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Il fuoco fatuo dei prestiti ESG: efficaci solo sulla carta?

Con i prestiti ESG, il tasso scende se l'azienda centra alcuni obiettivi di sostenibilità. Strumenti efficaci o manovre di marketing?

Il fuoco fatuo dei prestiti ESG: efficaci solo sulla carta?

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La maggior parte degli alloggi per studenti universitari statunitensi fa capo ad American Campus Communities. Un colosso da 870 milioni di dollari di fatturato e 7,5 miliardi di dollari in asset che, a maggio, ha annunciato il rinnovo di una linea di credito da un miliardo di dollari.

Solo una parte dei green bond cinesi lo è del tutto, secondo un’analisi della Climate Policy Initiative

Tale operazione «dimostra l’impegno dell’azienda per i temi ESG» (ambientali, sociali e di governance), si legge in una nota. Perché il tasso d’interesse diventa più favorevole se ogni anno vengono centrati alcuni obiettivi legati, per esempio, all’efficienza energetica e alla diversity nel consiglio di amministrazione. Sulla carta i prestiti ESG sembrano funzionare alla grande. Nei fatti, saranno incentivi sufficienti? Un’analisi di Bloomberg sembra suggerire il contrario.

Cosa sono e quanto valgono i prestiti ESG

Quello appena descritto è l’esempio da manuale di prestito ESG (o sustainability-linked loan). L’azienda accende un finanziamento ed è libera di usare la liquidità come preferisce, ma si vincola al tempo stesso a rispettare alcune metriche ambientali, sociali e di governance. Se rispetta le promesse ottiene uno sconto sul tasso di interesse; e quindi una convenienza economica.

Questa formula ha debuttato di recente negli Stati Uniti ma è già in forte ascesa, se si considera che quest’anno sono già stati sottoscritti prestiti per un valore di 93 miliardi di dollari; un bel passo avanti rispetto ai 13 miliardi raggiunti durante tutto il 2020. È anche vero che si tratta ancora di una nicchia risicata rispetto ai prestiti stipulati nell’anno in corso, che hanno già sfondato la soglia dei 1.500 miliardi di dollari.

sustainability-linked loan non vanno confusi con i green bond. In questo caso infatti l’azienda emette dei titoli di debito con la promessa di reinvestire la liquidità in specifici progetti ambientali. Si tratta di un mercato che ormai ha sfondato il tetto dei mille miliardi di dollari, con 290,1 miliardi di nuove emissioni nell’arco del 2020. Sul fatto che siano tutti autenticamente green, però, è lecito nutrire qualche perplessità. In Cina per esempio diverse agenzie sono incaricate di valutare la coerenza dei progetti finanziati, e ciascuna applica criteri ad hoc.

Dalle dichiarazioni di intenti ai dati reali

Torniamo all’esempio di American Campus Communities. Stando ai toni altisonanti del comunicato stampa, è lecito immaginare che i target ESG facciano davvero la differenza per la riuscita dell’operazione. Andando a leggere le condizioni, però, si scopre che le cose stanno in modo un po’ diverso. Se l’azienda centrerà tutti gli obiettivi prefissati, risparmierà appena un centesimo di punto percentuale di interessi. A conti fatti, sono pochi spiccioli: 100 dollari all’anno ogni milione di dollari. E se fallirà? Non cambierà nulla, perché non è previsto alcun costo extra. Un po’ debole, come incentivo alla sostenibilità.

Sarà un’eccezione? Bloomberg ha passato in rassegna 77 prestiti ESG stipulati negli Stati Uniti dal 2018 in poi, scoprendo che più di uno su quattro concede condizioni simili. Circa quattro su dieci invece prevedono uno sconto di cinque punti base per il raggiungimento degli obiettivi e una una penale di pari entità in caso di fallimento (un punto base è lo 0,01%). Poi ci sono tutte quelle aziende che li hanno abbondantemente pubblicizzati, senza però rendere noti i dettagli.

Fonte: Valori.it

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