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LA ORIGINE DEI CULTI. Dallo oriente cinese allo occidente cristiano.

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Per gentile concessione del Nuovogiornalenazionale.it 

Oggi la vasta e pianeggiante area archeologica di Paestum insiste in prossimità del mare e dalla distanza, di qualche miglio, è mirata o potremmo meglio dire sorvegliata e custodita dal santuario oggi cristiano della Madonna del Granato; ma il santuario era luogo anticamente consacrato alla dea Hera. Mio padre mi ripeteva questo fatto, relativamente al culto mutato, alludendo a qualcosa e facendomi presagire cose che, allora adolescente, non avrei forse potuto comprendere.

Nel suo splendido saggio – pubblicato per la prima volta in italiano nel 2019, Danses et légendes de la Chine ancienne (1926) -, per mezzo di una ricerca e un’analisi ampia e accuratissima, Marcel Granet attesta che nell’antica Cina feudale, per così dire senza legge e senza Dio, risalente almeno alla metà del terzo millennio e.a., vigeva (da sempre?!) un più antico uso cultuale in base al quale ogni luogo veniva sacrificato talvolta al Dio del Suolo, talvolta agli Antenati, talvolta al Dio del Suolo di Po. La caratteristica comune a tutte queste divinità, così intese, è che esse appartenessero a una stessa famiglia, risalente al capostipite originario mediante l’albero genealogico degli Antenati. Quanto alla nomenclata distinzione tra Dio del Suolo e Dio del Suolo di Po, Marcel Granet scrive:

Dopo una guerra vittoriosa, i trofei vengono donati sia agli Antenati, sia al Dio del Suolo perché sono divinità consanguinee. Ma quando la consacrazione è cruenta, l’offerta è di preferenza rivolta agli dei più spietati e non a quelli che appaiono benevoli. E quindi, talvolta, al Dio del Suolo di Po. Per un antico popolo vissuto al tempo della Cina feudale – mi sia permesso ancora una volta usare la locuzione, sia pure sbrigativa ma significativa per un moderno lettore, senza legge e senza Dio -, significava che lo stesso popolo, tutto il gruppo, e quindi finanche sia il vincitore che il vinto, ovvero l’intero mondo (antenati, dei e uomini) partecipasse a una stessa e unica comunione; in definitiva, la comunione di un’unica stirpe originaria o dinastia.

Ma questa più antica tradizione, posto che sia così, trova qualche riscontro anche in Occidente?

Se così fosse non ci potrebbe essere Luogo Santo tradizionale più accreditabile di Roma. E a tale proposito, Granet pare confermare, allorchè afferma egli stesso che: Ancora meglio che a Roma, in Cina possono essere studiati – studiati nella loro evoluzione e nelle loro connessioni – l’instaurarsi del potere signorile proprio del capo politico e quello del potere signorile proprio del capo famiglia. Come tutte le storie, che hanno un inizio, l’inizio non può che restare incerto. Esso è parte di una storia, che è essa stessa parte di una narrazione senz’altro incompleta. Così che anche la storia di Roma è una storia essenzialmente di parte, soggetta nel corso del tempo a facimenti e rifacimenti: una storia o una leggenda, che potremmo dire inconsapevoli, oppure un mito, che viceversa potremmo dire consapevole. Infatti, ogni mito è una storia o leggenda che assume forme diverse, come c’insegna bene Ovidio con le sue Metamorfosi. Il mito di Roma, come tutti i miti, appare dunque controverso. Ma, non sarebbe nei fatti così se esistesse un’origine, comune a tutti i miti di Roma, del Luogo Santo dell’inizio.

Nel suo celeberrimo Il ramo d’oro (1890), sir James Frazer inizia la sua storia, la storia di una più antica Tradizione comune, conservata e tramandata in una località dei colli Albani: il bosco di Nemi e il suo piccolo lago chiamato lo Specchio di Diana. Per Frazer è una storia che risale all’origine e alla fondazione del culto originario di tutti i culti agresti e venatori. Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, nel loro monumentale saggio Il mulino di Amleto (1969), non condivideranno affatto quest’impostazione, assumendo invece che la fonte originaria del Mito e quindi dei miti sia piuttosto riconducibile a un’unica teoria astrale legata al meccanismo della precessione degli equinozi. Non è assolutamente il caso di addentrarci nella diatriba; e tuttavia direi che appare piuttosto sensato – contro il comune buon senso cattedratico – il parere di Lokamanya B.G. Tilak che, nel suo Orione (1893), sostiene che l’idea della precessione non può che essere una scoperta, e quindi un’invenzione teorica, piuttosto tardiva, magari di qualche astronomo, ma non originaria di un più antico culto del Luogo Santo, microcosmo o macrocosmo che sia.

Una più vasta area, che comprende oggi il bosco e il lago di Nemi, comprende al suo interno anche il lago Albano, il più profondo lago vulcanico d’Italia, avente una profondità di circa 167 metri. La vasta area dei due laghi occupa un territorio di circa 25 Km. I due laghi sono la bocca di due crateri vulcanici separati dalle pendici di un monte, alto 949 metri, che oggi prende il nome di monte Cavo, ma anticamente aveva il nome di monte Albano.

Nell’antica Cina, il termine cavo ha a che fare con più antiche storie di alberi, dimore solari e tamburi regali. Gli alberi sono due: la Paulonia cava e il Gelso cavo. Senza addentrarci in troppi e ulteriori particolari, citiamo ciò che dice Granet in due soli brani dell’opera. Il primo brano: La parola ni ha come significato: ‘tumulo dalla cima rovesciata’ dove l’acqua può accumularsi. Ni k’ieou indica un luogo dove l’acqua stagna e si raccoglie (Breve parentesi esplicativa: si tratta qui di un luogo salvifico perchè impedisce alle acque primordiali, anche vediche di Na, di tracimare e quindi provocare ciò che nei miti di molti popoli è notoriamente chiamato “diluvio”). Confucio venne chiamato Ni (Altra breve parentesi: ni nell’antico sanscrito sta per muoversi di continuo –i– lungo un corso d’acqua –n-; F. Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee), l’ultimogenito (Tchong-ni). Il suo nome di famiglia era K’ong. K’ong significa ‘buco’: è equivalentealle parole ‘caverna’ e K’ong, ‘incavo’. Il secondo brano: Il Gelso cavo (K’ONG SANG) è l’Albero dell’Est, il Fou-sang, il Gelso da cui sorge il Sole Levante. Appare in due storie dove lo si vede minacciato dalle Acque sollevate dai Venti (…) Il Gelso cavo è la dimora del Sole, o meglio dei Dieci Soli e della loro Madre, il cui marito è un Sovrano (…) Gelso e Paulonia cavi sono degli alberi cardinali. Colpendo dei trogoli di gelso o di paulonia, si poteva celebrare, con una musica adeguata, il Cammino del Sole. Questa funzione apparentemente apparteneva al Capo, signore del Calendario e responsabile del corso delle stagioni. Ma ora, torniamo in Occidente e nelle prossimità di Roma, esattamente al luogo dell’odierno monte Cavo.

Sul monte Albano era posto anticamente il santuario di Giove Laziare, raggiungibile mediante la Via Sacra dalla via Appia Antica. Alcune tra le più recenti scoperte archeologiche confermano anche che l’area è stata consacrata anticamente anche a Iuppiter Latiaris. Ma, quel che oggi è estremamente evidente è il fatto che un arco territoriale del lago Albano, con vista sul monte Cavo, è ancora oggi sovrastato dal Palazzo di Castel Gandolfo. La storia del Palazzo risale all’XI secolo e narra soprattutto di aspre contese tra famiglie pontificie per il possesso della proprietà, finché nel 1604 il Palazzo viene dichiarato bene inalienabile della Santa Sede. Oggi, il Palazzo di Castel Gandolfo è noto come sede estiva del Papa di Roma. Al Palazzo di Castel Gandolfo è altresì annessa una vasta area – verdeggiante, lussureggiante, ricca di fontane, santuari e grotte – conosciuta oggi con il nome di Giardini Vaticani.

Come appare intuitivo anche da queste poche note, questa stessa area dei colli Albani è il Luogo Sacro che darà origine alla stirpe e alla gloria di Roma. Contro il comune buon senso della tradizione accademica – che fa risalire l’origine della Città Eterna alla leggenda di Romolo e Remo, pur centrata tuttavia su Alba -, l’origine della fondazione di Roma (e del suo culto) risale più anticamente a Latino. A tale proposito, Andrea Carandini e Paolo Carafa hanno più recentemente scritto: … mentre al Giove Albano e al Giove sul monte Saturnio – culti attribuiti a Fauno – venivano offerte vittime umane, al Giove Laziare – culto attribuito a Latino – veniva offerto in sostituzione un toro bianco, smembrato, sacrificato, diviso in 30 parti e distribuito ai 30 prisci latini che, compiuto il sacrificio, banchettavano in comune. Il rito dello smembramento è di certo comune a Dioniso, Osiride, Antinoo e Cristo. Ma, come dice Frazer, se la sua leggenda si riferisse alla morte quotidiana del Sole che senso avrebbe dire che viene smembrato? E inoltre, dato che la leggenda ci dice anche che Demetra ricompone il corpo di Dioniso così come Iside quello di Osiride, una spiegazione razionale del culto sembra piuttosto legata e quindi in definitiva appartenere logicamente al mito della fertilità del luogo, sia esso utero o territorio, in ogni caso “dimora dell’essere” come direbbe Heidegger.

Nomen omen dicevano i latini. Posto che sia o sia almeno stato così, c’è da dire che la storia del tempio dedicato a Iuppiter Latiaris s’interrompe solo nel medioevo. Al posto dell’antico tempio viene eretto un eremo dedicato a San Pietro, visitato per la prima volta da un Papa, altresì noto come Pontefice di Roma, Pio II, nel 1463. Da Iuppiter a Petrus il passo non è stato poi tanto breve. Ma, in realtà, si tratta soltanto di un particolare relativo a una storia molto più ampia, che risulta essere la storia del mito di fondazione e quindi del culto di Roma, urbs et orbs, città e mondo. Qualcosa di molto simile a quanto accaduto nella Cina feudale e alla quale si è già qui accennato in apertura. La Cina era il Mondo, il Sovrano era il Dio del Suolo e il Sacrificio (della vita) la Gloria degli Antenati (nell’antica Roma ancor noti come Lari e Penati) ovvero il Convivio o la Comunione dei Santi.

Da Latino a San Pietro passando per Costantino I, i Pontefici della Chiesa cattolica e, fino allo stesso Mussolini… Perché se è vero che la Basilica oggi forse più famosa di San Pietro in Vaticano, iniziata il 18/4/1506 per ordine di Giulio II fu costruita su un’area in cui Costantino I, il vero fondatore del cristianesimo, aveva fatto erigere una basilica, la stessa area in cui sorgeva il circo di Nerone e il cui obelisco oggi ancora occupa il centro della piazza stessa di San Pietro; è altresì vero che la Basilica più importante della cristianità, la più antica dell’Occidente cristiano, resta San Giovanni in Laterano o lateranense. A essa appartiene il titolo di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero Madre e Capo di tutte le Chiese della Città e del Mondo. Dove è sorta la Basilica, anticamente vi erano possedimenti della famiglia Claudia. Lateranus era infatti un cognome della gens Claudia. Può allora ritenersi un caso che, durante l’intera epoca della Repubblica, nessuno della gens Claudia adottò mai un membro di un’altra gens e il primo a rompere questa tradizione fu Claudio, quarto imperatore di Roma, che adottò Lucio Domizio Enobarbo divenuto poi noto come Nerone?

Ogni storia non può essere mai definitiva; essa è in parte vissuta e poi narrata in forma di storia, leggenda o più verosimilmente mito. In ordine alla storia qui narrata, intendo però aggiungere solo un’ultima curiosità: Pio II, che fece erigere nell’area dell’antico bosco di Nemi lo stesso tempio di San Pietro succeduto al tempio di Iuppiter Latiaris, fu Pontefice di Roma dal 1458 al 1464; a lui subentrò Paolo II dal 1464 al 1471. Paolo II fu rivale di Pio, che lo sconfisse nella gara per la conquista del soglio pontificio. Quando salì al potere nel 1922, primo anno dell’era fascista, Benito Mussolini scelse Palazzo Venezia come sede del proprio quartier generale. Ci credereste, se vi dicessi che il Palazzo in questione era stato edificato su commissione del cardinale veneziano Pietro Barbo dal 1455 al 1467? Forse sì, se vi dico anche che lo stesso cardinale divenne poi Pontefice di Roma con il nome di Paolo II.

A cura di Angelo Giubileo

Fonte: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/cultura/4952-la-origine-dei-culti-dallo-oriente-cinese-allo-occidente-cristiano.html

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