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Tim: parte lo spin-off. Rete unica più vicina

Dopo una vigilia contrassegnata dal crollo del titolo e da rumors sullo stop a Kkr, poi smentiti, il board approva il piano industriale che sancisce l’apertura del cantiere per la rete unica, in asse con Open Fiber. Via alla separazione della rete e fine dell’integrazione verticale. Il 2021 comunque si chiude in profondo rosso, con perdite a 8,7 miliardi

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E pensare che la vigilia era stata non certo rassicurante e persino tinta di giallo. Una combo micidiale per Tim, in vista dell’approvazione di uno dei piani industriali più delicati della storia del gruppo telefonico, almeno dalla sua privatizzazione.

Quello che porta dritto alla separazione della rete, con la creazione di due società, dopo l’accelerazione impressa dall’arrivo di Pietro Labriola alla guida dell’ex monopolista: da una parte ServiceCo, che racchiuderà la parte servizi, dall’altra NetCo, la scatola dentro la quale far confluire la rete secondaria che dalle strade sale nelle abitazioni, e oggi incastonata in Fibercop. Una volta completato lo spin off, gli asset di rete dell’ex Telecom dovrebbero fondersi con Open Fiber, per dare vita alla sospirata infrastruttura unica a controllo pubblico, a mezzo Cassa Depositi e Prestiti, socio di Tim al 9,8%.
VIGILIA AD ALTA TENSIONE

Sullo sfondo rimane la possibile Opa di Kkr, ed è proprio su questo punto che la tensione alla vigilia del board chiamato ad approvare i conti 2021 e il piano industriale, il primo recante la firma di Labriola, è spaventosamente salita. Nelle ore precedenti la riunione infatti sono circolate voci circa la volontà dei soci di Tim, ma smentita dalla stessa società, di fermare una volta per tutte gli appetiti di Kkr, che lo scorso novembre ha presentato un’offerta da 50 centesimi ad azione per il 100% del gruppo telefonico, salvo poi trincerarsi in uno strano silenzio.

Il titolo ne ha subito risentito, anche perché i rumors sul pessimo andamento del 2021, a cominciare dalle svalutazioni per almeno 4 miliardi frutto di una profonda pulizia di bilancio e da margini e ricavi ridotti, hanno fatto il resto. Morale, crollo del 9% a 0,34 euro ad azione in un solo giorno, sui livelli dello scorso novembre prima che il fondo Usa palesasse il suo interesse. Non è un caso che l’ex Telecom abbia già messo in piedi azioni correttive, come la vendita delle torri di Inwit al fondo Ardian (che in occasione della riunione dei soci ha presentato un’offerta per il 30% della holding Daphne, che controlla il 30% di Inwit), da cui potrebbe ricavare 1,4 miliardi di euro.

E nonostante l’allerta dei sindacati in vista dello scorporo della rete, da qui al 2024 Tim avrebbe in programma solo esodi volontari e incentivati per 4 mila dipendenti, scivoli e ammortizzatori sociali per altri 4 mila. Va detto che la convergenza tra Tim e Cdp sulla rete unica, ormai conclamata dopo l’approvazione del piano, farebbe certamente deragliare i piani del fondo Usa.

VERSO LA RETE UNICA

Dal consiglio è arrivato comunque quello sprint verso la separazione della rete, embrione della futura società per la banda larga. Il board ha infatti “approvato il nuovo piano industriale al 2024 che avvia un percorso di trasformazione basato sulla creazione di netco e servco, superando il modello di integrazione verticale”. In tal proposito, il cda che ha dato mandato all’amministratore delegato “di sviluppare il progetto esecutivo di riorganizzazione che verrà presentato entro la semestrale. Già con l’attuale configurazione invece Tim prevede nel triennio una leggera crescita dei ricavi da servizi e la stabilizzazione dell’ebitda”.

PROFONDO ROSSO

Ed ecco il bilancio 2021, segnato da tre profit warning che hanno azzoppato il titolo in più occasioni e costati, in parte, la carica di ceo a Luigi Gubitosi. Gli analisti si aspettavano un calo del 4% nei ricavi da rete fissa e del 6% del mobile con un Ebitda del mercato domestico in calo del 30% nel quarto trimestre.

I conti 2021 sono duri da digerire. Tim chiude infatti l’esercizio con un rosso di 8,7 miliardi dopo la svalutazione dell’avviamento domestico per 4,1 miliardi di euro e lo stralcio pari a 3,8 miliardi di euro da parte della capogruppo delle attività per imposte anticipate, si legge nella nota diffusa a fine riunione. Ovviamente, nessun dividendo verrà distribuito, dal momento che lo stesso board “ha proposto all’assemblea di non distribuire dividendi”.

KKR FUORIGIOCO? 

Ora, resta una domanda di fondo. Che ne sarà di Kkr e della sua opa? Premesso che, come da attese della vigilia, una risposta al fondo non è arrivata dal board, il mancato coinvolgimento di Kkr nella partita non è affatto da escludere. Certamente, con Vivendi, socio di riferimento dell’ex Telecom al 23,7% schierata per la rete unica insieme agli altri soci, la strada del fondo Usa è ormai tagliata. Tuttavia non bisogna mai dimenticare che Kkr è azionista al 37,5% di Fibercop, l’embrione di NetCo. Dunque si può sicuramente immaginare un coinvolgimento di Kkr in NetCo le cui radici affondano per l’appunto nella scissione in due di Tim tra rete e servizi.

Fonte: Formiche.net

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