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UNA EUROPA MEDITERRANEA

UNA EUROPA MEDITERRANEA

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Per gentile concessione del Nuovogiornalenazionale.it

Quanto sono davvero “nostre” le guerre che stiamo combattendo e abbiamo in questi anni combattuto?

Un amico che se ne intende, un giorno mi ha suggerito di guardare con occhi diversi il mappamondo. Accogliendo il suo consiglio mi sono accorta di quello che di fatto è il continente europeo: un insieme di creste e frastagliature di un qualcosa di molto molto più grande: l’Eurasia.
Tra queste frastagliature, dell’Italia ci si accorge appena, nonostante il suo elegante stagliarsi nel Medio-Oceano, il Mare Nostrum, e nonostante sia per tutti “culla e museo di civiltà”.
A dirla tutta sembrano piccole, nonostante il loro grande “ego”, anche tutte le altre nazioni del nostro continente. Eppure queste piccole protuberanze hanno espresso tutte insieme una straordinaria cultura, la cultura europea maestra millenaria rispetto a quell’ America, in fondo così giovane, che ha dominato e pretende ancora di dominare il mondo intero.

L’Italia, poi, guardando la carta geografica, ha un che di miracoloso. A bilanciamento di un territorio fragile, delicato, persino vulcanico, stretto, lungo, montuoso, a tratti aspro e a tratti di una dolcezza infinita e privo di materie prime, corrisponde di contro una eccezionale bellezza ed un popolo tanto bizzarro quanto affascinante capace di coniugare fantasia e inventiva che ne esalta, da sempre, la potenza creativa.

Storia, Cultura, Libertà, ritrovato benessere dopo due guerre devastanti e quindi Pace sono alla base del sogno Europeo.
Ma l’idea di Europa e di una Europa Unita ha iniziato a “opacizzarsi” man mano che il percorso intrapreso si è palesato in tutta la sua evidenza subordinato e dominato dall’idea mercantilista e finanziaria. Allora i popoli nel loro più intimo sentire hanno iniziato a disaffezionarsi e hanno iniziato a guardare con sospetto e diffidenza alla costruzione Europea. Si è così l’abbrivio.

Cos’è che realmente non va? Innanzitutto il fatto che i punti cardinali non mentono mai!
Ecco allora che il Nord guarda a Nord e lo fa con arguzia, determinando e mantenendo il primato delle sue rotte marittime. Invece il Sud ha commesso l’errore di guardare sempre più distrattamente a Sud che è, invece, propria area di pertinenza.

Guardando a Nord le vie mercantilistiche atlantiche hanno nel GIUK (Greenland-Iceland-UK) l’area di incanalamento dei loro interessi militari ed economici. I porti delle coste nord europee realizzano i punti di terminazione delle rotte marittime e di penetrazione della potenza americana nell’Europa continentale, a beneficio di una visione consumistica e iper-capitalistica dell’Europa esasperata nella massimizzazione dei profitti che appaiono irrinunciabili e ciò a depauperamento, in modo paradossale, dell’equità sociale alla quale il liberismo economico idealmente aspirava.
In questa famelica corsa ci si è “scordati” che se la ricchezza ha un senso lo deve avere anche nella sua dimensione e ricaduta sociale mentre invece cresce la povertà e si registra un acuirsi di disuguaglianze e insopportabili ingiustizie sociali.

Guardando a Sud – sud est in questi decenni sono accadute tante cose che hanno determinato pericolosa instabilità: le Primavere Arabe, lo smantellamento dei regimi autoritari in Medio Oriente e Nord Africa, il Terrorismo Jihadista, la guerra in Afghanistan conclusasi nel caos, la crisi siro-curdo-irachena, la rinascita turco-ottomana e un fenomeno migratorio divenuto ingestibile e pure arma di ricatto all’Europa.

La contrapposizione Usa-Russia-Cina, e gli smottamenti provocati verso un nuovo ordine mondiale multipolare hanno infranto di fatto il sogno europeo, rotto l’ipotesi di una possibile concordia Euro-Asiatica, che con il 25 Febbraio 2022 si è infranta. E’ tornata la guerra ai confini dell’Europa, si è affacciata la questione energetica e una pesante crisi economica.

Cosa possiamo fare?

Per parte nostra, probabilmente dobbiamo cominciare a ripensare alla stessa costruzione europea.
La Ue non è l’“Europa”, è diversa da quella sognata dai Padri Fondatori , anche se questi termini talora si sovrappongono e vengono usati come sinonimi.
La Ue è certo un grande mercato ma che conta nella sua costruzione nazioni tra loro molto, forse addirittura troppo diverse con interessi anche diametralmente opposti e di volta in volta è costretta a dare vita ad un gioco di geometrie variabili volutamente ignorando che i punti cardinali non sono un’ illusione: orientano e non mentono.

Ecco che allora, in un mondo inquieto e in grande tensione, ai popoli Mediterranei d’Europa, serve qualcosa di più della Ue e serve concentrarsi nuovamente al Medio-Oceano come speranza di rinascita.

Uno sguardo al passato per costruire il futuro.

Sono stati commessi errori. Uno di questi è la Libia. L’Italia si è resa partecipe della disfatta del Rais Mu’ammar Gheddafi sostenendo l’iniziativa Anglo-Francese, nata male e appoggiata dagli Americani che ha prodotto il caos in quella che era una zona di strategica influenza italiana. Il risultato è che ora Russi e Turchi sono saldamente presenti in quell’area. L’Italia potrebbe ancora però fare molto in quell’area strategica, per esempio portare a termine la lunga autostrada costiera, che attraversando il paese, collegherà il confine egiziano a quello tunisino. Un modo per accorciare distanze e ricucire rapporti anche con l’Egitto. Lungo questa direttrice si può dire che non corrano solo le macchine ma si snodi il settore energetico. Buoni rapporti con l’Egitto sono strategici per il controllo del Mediterraneo e le sue “strettoie” commerciali. In quest’ottica di cooperazione diventerebbe più agevole parlare di immigrazione, di flussi migratori e accanto al problema umanitario diventerebbe più agevole affrontare e risolvere il problema del terrorismo e della criminalità che si arricchisce con la tratta umana .Per gli interessi dell’Italia si tratterebbe di seguire il solco tracciato a suo tempo da Mattei che si era concentrato con le trivellazioni in Iran, Egitto, Sudan, Pakistan, Marocco, Tunisia e, ovviamente, in Libia.
Mattei, però, ci ha rimesso la vita segno che la posta in gioco era e resta molto alta anche perché in un suo riposizionamento geopolitico e geoeconomico l’Italia può diventare strategica come Hub energetico europeo.

Spostare il nostro baricentro strategico a Sud induce anche a dover prendere atto che l’Europa di Maastricht che fu la scelta di Merkel appoggiata per molto tempo dalla Francia e dai Paesi del Nord non funziona e significa pure rendersi conto di miopie e strabismi concertati.

Ecco quindi che ritorna l’idea di una Europa diversa. Ma ha forza questa idea?
Se è vero che è tornato con vigore il linguaggio della Forza è altrettanto vero che né carrarmati ne le armi garantiscono la Pace. La pace non si edifica nè con armamenti nè con il disarmo ma con le condizioni di giustizia tra le genti.

 

Mario Bergamo, quasi un secolo or sono scrisse che “La concezione della Forza è l’idea germanica; la concezione dell’Idea è la forza latina”.
Quello che serve è una idea e l’idea è quella di una Europa Mediterranea, che poggi su di un Federalismo tra Paesi geograficamente attigui e strategicamente coesi e assonanti che possano presidiare le vie del mare e principalmente quelle del Mediterraneo e che sappiano governare le strettoie, i così detti “colli di bottiglia” del commercio internazionale.

Le grandi sfide epocali per l’umanità non si possono risolvere con l’egoismo tracotante incarnato dai Paesi bandiera della finanza famelica.

Ridurre tutto a mercato, a economia e finanza, è una distorsione.
L’Europa deve guardare alla sua storia,
la quale è per gran parte legata al Mediterraneo, al rapporto con l’Africa del Nord e con il Medio Oriente.

Cosa sta accadendo davvero ai confini dell’Europa?
La guerra tra Russia e Ucraina serve a delineare i nuovi confini tra Nato e Russia, e nel contempo a determinare chi comanda sulla direttrice mediterranea che separa l’Europa dal Medio Oriente e dall’Africa in cui guerre, ingiustizie e conflitti certo non mancano e non sono mancati ma quei morti non hanno lo stesso clamore mediatico.

Rimland, Heartland, lo scacchiere internazionale.

Una delle regole base della geopolitica è che chi controlla i mari controlla la terra e, se si guarda la cartina geografica, è evidente che il conflitto russo-ucraino incide sul controllo del Mar Nero. Il Mar Nero è in buona parte sotto tutela Nato con Romania, Bulgaria e Turchia, ed è strategico per il commercio di materie essenziali, non ultimo il grano. Il Mar Nero d’altra parte sfocia nel Mediterraneo, snodo geo-strategico dei traffici mondiali, specie di quelli cinesi verso l’Europa. Attorno al Mediterraneo ecco che si giocano le partite per il controllo dei traffici internazionali e di buona parte dell’approvvigionamento delle risorse energetiche oltre che del grano.
Controllare il Mediterraneo è, pertanto, essenziale per noi e del resto la storia d’Europa è per gran parte, quella dell’Impero Romano e il suo legame geopolitico storico è quello del “Mare Nostrum”.

Spostare il nostro baricentro politico a Sud, con un’intesa che veda protagoniste coese Italia e Francia, capaci di interloquire con la Germania senza esserne succubi potrebbe essere la vera chiave di svolta nella costruzione europea.

Così ecco una Europa Mediterranea, non più germano-centrica, che fondi sull’ intesa tra Francia e Italia assomiglia proprio alla visione che un secolo fa, nel 1931, ebbe Mario Bergamo. Vaticinava una unione federale tra le due nazioni sorelle, entrambe latine, quale “polo” di irresistibile attrazione verso la via degli Stati Uniti d’Europa *
Un nucleo forte e coeso, che potrebbe attrarre altri paesi mediterranei capaci di perseguire i propri interessi con assoluta chiarezza di intenti verso gli Alleati, perché, se mai si raggiungesse questo traguardo trasformando il triangolo Italia, Francia Germania nell’esagono con Spagna, Grecia e Portogallo, è chiaro che questa Europa Mediterranea ha e avrà interessi diversi da quelli di UK e USA rivolti al Pacifico.

* Mario Bergamo- La République fédérale franco-italienne sous le signe du laicisme intégral – SEPI Paris 1931

A cura di Paola Bergamo

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