Competere.eu: i rischi per il Made in Italy potrebbero aumentare con la Belt and Road Initiative

Pubblicato il 17 Ottobre, 2019 alle 9:50 da in Made in Italy
Competere.eu: i rischi per il Made in Italy potrebbero aumentare con la Belt and Road Initiative

L’Italia sconta ritardi sulla tutela della proprietà come è spiegato nell’International Property Rights Index 2019 (Indice Internazionale sulla tutela dei Diritti di Proprietà). Questo studio misura come viene tutelata la proprietà in oltre 129 Paesi, rappresentanti il 98 per cento del PIL mondiale ed il 93 per cento della popolazione, ed è realizzato dalla Property Rights Alliance, la coalizione internazionale di 118 istituti di ricerca operanti in 72 nazioni di cui fa parte per l’Italia il think tank Competere.eu.

«È fondamentale – dichiara Roberto Race, Segretario Generale di Competere.eu – che la difesa della proprietà intellettuale diventi una priorità per il Governo. La politica e il sistema giudiziario oggi non favoriscono la tutela e mettono in difficoltà le imprese e a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro».

L’Italia, secondo lo studio, è distante dagli altri Paesi del G7 e si colloca al quarantaseiesimo posto della classifica, dopo il Bahrein e la Giordania, con un punteggio finale di 6.1 su 10. Il distacco con i vertici della classifica è significativo. Finlandia, Svizzera, Nuova Zelanda, Singapore e Australia, che occupano i vertici, hanno tutte un punteggio superiore a 8.5. I Paesi del G7 mediamente hanno ottenuto un punteggio pari a 7,9.

L’indice si compone di 3 voci principali che riguardano il “sistema politico e giuridico”, la “tutela dei diritti fisici” e la “tutela dei diritti intellettuali”. L’Italia è insufficiente nella prima voce, soprattutto per quanto riguarda la stabilità politica e l’efficienza e l’efficacia della giustizia civile, oltre agli alti livelli di corruzione percepiti, mentre raggiunge una risicata sufficienza nelle altre due.

Nonostante il lieve miglioramento, dallo studio emerge come potrebbero sorgere nuovi problemi con l’ingresso dell’Italia nella Belt and Road Initiative, scrivono gli esperti di Competere.eu nel caso studio realizzato per l’IPRI 2019. Il made in Italy è penalizzato dalla concorrenza sleale dei prodotti contraffatti, che provengono per la maggior parte dalla Cina e da Hong Kong. Nel 2016 la perdita subita dalle aziende italiane a causa del falso made in Italy è stata di 24 miliardi di euro, ossia il 3,2% delle esportazioni. L’apertura di una nuova “Via della Seta” potrebbe acuire questo fenomeno, facendo dell’Italia un punto di transito verso l’Europa per nuove merci contraffatte e danneggiando le imprese nostrane.

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