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Euro digitale: ancora un prototipo, ma presto scenderà in pista

Nel secondo trimestre del 2023, è previsto che la Commissione Europea proponga un regolamento per l'introduzione dell'euro digitale, per cui già ha avviato i preparativi legislativi

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Fonte: Huffingtonpost.it (Caricato da Monica Origgi)

Prima di poter prendere una decisione in merito all’emissione dell’euro digitale, risulta fondamentale identificare il modello con cui verrà gestito il ciclo di vita della moneta digitale e verificare che questa sia in grado di rispondere ai bisogni degli utenti finali. Al termine di una prima fase di sperimentazione condotta dalla BCE e dalle Banche Centrali Nazionali della Eurozona, a ottobre 2021 è stata avviata un’investigation phase della durata di 24 mesi finalizzata ad indirizzare le principali questioni relative alla progettazione e distribuzione del Digital euro.

Nello specifico, questa analisi si focalizzerà sulla messa a terra di soluzioni che permettano la realizzazione e gestione sia dei pagamenti online che di quelli offline peer-to-peer. Inoltre, verrà dato spazio ad un’attività di prototipazione di natura tecnica, destinata a concludersi in questo primo trimestre 2023, volta a verificare la possibilità di integrare le soluzioni di back-end sviluppate dall’Eurosistema con i prototipi di front-end. A tal riguardo, la BCE ha coinvolto 5 aziende per realizzare dei prototipi e dei casi d’uso in cui potrebbe essere utilizzato l’euro digitale, ovvero (1) CaixaBank relativamente ai pagamenti online peer-to-peer, (2) Wordline per i pagamenti offline peer-to-peer, (3) l’European Payments Initative (EPI) per i pagamenti presso il punto vendita disposti dal pagatore, (4) Nexi per i pagamenti presso il punto vendita disposti dal beneficiario, e (5) Amazon per gli e-commerce payment. 

Nello stesso periodo, a partire da gennaio 2023, verrà inoltre istituito il Rulebook Development Group, ovvero un team composto dai rappresentanti delle Banche Centrali Nazionali che, in stretta collaborazione con gli operatori di mercato, si occuperà di portare avanti le attività dedicate alla definizione di un potenziale regolamento per lo schema dell’euro digitale. Successivamente, nel secondo trimestre del 2023, è previsto che la Commissione Europea proponga un regolamento per l’introduzione dell’euro digitale, per cui già ha avviato i preparativi legislativi. È infatti verosimile aspettarsi lo sviluppo di un Digital euro Scheme in cui racchiudere tutte le regole, standard e procedure comuni per garantire a tutti gli utenti nell’area dell’euro di pagare ed essere pagati in euro digitale. Al termine della fase di investigation, quindi nell’ottobre di quest’anno, il Consiglio direttivo potrebbe decidere di avviare una fase di realizzazione, verosimilmente della durata di 3 anni, finalizzata a sviluppare e testare le soluzioni tecniche e gli accordi commerciali per l’Euro digitale, potenzialmente anche attraverso sperimentazione live.

Per prima cosa, è fondamentale precisare che il digital euro rientrerà nella famiglia delle Retail CBDC, ovvero sarà destinato all’utilizzo da parte di tutti noi consumatori, e che non verrà progettato per sostituire il contante, ma per essere complementare allo stesso, dando così la possibilità ai cittadini di usufruire del denaro pubblico sia fisicamente che in modo digitale. Coerentemente con “l’Eurosystem’s cash strategy”, le banconote, rimarranno disponibili e continueranno ad essere accettate come strumento di pagamento competitivo e affidabile e come riserva di valore che può essere posseduta e utilizzata direttamente da noi tutti. Anzi, a dirla tutta, si sta provando a progettare l’euro digitale in modo da mantenere alcuni benefici del contante quali, ad esempio, il fatto di essere una moneta a corso legale ed il suo funzionamento anche per le transazioni offline (di persona, peer-to-peer); ma soprattutto un maggior grado di privacy per i pagamenti a basso valore/ rischio.

Quest’ultimo ambito, ovvero la privacy, è una caratteristica fondamentale che verrà considerata nella progettazione dell’euro digitale. A dimostrazione di ciò, in una consultazione pubblica condotta dalla BCE nel 2020, il 43% dei partecipanti ha valutato la privacy come l’aspetto più importante del digital euro. Alla luce di ciò, la BCE afferma che, in uno scenario di base, l’euro digitale dovrebbe garantire lo stesso livello di privacy delle soluzioni di moneta elettronica privata che usiamo quotidianamente, mentre l’anonimato completo non sarà considerato un’opzione praticabile. Di conseguenza, similmente a quanto facciamo oggi quando apriamo un conto in banca, gli utenti che vorranno iniziare ad usare l’euro digitale dovranno identificarsi in fase di onboarding e gli intermediari dovranno effettuare i dovuti controlli. I dati personali e quelli relativi alle transazioni saranno accessibili agli intermediari solo al fine di garantire la conformità ai requisiti in materia di antiriciclaggio e la lotta al finanziamento del terrorismo (AML / CFT) e alle disposizioni pertinenti della legislazione dell’UE. I dati dell’utente ottenuti dagli intermediari durante il processo di onboarding rimarranno in capo agli stessi e non verranno condivisi né con l’Eurosistema né con altri intermediari, a meno che ciò non sia richiesto dalla normativa o necessario per svolgere le attività relative all’euro digitale; si punta quindi a minimizzare il coinvolgimento dell’Eurosistema nel trattamento dei dati degli utenti. Per garantire questo livello di privacy risulta fondamentale limitare l’utilizzo del digital euro come forma di investimento. Per fare ciò, si ipotizza di introdurre: 1. Dei limiti quantitativi sulle quantità detenute dai singoli utenti al fine di contenere l’adozione individuale e la velocità di conversione dei depositi bancari in euro digitali 2. Degli strumenti incentivanti da calibrare in modo da rendere poco accattivante, al di sopra di una certa soglia, il possesso di grandi disponibilità di euro digitali rispetto ad altre attività altamente liquide e a basso rischio.

 

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