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NFT e criptovalute di stato: così la Cina minaccia gli Stati Uniti

La nuova guerra fredda è scoppiata e si gioca in parte sul terreno digitale, con gli USA costretti, anche dalla situazione internazionale, a pensare ad una regolamentazione per le criptovalute. La minaccia principale è la Cina che vieta mining e transazioni in Bitcoin ai privati, ma crea lo Yuan digitale, la criptovaluta di Stato, insieme ad un’intera Blockchain del governo che userà gli NFT per molti scopi, come gestire database di file digitali. Tutto questo, mentre anche in Russia dovrebbe debuttare a breve il rublo digitale!

NFT e criptovalute di stato: così la Cina minaccia gli Stati Uniti

La nuova guerra fredda ha ormai coinvolto al suo interno anche le criptovalute. Non solo i Bitcoin, ma la gran parte degli asset crittografici, che di

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La nuova guerra fredda ha ormai coinvolto al suo interno anche le criptovalute. Non solo i Bitcoin, ma la gran parte degli asset crittografici, che diventano protagonisti delle principali testate giornalistiche quando, la settimana scorsa, il presidente americano Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che autorizza le varie agenzie a stilare dei rapporti sull’impatto delle valute digitali sull’economia USA e soprattutto sulla creazione del dollaro digitale.

La notizia arriva poco tempo dopo che i principali esponenti della finanza statunitense gettavano l’allarme sul possibile utilizzo delle criptovalute da parte della Russia per aggirare le sanzioni imposte e per continuare ad avere scambi con paesi come la Cina, anche lei per altro dotata di yuan digitale. Il 2022, stando a quanto annunciato dalla banca centrale russa, è infatti l’anno in cui dovrebbe arrivare anche il rublo digitale.

In realtà, assistiamo ad un atteggiamento opposto di USA e Cina, con quest’ultima che da un lato vieta mining e transazioni in criptovaluta ai privati, ma dall’altro crea la sua criptovaluta di Stato e stringe un accordo per la creazione di una Blockchain governativa che ripensa alle applicazioni degli NFT (Non Fungible Token) nella vita pratica e dove le transazioni avvengono solo con yuan digitale.

Insomma, la Cina ha identificato da subito le potenzialità della tecnologia Blockchain solo si è opposta alla decentralizzazione propria di questi asset, che mette a rischio per natura le valute legali, ma senza rifiutare il progresso tecnologico e le infinite possibilità di utilizzo nella vita pratica.

Semplicemente, le criptovalute esistono e sono legali in Cina solo se sotto il controllo della banca centrale cinese, stesso modello a cui vuole uniformarsi la Russia. 

La scelta perciò di Biden sulla valutazione delle implicazioni della creazione del dollaro digitale arriva anche in risposta alle mosse delle rivali Russia e USA, in un mondo quello occidentale dove le istituzioni si sono tenute ben lontane e hanno sempre guardato con scetticismo agli asset crittografici.

Le criptovalute potrebbero essere il nuovo strumento con cui si concretizza l’opposizione tra Est e Ovest in una nuova guerra fredda digitale. E da questo punto di vista l’Occidente è piuttosto indietro, mentre soprattutto la Cina ha avuto nei confronti degli asset crittografici una posizione che a primo acchito poteva sembrare contraddittoria, ma che rivela invece una precisa strategia.

L’anno in Cina è stato proclamato un ban che vieta ai privati il mining di Bitcoin e in generale le transazioni in criptovaluta sul territorio, nello stesso tempo però la banca centrale cinese qualche mese fa provvedeva all’emissione del suo yuan digitale, cioè una particolare criptovaluta del gruppo delle stablecoin. Non solo, ma il governo cinese ha anche deciso di investire in modo diretto negli NFT creando una Blockchain di Stato allo scopo di usare questa tecnologia per la gestione di database come quello delle targhe delle macchine.

All’opposto in Occidente, anche dopo il ban cinese, aumentano le attività di Bitcoin mining con la gran parte dei miners stabilitasi in USA o Canada, ma il governo ha continuato fino ad adesso ad avere una posizione scettica rispetto agli asset crittografici.

È evidente come la Cina sia assolutamente aperta alle criptovalute e alla tecnologia Blockchain, semplicemente cerchi di riportare il tutto sotto la regolamentazione della banca centrale e quindi del Governo.

Diversamente, fino adesso il mondo occidentale delle istituzioni, senza applicare sanzioni ai privati, ha sempre guardato con distacco a questi asset gridando alla bolla speculativa.

Anche se l’ordine esecutivo firmato da Biden conferma che le istituzioni occidentali, con tutto lo scetticismo che le contraddistingue, sono state costrette, anche non volendo, a guardare al mondo delle criptovalute ed a questa tecnologia emergente.

Con criptovalute ed NFT la Cina dà scacco all’Occidente! Ma niente Bitcoin!

Partiamo dal ban, quando la Cina l’anno scorso additando come causa il consumo energetico elevato ha deciso di vietare il mining di Bitcoin e le transazioni in criptovaluta sul territorio, esempio seguito anche da Cina, Kosovo e Kazakistan.

La scelta è stata interpretata come una marcata ostilità del governo cinese nei confronti degli asset crittografici in genere, una visione che è parziale e riduttiva.

Questo perché se il ban al mining coinvolge i privati, che di mestiere estraggono Bitcoin e criptovalute e convalidano le transazioni con esse, costretti a trasferirsi all’estero, diversamente la banca centrale cinese ha lanciato la sua criptovaluta di Stato e adesso punta al mercato degli NFT, che dal punto di vista energetico consumano quanto le valute digitali.

Quello che sembra ad un’analisi ravvicinata è che i Bitcoin in particolare, con il loro capitale di mercato in costante aumento e la presenza di investitori davvero importanti, minacciano le valute in corso legale. Motivo per cui la Cina ha scelto di attuare un ban, ma anche di creare la criptovaluta di Stato, cioè di accentrare sotto il potere della banca centrale anche gli asset crittografici.

Insomma, quello che preoccupa in relazione a Bitcoin e criptovalute è la decentralizzazione di questa economia che non le rende soggette alle autorità dei vari governi, ma la Cina in realtà nella tecnologia Blockchain e molto più avanti dei governi occidentali.

Gli USA cercano di riprendere terreno e arriva l’ordine esecutivo che guarda al dollaro digitale ed alle criptovalute!

Nell’ordine esecutivo firmato dal presidente statunitense Joe Biden si chiede al Dipartimento del Tesoro di vagliare la possibilità di introdurre il dollaro digitale oltre che di valutare l’intero impatto delle criptovalute sul sistema economico americano.

In tutti i casi si tratta di stablecoin, cioè criptovalute molto diverse da Bitcoin e altcoin, perché ancorate ad un altro asset di mercato, che è la valuta in corso legale nel paese di emissione. Sono criptovalute il cui prezzo è influenzato dalla moneta di Stato a cui sono legate e di cui rappresentano una perfetta copia digitale, emesse entrambe dalla banca centrale del paese da cui sono anche regolamentate.

Insomma, lo yuan digitale ha permesso alla Cina di abbracciare gli asset crittografici senza che questi fossero da minaccia alla valuta di Stato. Stessa scelta annunciata dalla Russia e su cui l’Occidente arriva in netto ritardo.

Dunque, se la Cina sceglie per un ban a mining e transazioni con Bitcoin e criptovalute e quindi anche alla creazione di NFT che si basano sulla stessa identica tecnologia, tale scelta appartiene ad una precisa strategia.

Bitcoin e Criptovalute minacciano gli USA anche in casa: l’esempio di El Salvador!

Tornando agli USA, riguardo gli asset crittografici questi hanno un altro problema da porsi oltre alla Cina e molto più vicino a loro: la scelta di El Salvador di dichiarare i Bitcoin la valuta legale.

El Salvador fa parte di quei paesi dell’America Latina che hanno subito un cosiddetto processo di “dollarizzazione dell’economia”, cioè che hanno abbracciato il dollaro come valuta di Stato allo scopo di proteggersi dall’inflazione delle valute locali. Questo ha reso molti paesi dell’America centrale e meridionale di fatto sotto la sovranità monetaria ed economica degli USA.

Ma l’anno scorso il presidente salvadoregno Bukele ha annunciato al mondo che, al fine di sottrarsi alla sovranità degli Yankees, El Salvador aveva scelto di adottare anche un’altra valuta in corso legale oltre al dollaro e cioè proprio i Bitcoin. 

Andando oltre il caso specifico, di una scelta che ha risvolti dubbi per un’economia in deficit quale quella salvadoregna, se altri paesi dell’America centrale e meridionale scegliessero di percorre una strada simile ad essere minacciato sarebbe prima di tutto il dollaro.

Motivo per cui l’esecutivo USA è obbligato a guardare in faccia a Bitcoin & Co., perché proseguendo sulla strada dello scetticismo questi non farebbero che concretizzarsi sempre più come una potenziale minaccia l’economia tradizionale.

Fonte: Trendonline.it

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