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Detriti spaziali: come evitarne l’ accumulo?

Alcuni studenti americani hanno inviato nello spazio un piccolo satellite che è riuscito a rientrare in atmosfera in tempi brevi: una soluzione ai detriti spaziali?

Detriti spaziali: come evitarne l’ accumulo?

Un gruppo di studenti della Brown University (USA) ha progettato e costruito un piccolo satellite che incorpora una vela di trascinamento (una sorta d

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Un gruppo di studenti della Brown University (USA) ha progettato e costruito un piccolo satellite che incorpora una vela di trascinamento (una sorta di “ombrello”) in grado di farlo deorbitare e rientrare in atmosfera molto velocemente, evitando che i frammenti rimangano a inquinare lo spazio per decenni: SBUDNIC, questo il nome dell’apparecchio, è rientrato in atmosfera l’8 agosto 2023, cinque anni prima del previsto.

Costruito in un anno da circa 40 studenti, SBUDNIC è costato pochissimo (circa 10.000 $) e ha impiegato materiali “poveri”, come 48 pile AA. Il satellite incorporava una vela di trascinamento fatta di una materia plastica chiamata Kapton che, una volta raggiunti i 520 km di altezza, si è aperta a ombrello e gli ha permesso di tornare velocemente verso la Terra in un tempo minore del previsto.

IL PROBLEMA DEI RIFIUTI SPAZIALI. Secondo la NASA attualmente ci sono più di 27.000 frammenti di rifiuti spaziali che orbitano attorno alla Terra e vengono monitorati dal global Space Surveillance Network del Dipartimento della Difesa: si tratta principalmente di frammenti di satelliti, razzi, sonde e rifiuti derivati dalle missioni che rimangono “sospesi” nell’orbita terrestre. La spazzatura spaziale è un problema, perché esiste l’ipotesi nemmeno troppo remota che un satellite esploda in un’orbita seguita anche da altri satelliti, scatenando una reazione a catena che coinvolgerebbe e distruggerebbe tutti i satelliti nella stessa orbita: «I numeri ci dicono che questo accadrà prima o poi, e dobbiamo essere pronti», specifica Marco Croos, capo ingegnere nella progettazione di SBUDNIC.

RIENTRO RAPIDO. «Il nostro intento era provare che ci sono modi non così costosi per far deorbitare la spazzatura spaziale alla fine di una missione», spiega Selia Jindal, una delle coordinatrici del progetto. SBUDNIC ha infatti dimostrato che basta applicare ai satelliti una vela di trascinamento da 30 $ per ridurre notevolmente il tempo in cui rimangono nello Spazio.

La maggior parte dei satelliti rimane in orbita in media per 25 anni dopo aver terminato le missioni: per combattere il problema dei detriti spaziali, la Federal Communications Commision nel 2022 ha adottato una nuova regola che obbliga a deorbitarli entro cinque anni dalla fine della missione.

UN AIUTO DALL’ATTIVITÀ SOLARE? Oltre alla vela di trascinamento, anche l’attività solare potrebbe aver aiutato SBUDNIC a rientrare in atmosfera più velocemente: quest’anno sono infatti stati registrati dei tassi di deorbitazione alti e inaspettati a causa dell’attività solare particolarmente aggressiva.

OTTIMO RISULTATO. SBUDNIC è stato rilevato per l’ultima volta l’8 agosto a 146 km di altezza, prima di bruciare nell’atmosfera a causa del calore generato dal rientro.

Altri satelliti di dimensioni e peso simili – a metà agosto – erano ancora in orbita ad altezze di 450 km o superiori.

Fonte: Focus.it

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