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Europa: deve imparare ad osare

La nuova fase del conflitto in Ucraina rende necessaria una riforma della governance economica e politica dell’Unione

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IL DITO E LA LUNA

Il cambio di fase della guerra in Ucraina porta con sé una domanda: sarà in grado l’Europa di vincere il finale di partita? Una descrizione distopica vede la storia europea come una sequenza di guerre e di egemonie in un continente di minoranze, caratterizzato da una babele di lingue e interessi, quasi sempre contrapposti. Ma c’è anche un’altra storia, quella che ha fatto dell’Europa il baricentro della civiltà nel mondo: diritto e diritti, arti, filosofia, industria, tecnologia, università.

Oggi è forte la tentazione di farsi prendere dallo scoramento. L’Unione europea continua ad essere vittima di tutte le sue antiche contraddizioni. Ma se la sua forza fosse proprio la capacità di sciogliere gli egoismi in sintesi più alte, degne di una «comunità di destini»? La civiltà che vince sulle miopie divisive, avverando ogni volta la profezia di Jean Monnet: «L’Europa si è forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per quelle crisi».

Per questo, nel discorso sullo Stato dell’Unione che terrà stamattina la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, vorremmo riascoltare la frase che pronunciò lo scorso anno, citando Bebe Vio: «Se sembra impossibile, allora possiamo farlo». Von der Leyen rivendicò i successi dell’Europa su vaccini anti-Covid, Next Generation Eu e clima. Dodici mesi dopo, il conflitto russo-ucraino ha drammaticamente modificato lo scenario. Oggi la sfida è l’autonomia strategica dell’Ue nella produzione di beni pubblici europei: difesa, pace, energia e clima, sicurezza alimentare, salute, crescita, giustizia e coesione. Ma tutto questo implica una non più rinviabile riforma della governance economica e politica dell’Unione, per consentirle di anticipare le crisi, e non di rincorrerle.

Problemi comuni richiedono soluzioni comuni. Da subito, la sicurezza energetica e le forniture di gas. Molto è stato fatto dai singoli Paesi, ma molto resta da fare in una cornice europea, nonostante i progressi sul price cap all’ultimo Consiglio energia. Con l’inverno alle porte, il tempo stringe e gli egoismi aumentano. Dobbiamo evitare il «dilemma del prigioniero» che caratterizzò nel 2020 le prime settimane della pandemia, quando il panico prevalse sulle scelte razionali, ritardando soluzioni cooperative all’emergenza.

Occorre un cambio di passo. Alle misure urgenti per ridurre i consumi energetici e continuare a sostenere famiglie e imprese, va collegato un piano di investimenti sul modello Next Generation Eu e nel solco di RePower Eu per finanziare l’autonomia energetica con nuovi gasdotti e rigassificatori. Un Ngeu 2 che, stavolta, diventi un piano unico gestito dalla Commissione, in linea con le posizioni espresse da Draghi e Macron lo scorso marzo a Versailles.

La natura dei nuovi beni pubblici europei richiede anche strumenti condivisi a livello finanziario. La Commissione presenterà a ottobre una revisione delle regole di bilancio: dovrà garantire finanze pubbliche sostenibili, ma anche flessibilità per gestire le crisi. La politica monetaria della Bce e le politiche di bilancio nazionali si devono allineare. Mentre la Bce rialza i tassi in chiave anti-inflazione, gli Stati si muovono con costose manovre ridistributive. Senza coordinamento, si rischia lo spettro della recessione e del conflitto sociale.

Il salto di qualità dell’Ue da logiche intergovernative a logiche federative di «membership» è già avvenuto in risposta alla pandemia. Lo spirito del tempo che portò al «momento Hamilton» dell’Europa e al Next Generation Eu deve diventare la nuova cultura di governance dell’Unione. Uno schema in cinque azioni: produrre i nuovi beni pubblici europei — pace, difesa, energia, cibo — e governarli con metodo comunitario; riformare le regole di bilancio; finanziare le priorità con debito comune; creare capacità condivise (ad esempio, una piattaforma di acquisti per il gas);sostenere la crescita, vero collante dell’Ue.

Coesione e solidarietà sono la principale eredità dei primi tre anni del mandato della Commissione von der Leyen, ma anche obiettivi strategici per il futuro. «Se sembra impossibile, allora possiamo farlo». Civiltà può battere miopia ancora una volta. Memori della lezione di Bertolt Brecht: «Se non si osa nulla non si può neppure vincere nulla».

Fonte: Corriere della Sera

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