Fusione BancoBPM e UBI Banca, differenze tra banche italiane ed europee

Pubblicato il 18 Ottobre, 2019 alle 9:53 da in Banche d'Italia
Fusione BancoBPM e UBI Banca, differenze tra banche italiane ed europee

Si moltiplicano le riflessioni degli analisti del settore bancario sull’ipotesi della fusione tra BancoBPM e UBI Banca. Servono focus, studi, analisi specifiche per comprendere l’importanza dell’operazione finanziaria a beneficio del sistema bancario italiano e dei clienti. È doveroso ricordare come questo comparto economico non sia completamente autonomo, ed è perfettamente in grado di crescere in maniera totalmente indipendente. Sono troppe le variabili che intervengono nelle banche, ostacolando miglioramenti nelle diverse soluzioni business e nel modo di gestire un istituto di credito, al fine di intercettare le esigenze dei clienti. Nell’attuale momento storico si delineano particolarità in costante evidenza che devono essere valutate sulla base dei cambiamenti dei paradigma sociali ed economici. È un nuovo mondo che si differenzia dal XX secolo, quindi è necessaria una notevole prudenza quando dobbiamo decidere su operazioni particolari come la fusione di due banche.

C’è un altro aspetto da non sottovalutare: la grande differenza in termini di operatività e di organizzazione del lavoro delle banche italiane rispetto a quelle europee e mondiali, dove gli istituti di credito italiani offrono un significativo valore aggiunto rispetto alle altre. Il sistema economico pone in rilievo alcune criticità: dalla governance al modello industriale, dalla povertà di capitale alla modesta capacità di innovazione, passando per consigli di amministrazioni lunghi come un elenco telefonico e ridondanti organizzazioni interne. Molti di questi aspetti sono stati migliorati negli anni, ma notevoli resistenze rimangono ancora e devono essere superate e quindi migliorate. Questa possibile fusione tra BancoBPM e UBI Banca è un’eventuale integrazione che richiederebbe un aumento di capitale del valore compreso tra i 2,47 miliardi di euro e i 3,61 miliardi di euro. Le sinergie di costi non sarebbero sufficienti per garantire il futuro al sistema, ed è sulla base di queste riflessioni finanziarie che si sta valutando la fusione, cercando di comprendere quali vantaggi registrerebbe il sistema bancario italiano, senza tralasciare il comparto economico e i benefici per i clienti. Conviene sempre ricordare che, secondo gli analisti del settore, la fusione consente la nascita di un gruppo di quasi 300 miliardi di euro di asset complessivi e un potenziale notevole sul fronte della riduzione dei costi. La riflessione è ancora aperta ma con questi conteggi sembra ormai un’operazione decisamente vantaggiosa.

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