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Nutriscore: ” Come può essere cattivo il cibo italiano?”

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Il trattato di Versailles, firmato nel 1919, viene solitamente ricordato per le umilianti punizioni inflitte alla Germania. Ma se si sfogliano le pagine dell’accordo che pose fine alla prima guerra mondiale,  compare un obiettivo molto meno noto delle potenze alleate: la protezione dello champagne. L’articolo 275 assicurava che mai più i palati francesi avrebbero dovuto subire l’infamia di degustare le uve coltivate in Germania spacciate per bollicine galliche. Tra diplomatici e storici il trattato non è considerato una delle ore più belle d’Europa, dato il suo ruolo nello scatenare la seconda guerra mondiale. I contadini sono forse gli unici che lo ricordano con più affetto.

Un secolo dopo, il cibo rimane la materia prima dell’alta politica in Europa. Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della politica agricola comune dell’UE, che riesce ancora a dirottare un terzo del bilancio del blocco. Gli accordi commerciali voluti da alcuni stati membri sono regolarmente naufragati per proteggere gli agricoltori di  un altro stato (di solito la Francia). Ora una nuova battaglia sta è scoppiata. Quest’anno la Commissione europea a Bruxelles proporrà norme che richiederanno che le qualità nutrizionali di tutti gli alimenti siano esposte sulla parte anteriore della confezione. L’idea è quella di informare gli acquirenti su ciò che li fattivamente ingrassare. Ma la misura, sostenuta dai nutrizionisti, viene attaccata invece dai  suoi avversari perché considerata niente più  che un assalto allo stile di vita europeo.

Quasi tutta la roba venduta in Europa ha dovuto recare sull’involucro esterno i valori nutritivi (o la loro mancanza) fin dal 2016. Ma ecco l’inganno. Finora le informazioni si trovavano sul retro della confezione, scritte in una dimensione del carattere degna delle clausole più nascoste dei contratti. Nel 2017 gli scienziati alimentari francesi hanno sviluppato un sistema che ha raccolto i dati difficili da leggere in un semplice “Nutri-Score”, tabella nutrizionale semplificata. Un’etichetta standard posizionata dove i consumatori possono vederla fornirebbe gradi codificati con colori da una A per accettabile ad una E per non edibile. Funzionari della sanità pubblica e gruppi di consumatori lodano la semplicità di Nutri-Score e hanno spinto per il suo uso più ampio. Sostenuto dalle autorità di Francia, Germania e Spagna, tra gli altri, il sistema è stato adottato volontariamente da molti rivenditori. La Commissione ritiene che una cosa del genere dovrebbe essere obbligatoria in tutta l’Ue.

La spinta sensata per allontanare i consumatori da alimenti malsani ha incontrato un problema inerente a qualsiasi regolamento progettato per 27 paesi: ciò che è sostenuto dalla maggior parte finisce per sollevare le piaghe di alcuni. In questo caso il problema è l’Italia. Nutri-Score è scortese con molti piatti tipici della cucina italiana. Un pasto a base di prosciutto, gorgonzola e tiramisù risulta del tutto sbagliato secondo quella tabella. Anche l’olio d’oliva, l’elisir- centro della famosa dieta mediterranea del paese, ottiene solo una luce ambrata dal sistema di classificazione. Per gli italiani, sempre attenti alla possibilità che le popolazioni del nord li rinchiudano nei parametri di uno standard irragionevole, questa è una provocazione sufficiente. Come può  essere cattivo il cibo italiano quando è proprio l’Italia ad avere  tra i più bassi tassi di obesità degli adulti nel mondo ricco?

La politica ha contribuito a trasformare la questione in una questione di orgoglio nazionale a Roma. I populisti si scagliano contro quello che chiamano un sistema insensato inventato da tecnocrati senza sangue e senza gusto. Matteo Salvini del partito della Lega respinge Nutri-Score come adatto solo per accoliti del di vino senza alcool, carne finta e insetti commestibili. Altri individuano una minaccia per l’agricoltura italiana, destinata a favorire le multinazionali. Mario Draghi, primo ministro italiano ed ex capo della banca centrale europea, è egli stesso un tecnocrate. Tuttavia, per tenere insieme la sua irritante coalizione, ha dovuto fare commenti denigratori anche su Nutri-Score, pur non pensandolo.

Un’operazione di lobbying rozza completa di siti web loschi che imitano le agenzie di salute pubblica è spuntato in opposizione a Nutri-Score. Contrasta il terribile grado dato al parmigiano (E) con il segno passabile di Coke Zero (B). Come possono due terzi dei prodotti serviti da Kfc (Kentucky Fried Chicken), un finto pollo che deve la sua stessa esistenza alla pelle fritta e croccante, essere classificato come non peggio della mozzarella? Lo sforzo di classificazione degli alimenti è dipinto come uno stratagemma per minare i prodotti agricoli ancestrali: è molto più facile cambiare la ricetta per i Coco Pops (la cui formula è stata recentemente ottimizzata per ottenere una B) rispetto al salame (una piatto da E). (…)

Spunto di riflessione

Il piglio italiano ha preso piede. Gli agricoltori in Francia si preoccupano che cattivi punteggi per i loro prodotti possano incidere sulle vendite. I ministeri dell’agricoltura sono stati spinti a ridurre l’utilizzo del Nutri-Score anche dove è già stato adottato. La proposta di creare una categoria speciale per l’alcool (una F nera, purtroppo) viene utilizzata per galvanizzare più avversari. L’Italia ha messo a punto un sistema di etichettatura alternativo così confusa che sembra volta a rendere la salubrità di un alimento del tutto inconoscibile. E i governi nazionali avranno adesso l’opportunità di elaborare le proposte della Commissione, come hanno fatto quando è stata sollevata la questione dell’etichettatura dei prodotti alimentari dieci anni fa.

Non dovrebbero, tuttavia. Fan e detrattori di Nutri-Score non sono poi così lontani tra di loro. Gli italiani sono magri nonostante pecorino e gelato perché sanno che queste prelibatezze debbono essere gustate con moderazione. Il Professor Hercberg e altri dicono più o meno la stessa cosa: tutto va bene, se si regolano le quantità. Anche un bicchiere di vino italiano, forse. E allora, salute!

Fonte: Visionetv.it

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