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Etichetta d’ origine della pasta: decreto in scadenza, diventerà difficile riconoscere quella 100% italiana

Etichetta d’ origine della pasta: decreto in scadenza, diventerà difficile riconoscere quella 100% italiana

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Il pregiudizio esiste ancora
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Scade il 31 dicembre 2021 il decreto italiano che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della pasta, o meglio del grano utilizzato per realizzarla. Dal primo gennaio entrano infatti in vigore le norme Ue sull’origine dell’ingrediente primario, che potrebbero rivelarsi però svantaggiose per i consumatori. Si rischia infatti di non riuscire più a capire con facilità se la pasta è 100% italiana.

L’obbligo dell’etichettatura italiana, che riguarda (ancora per poco) anche riso, passata di pomodoro, latte uht e altri prodotti, era stato stabilito nel 2018 e poi prorogato fino alla fine del 2021 quando entrerà in vigore il regolamento europeo 2018/775 sull’origine dell’ingrediente primario. Un regolamento che però è decisamente meno stringente. (Leggi anche: Prorogato fino a dicembre 2021 l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di pasta, riso e pomodoro)

Fino al 31 dicembre, invece, tutto è molto più semplice e chiaro. A chi vuole acquistare pasta 100% italiana basta cercare sull’etichetta  “Paese di coltivazione del grano: Italia” e “Paese di molitura: Italia”.

Come scrive la Coldiretti:

Una misura che ha portato gli acquisti di pasta con 100% grano italiano a crescere quasi 2 volte e mezzo, spingendo le principali industrie agroalimentari a promuovere delle linee produttive con l’utilizzo di cereale interamente prodotto sul territorio nazionale. (…) Un trend sul quale rischia però ora di scatenarsi una tempesta perfetta, con la scadenza dell’obbligo dell’origine in etichetta che si aggiunge al caro prezzi determinato dagli aumenti delle quotazioni internazionali del grano, legati al dimezzamento dei raccolti in Canada. Il paese nordamericano è il principale produttore mondiale e fornitore di un’Italia che è costretta oggi ad importare circa il 40% del grano di cui ha bisogno ed è dunque particolarmente dipendente dalle fluttuazioni e dalle speculazioni sui mercati. Il tutto nonostante in Canada sia consentito l’utilizzo del glifosato in preraccolta, modalità vietata sul territorio nazionale.

La soluzione? Investire sul grano italiano. Come scrive la Coldiretti e il suo presidente Ettore Prandini:

L’Italia  è il secondo produttore mondiale con un quantitativo di 3,85 milioni di tonnellate ma è anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito speculare sul mercato internazionale. Ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzioni di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy.

Gli italiani, così come fatto finora, continueranno a trovare nelle confezioni le informazioni sull’origine della materia prima. A prescindere da qualunque quadro normativo in materia, non cambierà la nostra trasparenza nel far sapere al consumatore da dove arriva il grano utilizzato per fare la pasta.

Fonte: Greenme

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