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Sotto scacco: dal caso Saipem alla resilienza di Eni in Libia

Sotto scacco:  dal caso Saipem alla resilienza di Eni in Libia

Nel luglio  del 2015,  il settore energetico globale  e l'Italia  hanno assistito a  un evento  che ha messo in luce la complessità delle interazioni 

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Nel luglio  del 2015,  il settore energetico globale  e l’Italia  hanno assistito a  un evento  che ha messo in luce la complessità delle interazioni  tra economia e geopolitica: la rescissione di un contratto multimiliardario tra l’italiana Saipem e South Stream Transport B.V., una sussidiaria di Gazprom.
Questo evento non ha soltanto avuto conseguenze economiche dirette per Saipem, ma ha anche evidenziato le tensioni geopolitiche e le sfide nel panorama energetico europeo. Questo spunto vuole esaminare il “Caso Saipem” attraverso la lente delle dinamiche commerciali e geopolitiche, tracciando le implicazioni per le politiche energetiche europee e la strategia italiana nel settore. Il settore energetico, con la sua rilevanza strategica, è frequentemente al centro di dinamiche che trascendono la mera economia, riflettendo tensioni geopolitiche e rese di alleanze internazionali. Le aziende che operano in questo ambito, come Saipem, si trovano dunque a dover navigare in un mare di incertezze e sfide, dove eventi come la rescissione di contratti possono avere ripercussioni ben oltre l’aspetto finanziario immediato.

La decisione di South Stream Transport di rescindere il contratto da 2,4 miliardi di euro con Saipem per la costruzione della sezione offshore del gasdotto Turkish Stream ha rappresentato un duro colpo per l’azienda italiana. Questa scelta, basata sulla clausola di “termination for convenience”, ha privato Saipem di una fonte di entrate cruciale, sollevando interrogativi sulla sua stabilità finanziaria e reputazionale. L’evento ha segnato un momento critico, mettendo in evidenza le vulnerabilità delle aziende energetiche alle dinamiche geopolitiche.

L’annullamento del contratto si è verificato in un periodo di tensioni crescenti tra l’Unione Europea e la Russia, seguito all’annessione della Crimea. Un contesto che  ha amplificato le ripercussioni dell’evento per Saipem, esponendo ad un attacco speculativo in borsa l’azienda italiana (dati simulati in tabella), mettendo in luce le sfide reputazionali e finanziarie in un clima geopolitico teso.

Questo ha portato alla rimodulazione  delle alleanze energetiche europee, con la sospensione del progetto South Stream e l’avvio dei negoziati per il Nord Stream 2, un danno per il nostro Paese che ha incassato una pesante sconfitta nello scenario energetico legato al Mediterraneo. La guerra in Libia ha portato in dote nello stesso periodo insicurezza ed instabilità anche in aree in cui il nostro Paese operava con Eni.

Il caso Saipem evidenzia l’urgenza per l’Italia di sviluppare strategie energetiche più autonome e meno dipendenti da fonti esterne. L’episodio sottolinea la necessità di un rinnovato approccio alla politica energetica, che possa garantire sicurezza e autonomia energetica all’Europa stessa tramite paesi come l’Italia, seria candidata a diventare hub per il continente. Emergono chiaramente l’importanza e l’urgenza di proteggere gli asset strategici italiani ed europei nel settore energetico, per fronteggiare una guerra ibrida sempre più profonda e complessa.

Diventa quindi obbligatorio analizzare casi come quello proposto, spunto per una riflessione sull’intersezione tra economia, politica e geopolitica nel settore energetico. La vicenda ha messo in evidenza la necessità di politiche energetiche strategiche coese e soprattutto lungimiranti, attualmente non in agenda europea (si è pensato solo allo sganciamento dal gas russo, di fatto dipendendo però da altri).

Nonostante la guerra, Eni ha invece mantenuto un impegno costante in Libia, dimostrando una resilienza notevole. L’azienda ha continuato a operare anche nei periodi più turbolenti, sostenendo l’economia libica e fornendo energia vitale sia al mercato locale che a quello internazionale. L’Italia e la Libia condividono una lunga storia di collaborazione nel settore energetico, al centro della quale si trova Eni, il colosso energetico italiano, che ha stabilito la sua presenza in Libia fin dagli anni ’50. Questa partnership strategica ha portato alla scoperta e allo sviluppo di alcuni dei più ricchi giacimenti di petrolio e gas nel paese nordafricano, consolidando così la posizione di Eni come leader nel settore energetico globale, la Libia per l’Italia ha un valore di 140 miliardi.

(DOCUMENTO Libia: Turchia al posto dell’Italia? In ballo 140 miliardi d’euro. Parla Michela Mercuri – Geopolitica.info)

La collaborazione tra Eni e la Libia è stata caratterizzata da un impegno reciproco per lo sviluppo delle risorse energetiche libiche, con benefici significativi per entrambe le parti. Per la Libia, l’ingresso di Eni ha significato non solo investimenti esteri diretti ma anche trasferimento di tecnologia, creazione di posti di lavoro e un contributo vitale allo sviluppo economico del paese. Per Eni, la Libia è diventata una delle fonti più importanti di idrocarburi, contribuendo significativamente alla sua produzione globale.

Questo impegno è stato possibile grazie a una strategia che bilancia saggiamente gli interessi commerciali con la responsabilità sociale, puntando sulla cooperazione a lungo termine e sul sostegno allo sviluppo sostenibile del paese ospitante. Una strategia che fu creata dal genio d’Enrico Mattei. Questo passaggio dimostra come una politica internazionale profonda tramite le aziende di stato possa dare risultati a lungo termine e proteggere gli asset strategici italiani, che nel caso di Saipem furono invece danneggiati.

di Marco Pugliese

(grafico elaborazione dati OpenIndustria)

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