Biden, John Kerry, il terzo alto funzionario dell’amministrazione Biden nelle ultime settimane a recarsi in Cina per incontri con le rispettive controparti, dopo il segretario di Stato Antony Blinken e la segretaria al Tesoro Janet Yellen. L’ondata della diplomazia statunitense deve ancora essere ricambiata dalla Cina, che ha una sua lista di concessioni che vorrebbe da Washington, tra cui la revoca delle sanzioni a cui è sottoposto il ministro Li (è da imputare a questo il rifiuto, il mese scorso, di un incontro con il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin).

La visita di tre giorni di Kerry si è conclusa mercoledì, senza grandi risultati. La missione – ha dichiarato lo stesso inviato Usa – non ha portato a un accordo immediato con la Cina, in particolare per la riduzione delle emissioni di carbone, ma c’è l’impegno a rivedersi e a “lavorare intensamente” in vista della Cop28 di Dubai. “Stiamo già individuando il momento per il nostro prossimo incontro e anche per quello successivo, riconoscendo che abbiamo solo circa quattro mesi prima della Cop e dobbiamo recuperare un certo periodo di tempo per il periodo in cui questa discussione non ha avuto luogo”

L’accoglienza riservata a Kissinger è stata decisamente più calda rispetto a quella riservata a Blinken, Yellen e Kerry. Kissinger “ha dato contributi storici per rompere il ghiaccio nelle relazioni Cina-Usa e ha svolto un ruolo insostituibile nel migliorare la comprensione tra i due paesi”, ha affermato Wang Yi, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri cinese. “La politica americana nei confronti della Cina ha bisogno della saggezza diplomatica in stile Kissinger e del coraggio politico in stile Nixon”, ha sottolineato Wang. Kissinger ha detto a Li di essere a Pechino “come amico della Cina”, secondo la descrizione dell’incontro del ministero della Difesa, e che i due paesi dovrebbero “eliminare i malintesi, coesistere pacificamente ed evitare il confronto”. Ha detto a Wang che “non importa quanto sia difficile, entrambe le parti dovrebbero trattarsi a vicenda alla pari” e che “è inaccettabile cercare di isolare l’altra parte”.

Fonte: Huffingtompost.com

 

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