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Intelligenza artificiale: in che modo sta ridisegnando il mondo del lavoro?

Il progresso tecnologico sta rimodellando i mercati del lavoro globali. L'IA mette a rischio diversi milioni di posti di lavoro, ma allo stesso tempo potrebbe crearne di nuovi e portare a un massiccio aumento del pil

Intelligenza artificiale: in che modo sta ridisegnando il mondo del lavoro?

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In questo momento si parla molto di intelligenza artificiale a livello globale. Venerdì 8 dicembre gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo preliminare sull’AI Act, il primo tentativo al mondo di regolamentare questa tecnologia in rapida evoluzione.

L’iniziativa dell’Ue giunge in un momento di rapido cambiamento del lavoro. In un recente rapporto circa il 75% delle aziende intervistate ha dichiarato di voler adottare sistemi basati sull’IA entro il 2027.

In che modo l’IA sta rivoluzionando i posti di lavoro nei Paesi Bassi?

La catene di supermercati olandese Picnic sta cercando di rivoluzionare il settore della vendita online. I centri altamente automatizzati, come questo di Utrecht, si basano sull’intelligenza artificiale. L’azienda sostiene che in questo modo può consegnare alimenti freschi, in modo più veloce ed economico. Un chiaro vantaggio in un settore altamente competitivo. Inoltre, Picnic afferma che l’adozione dell’intelligenza artificiale ha creato molti nuovi posti di lavoro qualificati, eliminando gran parte dei lavori più pesanti.

“L’IA crea l’opportunità per moltissime persone di avere nuovi lavori che attualmente non esistono e che potranno svolgere in futuro – ha dichiarato Daniel Gebler, responsabile tecnico di Picnic -. Si tratta di lavori creativi, mentre la tecnologia si farà carico dei lavori ripetitivi e faticosi”.

Picnic afferma che la sua tecnologia e il suo modello commerciale gli consentono di essere più sostenibile. Il supermercato effettua già consegne gratuite con veicoli completamente elettrici. L’analisi dei dati per ridurre gli sprechi di cibo e imballaggi è fondamentale per il suo funzionamento.

“Un servizio come Picnic può operare in modo sostenibile, ma questo ci fa fare ulteriore passo avanti – dice Gebler -. Non si tratta solo di fare buone previsioni, di rendere sostenibile il nostro servizio e le nostre operazioni, ma anche i nostri fornitori”.

IA onnipresente e precarietà del lavoro

Se usata bene l’intelligenza artificiale offre potenzialmente grandi vantaggi. Ma cosa succede quando si fa un uso invasivo della tecnologia? Joseph Skull è un corriere in bicicletta per un servizio di consegne on-demand di Amsterdam. Dice di essere stufo di essere costantemente monitorato dall’azienda durante il suo turno.

“Tracciano tutto quello che facciamo mentre siamo al lavoro – ha dichiarato Skull a Real Economy -. Possono vedere se ci fermiamo da qualche parte per cinque minuti. Possono chiederti perché ci metti così tanto quando stai semplicemente facendo quello che devi fare al lavoro”.

I sindacati olandesi sostengono che si dovrebbe fare di più per controllare le aziende di consegna, in particolare l’uso di algoritmi basati sull’intelligenza artificiale per migliorare la produttività. “Come sindacato vediamo molti problemi per i lavoratori – dice Frank Van Bennekom, funzionario sindacale di FNV Young & United –. I salari sono bassi. Non c’è sicurezza. In alcuni casi, ad esempio, vengono tolti i bonus se un rider non consegna in un determinato momento. Questo causa situazioni poco sicure. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere reso illegale per legge”.

Il timore è che l’intelligenza artificiale porti a un aumento del lavoro precario nella cosiddetta gig economy. “Voglio poter andare in bagno, mangiare qualcosa, cambiarmi quando i vestiti sono bagnati a causa della piggia – dice Skull –. Non voglio essere punito per questo. Ma non so nemmeno cosa stia succedendo con l’algoritmo”.

Come sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale garantendo al contempo equità, inclusione e sicurezza sul lavoro? È una delle tante domande a cui esperti e politici hanno cercato di rispondere al recente Forum sociale dell’Unione europea a Bruxelles. “L’importante è non ostacolare questo cambiamento tecnologico – dice Nicolas Schmit, Commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali – ma assicurarsi di individuare le misure necessarie per proteggere i lavoratori”.

“La prima direttiva importante su cui stiamo lavorando è la protezione dei lavoratori delle piattaforme, perché sono direttamente interessati dalla gestione algoritmica – dice Schmit -. Sra stiamo spingendo molto per l’adozione di questa direttiva, che da un lato fornisce garanzie per proteggere i lavoratori nel contesto della gestione algoritmica, ma anche per tutelarli in termini di diritti sociali, diritti di protezione sociale, salute e così via”.

Oltre alla direttiva sulle piattaforme, le istituzione europee hanno trovato l’intesa su una legge che regolamenti l’intelligenza artificiale: si tratta del primo quadro normativo al mondo per questo tipo di tecnologia. “In questo momento l’intelligenza artificiale assomiglia molto a un’auto senza freni e senza cinture di sicurezza, guidata da qualcuno senza patente – dice Virginia Dignum, membro del Comitato consultivo dell’Onu sull’intelligenza artificiale -. Se lasciamo che le cose vadano come sono ora, temo che a trarne vantaggio saranno coloro che stanno già beneficiando dell’IA, ovvero le big tech e i multimilionari di questo mondo”.

La mentalità dell’apprendimento permanente: riqualificare e aggiornare la forza lavoro europea

Un altro tema al centro del dibattito è la formazione e il miglioramento delle competenze digitali. In futuro serviranno nel 90% dei lavori. Attualmente più di un terzo della forza lavoro nell’Unione europea non ha le competenze necessarie. Il premio Nobel per l’economia della London School of Economics, Christopher Pissarides, sostiene che i lavoratori dovrebbero cercare di adattarsi.

“Dovrebbero cercare di scoprire cosa succede nella loro azienda – dice Pissarides -. Scoprire come possono formarsi all’uso della nuova tecnologia, lavorare con essa e sentirsi molto più soddisfatti”.

Per Schmit bisogna creare “una vera e propria mentalità di apprendimento permanente, in cui le persone sappiano che devono essere riqualificate, non solo con il rischio di perdere il lavoro, ma con la garanzia di trovarne un altro”.

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