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Cina: prima al mondo per la costruzione di nuove fabbriche di chip

Il Paese ha sul tavolo 31 progetti fino al 2024. Tuttavia, contrariamente ai rivali del Taiwan e degli Stati Uniti, i produttori cinesi puntano su semiconduttori meno tecnologici

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I produttori di semiconduttori delle maggiori economie mondiali si affannano per aumentare la produzione e alleviare le carenze di approvvigionamento, mentre in Cina il mercato avanza rapidamente e senza troppi intoppi. Il Paese del dragone, primo a livello globale per la costruzione di nuove fabbriche di chip, ha sul tavolo 31 progetti fino al 2024, secondo quanto riportato dal gruppo Semi. Una posizione di vantaggio che da un lato rende la Cina sempre più autonoma in materia di semiconduttori e dall’altro genera più dipendenza per gli acquirenti che hanno difficoltà nel reperire tali componenti.

Chip tradizionali, un fenomeno in controtendenza

L’aumento di stabilimenti per la produzione di chip in Cina è sorprendente, soprattutto se confrontato con gli altri costruttori di fabbriche presenti sul podio: in Taiwan, entro il 2024 sono previsti 19 nuovi impianti, mentre negli Stati Uniti il numero dovrebbe attestarsi a 12. Ma ciò che maggiormente stupisce dell’approccio cinese è il tipo di semiconduttori su cui il Paese sta investendo le sue risorse. Infatti, una grande percentuale dei progetti è destinata alla produzione di chip con tecnologie più vecchie e tradizionali, in controtendenza agli investimenti delle principali aziende globali che puntano sui processori all’avanguardia.

Il futuro della Cina come potenza nel segmento dei chip tradizionali

Il contesto ha spinto i produttori cinesi a ricalibrare il loro approccio e a concentrarsi su progetti caratterizzati da una tecnologia di fascia più bassa. La Cina potrebbe quindi diventare una potenza in questo segmento del mercato, il quale comprende molti dei processori attualmente più richiesti. Nello specifico, si tratti di chip di base come i microcontrollori e i chip di alimentazione, ampiamente utilizzati nelle automobili, negli smartphone e in altri dispositivi elettronici. “Per la maggior parte dell’elettronica non sono necessari chip avanzati”, ha dichiarato Hui He, direttore di ricerca presso la Omdia di Shanghai.

Perché il resto del mondo non li produce?

Diversamente da quelli cinesi, la maggior parte dei produttori evita di investire su chip di bassa fascia, poiché quelli con una tecnologia più sviluppata consentono di ottenere maggiori margini. Un esempio è Taiwan Semiconductor Manufacturing, il più grande produttore di chip a contratto del mondo, secondo il quale i chip più avanzati hanno rappresentato più della metà del suo fatturato del secondo trimestre.

Fonte: Milanofinanza.it

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