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Perché si parlerà sempre di più di sovranità digitale

I fornitori di cloud stanno facendo passi avanti per rendere attuabile il concetto. La notizia di oggi è che Oracle nel 2023 avrà in UE due cloud region sovrane

Perché si parlerà sempre di più di sovranità digitale

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È un fatto: con la trasformazione digitale in pieno svolgimento, un piano di innovazione scandito dalle scadenze del PNRR che indirizza decine di miliardi alla costruzione di un sistema nazionale di dati certi, utili, sicuri, reperibili, protetti, utilizzabili, scambiabili, monetizzabili, parleremo tutti sempre più spesso di sovranità digitale.

E parafrasando Giorgio Gaber, diciamo che la sovranità digitale non è fatta di embarghi o di fughe in solitaria, ma di partecipazione a un obiettivo.

Il concetto della sovranità digitale è importante per due motivi. Primo, perché è un manifesto verso l’indipendenza tecnologica dell’infrastruttura europea.

Abbiamo quotidianamente sotto i nostri occhi vari esempi di quanto sia importante che le reti e le infrastrutture che danno energia all’economia europea siano o autosufficienti o comunque non dipendano da soggetti che potrebbero minarne l’esistenza.

Secondo, perché è un percorso che porta a fare investimenti primari diretti su un elemento produttivo che nel passato ha vissuto di parti marginali o comunque lasciate alla spontaneità dei singolo investitore, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di strategia di crescita dei paesi europei: il cloud.

Su questo tema numerosi Paesi, attori pubblici e privati si sono dati da fare per rendere il dibattito sempre più centrale. E da questa consapevolezza recentemente è nato il Consensus di Roma, definito come «un approccio alla sovranità digitale basato sui valori e incentrato sul cittadino».

Proprio in questo quadro di fondo i paesi e le realtà che intendono costruire la sovranità digitale europea stanno agendo, Ma ovviamente non possono e non devono tagliare i ponti con chi ha sinora fornito la tecnologia prevalente, ossia le aziende americane e cinesi, ma con loro deve realizzare un programma a lungo termine che consenta di raggiungere gli obiettivi di interesse.

Ecco perché abbiamo parafrasato Giorgio Gaber dicendo che la sovranità digitale non è fatta di embarghi, ma di partecipazione a un obiettivo.

2023: nascono le regioni cloud sovrane

Il fatto che ci spinge a parlarne in questo modo oggi è proprio un annuncio di Oracle, che per voce del suo manager Scott Twaddle, dice che nel 2023 lancerà le nuove regioni cloud sovrane nell’Unione Europea.

La considerazione, realistica che fa Twaddle, è che man mano che aziende e governi spostano più carichi di lavoro critici sul cloud, aumenta la domanda di protezione dei dati sensibili nei cloud pubblici che si estendono ai confini nazionali e alle giurisdizioni.

I paesi e le giurisdizioni impongono maggiori requisiti sui dati all’interno dei loro confini e le organizzazioni chiedono ai loro fornitori globali di cloud maggiore trasparenza e controllo su come e dove i loro dati vengono archiviati, gestiti e protetti.

Le regioni cloud lavoreranno in base a politiche e linee di governance per migliorare ulteriormente le capacità per la residenza dei dati, la sicurezza, la privacy e la conformità: sono politiche aggiuntive che stabiliranno un quadro per i dati e la sovranità operativa, incluso il modo in cui i dati vengono archiviati e accessibili e come vengono gestite le richieste di dati del governo.

Twaddle sottolinea che come norma generale la Oracle Cloud Infrastructure già non sposta i contenuti dalle regioni scelte per i loro carichi di lavoro. Il cloud sovrano estende questa pratica limitando le operazioni e le responsabilità dell’assistenza clienti ai residenti nell’UE. 

Le prime due regioni cloud sovrane per l’UE saranno in Germania e Spagna, con operazioni e supporto limitati ai residenti nell’UE e a specifiche entità giuridiche dell’UE.

Le regioni cloud sovrane saranno logicamente e fisicamente separate dalle regioni pubbliche esistenti nell’UE, attualmente sei: Amsterdam, Francoforte, Parigi, Marsiglia, Milano e Stoccolma.

Fonte: Money.it

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