HomeLa Riflessione di Giancarlo Elia Valori

La crisi ucraina, fra Stati Uniti, Russia e Cina

La crisi ucraina, fra Stati Uniti, Russia e Cina

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La tensione tra Russia e NATO sull’Ucraina preoccupa molti Paesi, compresi quelli al di fuori della regione euro-atlantica. Ad esempio, ciò che sta accadendo è seguito da vicino nella Repubblica Popolare della Cina, dove hanno già espresso inequivocabilmente il loro sostegno a Mosca. Allo stesso tempo, la Cina rimarrà certamente ai margini dell’aspetto politico-militare in questa crisi, ma potrebbe svolgere un ruolo importante nelle possibili conseguenze economiche.

Alla fine di gennaio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, durante la sua conversazione con il segretario di Stato americano Anthony Blinken, ha esortato le autorità statunitensi a prendere sul serio le preoccupazioni sulla sicurezza della Russia e a tenerne conto: «La sicurezza regionale non può essere garantita rafforzando e persino espandendo le alleanze militari», ha affermato il ministro , definendo razionali le preoccupazioni della Russia.

Pechino segue da vicino la questione ucraina, poiché, come Mosca, ha un rapporto difficile con l’Occidente, soprattutto con gli Stati Uniti d’America. La questione anti-cinese, che è stata impostata dall’ex presidente Donald Trump, è stata ripresa anche dall’attuale leader Joe Biden. A Washington, Cina e Russia sono ufficialmente definite «le principali sfide» per la Casa Bianca, il che significa che alle pressioni su Mosca seguiranno sicuramente quelle su Pechino.

Inoltre, la Cina ha ancora un problema irrisolto con Taiwan. Proprio come l’Ucraina, Taipei ha ricevuto ultimamente sempre più armi statunitensi. Il modo in cui la NATO gestirà la situazione con l’Ucraina dirà molto a Pechino su cosa aspettarsi in caso di escalation intorno a Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale.

V’è da dire che l’Ucraina è un Paese in cui la Cina ha i propri interessi. Ad esempio, l’iniziativa globale cinese NuovaVia della Seta (One Belt One Road) include il porto commerciale ucraino di Čornomors’k. La Cina rimane costantemente il principale partner commerciale dell’Ucraina e Kiev è il più grande fornitore di grano a Pechino. Entro il 2025, le parti prevedono di aumentare il commercio bilaterale da 15,7 miliardi a 20 miliardi di dollari statunitensi l’anno. In più la Cina ha investito in vari progetti infrastrutturali ucraini, inclusa una nuova linea metropolitana di Kiev.

Nonostante in Russia e persino in Ucraina si affermi che nessuna delle parti è interessata a un’escalation del conflitto, in Occidente continuano a segnalare una costante minaccia militare.

Washington, Londra e Bruxelles stanno lavorando attivamente a nuove sanzioni anti-russe. È stato promesso che saranno varate se la Russia inizierà le ostilità. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che non saranno introdotte per qualche altro motivo, oppure senza alcun motivo.

In precedenza, il presidente della commissione per gli affari esteri del Senato degli Stati Uniti d’America Robert ‘Bob’ Menendez (del Partito democratico del New Jersey), ha affermato che alcune delle sanzioni discusse al Senato contro la Russia – a causa della situazione in Ucraina – potrebbero essere introdotte anche se l’invasione costantemente annunciata in Occidente non avesse luogo.

Si stanno varando sanzioni per la Russia

Washington non parla di misure specifiche, ma a giudicare dalle iniziative dei legislatori del Congresso, esse possono incidere gravemente sull’economia non solo della Russia, ma del mondo intero. Possibili restrizioni riguardano il settore bancario e finanziario, nonché la conversione del dollaro, che potrebbe portare a un calo del mercato azionario della Russia. Le restrizioni possono includere il divieto di esportazione di materie prime e armi, che influiranno gravemente sull’economia russa. Il discusso divieto di esportazione di prodotti high-tech statunitensi in Russia potrebbe lasciare i cittadini del Paese anche senza alcuni modelli di smartphonetablet e televisori. Gli esperti avvertono che la minaccia avrà varie conseguenze: dall’aumento dei prezzi di cibo e abbigliamento alle interruzioni nei pagamenti delle pensioni dovute al crollo del rublo e del mercato russo.

Visti gli stretti legami tra Russia e Cina, le sanzioni diventeranno un problema anche per Pechino. Negli ultimi anni, Russia e Cina continuano a sviluppare relazioni nel quadro del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione del 19 luglio 2001 e riguardano molti settori, compresa la cooperazione militare. Il presidente cinese Xi Jinping ha parlato con il presidente russo Putin più di qualsiasi altro leader straniero lo scorso anno. Lo stesso presidente russo ha definito le relazioni tra i due Paesi un modello di cooperazione nel sec. XXI. L’ultimo impulso per un ancor maggiore riavvicinamento delle posizioni russo-cinesi sono stati gli eventi del 2014, quando l’Occidente ha iniziato a imporre le prime sanzioni contro la Russia a causa del ritorno della Crimea alla Russia (ceduta a suo tempo per capriccio di Chruščëv) e dell’aggravarsi del conflitto ad oriente dell’Ucraina.

A quel tempo, le restrizioni occidentali su Mosca non infastidivano molto Pechino, ma da allora le relazioni economiche si sono approfondite. I Paesi cooperano nel campo delle tecnologie aerospaziali, dell’industria petrolifera e del gas, della chimica e dell’industria aeronautica. Le società statali cinesi stanno investendo in asset energetici russi. Allo stesso tempo, c’è uno sviluppo dinamico della cooperazione cinese-russa nel campo dell’e-commerce. Il volume degli scambi tra Russia e Cina nel 2021 è aumentato raggiungendo il record di 146,88 miliardi di dollari; le esportazioni verso la Russia sono aumentate in 12 mesi a 67,56 miliardi di dollari, il movimento del flusso di merci nella direzione opposta a 79,32 miliardi di dollari.

«Può sembrare che Pechino sia in attesa e osservi gli sviluppi, ma il riavvicinamento tra Cina e Russia è accelerato e il loro commercio è raddoppiato negli ultimi cinque anni», ha affermato Kenneth Curtis, ex vicepresidente di Goldman Sachs Asia. Tutto ciò significa che, a differenza del 2014, nuove potenziali sanzioni contro la Russia potrebbero portare molti disagi anche a Pechino.

«Il rispetto da parte della Cina delle sanzioni statunitensi contro Iran e RPD della Corea (nord) è stata una decisione relativamente facile perché sia l’Iran che la RPDC hanno economie limitate. Pertanto, il costo per conformarsi alle sanzioni non è così grande. La Russia è una storia diversa, è molto più grande ed è coinvolta nell’economia internazionalmente», secondo un rapporto del Foreign Policy Research Institute (FPRI) di Filadelfia.

Dipenderà dalla Cina quale impatto avranno le possibili sanzioni sulla Russia. Siccome Mosca importa ed esporta più merci dalla Cina che da qualsiasi altro Paese, eventuali restrizioni al sistema bancario e finanziario russo (in particolare, la disconnessione dalla Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) colpiranno il commercio bilaterale. Pertanto, la Cina dovrà decidere se ottemperare alle nuove sanzioni a proprio danno, o cercare modalità alternative per interagire con i partner russi.

«Se l’Occidente riesce a infliggere un danno significativo alla Russia con sanzioni, in caso di crisi nella regione asiatica, potrà usare la stessa leva contro la Cina. Però se la Cina aiuta la Russia a mitigare le conseguenze di queste sanzioni, gli Stati Uniti d’America perderanno un importante strumento di pressione economica su Pechino», si legge nello studio del FPRI.

Contrastare le sanzioni potrebbe essere una netta transizione del commercio russo-cinese verso sistemi di pagamento alternativi: «Passeremmo alle valute nazionali, non cambieremo completamente, forse queste sanzioni accelereranno in qualche modo il processo», ha detto alla TASS l’ambasciatore russo in Cina, Andrej Ivanovič Denisov . Secondo lui, vari colpi di scena nei casi di sanzioni non ostacoleranno in alcun modo lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali russo-cinesi.

Sia Mosca che Pechino hanno speso molti soldi per sviluppare i propri sistemi di pagamento, ma finora non c’è stata alcuna possibilità di testarli in una vera crisi. Se questo meccanismo funziona, può essere utilizzato anche nel commercio con Paesi terzi, aggirando le sanzioni statunitensi.

Ciò vale anche per eventuali restrizioni all’esportazione. Gli Stati Uniti d’America hanno anche annunciato una possibile restrizione alla fornitura di semiconduttori alla Russia. Ciò potrebbe impedire ai russi di accedere all’impiantistica più avanzata venduta dagli Stati Uniti d’America, però la maggior parte di questi dispositivi è assemblata in Cina o prodotta da aziende cinesi. Eventuali controlli sulle esportazioni statunitensi su questi modelli lascerebbero anche le aziende cinesi alla domanda se rispettare le restrizioni alle esportazioni statunitensi o trovare un modo per aggirarle.

«Il governo della RPC potrebbe rifiutare con forza i controlli sulle esportazioni. In tal caso, gli Stati Uniti d’America dovranno scegliere tra chiudere un occhio su questo divario o aumentare e iniziare a punire le aziende cinesi per le violazioni», ha affermato l’esperto FPRI Chris Miller, sottolineando che altrimenti la Cina passerebbe un Paese che produce tecnologia e la vende solo con il permesso di Washington.

Miller scrive pure che la Cina potrebbe contribuire alla creazione di società di comodo attraverso le quali continuerebbe a fornire smartphone alla Russia. Pertanto, la Cina proteggerà i produttori e gli assemblatori dalle sanzioni statunitensi. Anche se anche in questo caso, gli Stati Uniti d’America saranno in grado di rispondere a tali azioni.

Comunque sia, né Pechino né la Russia sono interessate a un’aggravarsi della crisi in Ucraina, poiché entrambi i Paesi hanno i propri interessi nella regione. Però, se l’Occidente decidesse davvero sulle sanzioni promesse contro la Russia, allora sarà difficile per la Cina mantenere la neutralità, almeno in materia di osservazione dell’interazione economica con Mosca.

Come si nota bene la crisi ucraina ha diverse sfaccettature e interazioni globali che vanno oltre lo scenario improvvisato per media e luoghi comuni.

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