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La sfida di Putin all’ Europa

L’Ucraina è solo la punta dell’iceberg. L’escalation militare russa ad Est è il risultato di una sfida storico-politica di Vladimir Putin all’Europa. Una sfida di sovranità. L’analisi di Leonardo Bellodi

La sfida di Putin all’ Europa

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Spesso la Storia è piena di ironia. E quanto sta succedendo In Ucraina non ne è che un esempio seppure drammatico. I Paesi occidentali, Europa e Stati Uniti in primis, in questi ultimi decenni hanno cercato di ridefinire il concetto classico di sovranità pilastro del nuovo ordine internazionale nato con la Pace di Westfalia che ha sancito la fine della sanguinosa guerra dei trent’anni che riposa sul sacro rispetto della integrità territoriale e del principio di non interferenza negli affari interni.

In molti pensavano e pensano che la crescente interdipendenza politica ed economica non consente più di governare in modo efficace tenendo nettamente separati dimensione esterna e interna.
Inoltre, fenomeni diversi come la proliferazione di armi di distruzioni di massa, il terrorismo, la criminalità organizzata, la pirateria, gli Stati deboli o falliti, mettono in pericolo la sicurezza dell’ordine internazionale o di singoli Stati. Il principio di non interferenza non è più considerato uno scudo che impedisce a singoli Stati o alla comunità internazionale di agire anche contro la volontà dei governi, che non vogliono o non possono arginare questi fenomeni.

Da qui la possibilità o la necessità di poter agire nei confronti di quegli Stati che minano la sicurezza dell’ordine internazionale.

A questa rivisitazione dell’ordine internazionale si sono sempre opposti due Stati con il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Russia e Cina che non hanno esitato a esercitarlo per bloccare iniziative dell’ Onu, l’esempio dell’ immobilita’ del CdS nella crisi siriana ne e’ un esempio.

E Russia e Cina hanno formalmente protestato quando, avendo dato il consenso astenendosi all’adozione delle risoluzioni del Cds 1970 e 1973 sull’intervento in Libia, l’intervento della comunità internazionale ha portato alla caduta del regime di Gheddafi. Mai più hanno affermato i rappresentanti dei due Paesi.

Sembra dunque ironico che in questi giorni, sia proprio l’Unione Europea e gli Stati Uniti ha ribadire l’importanza del rispetto dell’integrità territoriale degli Stati e del principio che ne discende della non ingerenza negli affari interni sottolineando la centralita’ del concetto classico di sovranità statale.

La realtà è molto più complessa. Malgrado le posizioni in senso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in difesa dell’integrità territoriale, la Russia non ha esitato a invadere la Georgia nel 2008 ad annettere la Crimea nel 2014 e armare i separatisti russi nella regione del Donbass e negando di fatto al governo ucraina la scelta, sovrana, di unirsi alla Nato.

Putin ha costruito una narrativa per conciliare questa aperta contraddizione affermando che l’Ucraina non è un vero Stato sovrano. Russia e Ucraina erano parte della Kyivan Rus, un’entità slava medioevale che riuniva Russia, Bielorussia e Ucraina. Una retorica usata per annettere la Crimea affermando la popolazione è per due terzi russa e che il fatto che appartenesse alla Ucraina fosse la mera conseguenza di un regalo fittizio fatto da Krushev nel 1954. Insomma, per usare un termine del diritto privato, Putin ha revocato la donazione

La Russia in Ucraina non rinnega dunque il concetto di sovranità ma lo interpreta a suo modo espandendolo. E Putin sembra sfidare l’ Unione Europea e gli stessi Stati Uniti su questo stesso terreno chiedendosi se siamo veramente sovrani. E qui l’intelligenza malvagia dell’ex agente del Kgb ha messo a nudo due punti deboli.

L’ Unione Europa è un’esperienza spettacolare e unica nella storia dove gli Stati fondatori e quelli che nel tempo si sono uniti all’esperimento hanno ceduto in parte la loro sovranità per assicurare all’Europa pace e benessere economico, due risultati raggiunti pienamente. Ma non vi è sovranità piena senza un’indipendenza energetica e una forza militare.

Quando Charles De Gaulle ha imposto alla Francia la scelta del nucleare non l’ha fatto per ragioni economiche ma per garantire al suo paese una indipendenza energetica. Un ragionamento analogo a quello del contro ammiraglio Winston Churchill quando avendo trasformato la propria flotta da navi che andavano a carbone a olio combustibile si e’ preoccupato di procurarsi tutto il petrolio di cui aveva bisogno attraverso la Anglo Persian Oil Company (poi divenuta la BP).

L’ Unione Europea ha una sovranità zoppa da questo punto dei vista. Secondo alcuni analisti, senza il gas russo possiamo resistere per circa40 giorni. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha recentemente affermato che ci faremmo arrivare il gas dagli Stati Uniti e dal Qatar ma innescheremo così una competizione tra Stati consumatori con conseguente aumento dei prezzi penalizzandoci ancora di più con il caro bollette.

Alcuni dicono che chi paga le conseguenze delle scelte dei grandi del mondo è sempre la gente comune. In questo caso ciò non è vero. Siamo stati noi a scegliere di non avere il nucleare, una decisione che pesa sulle nostre bollette ancora oggi. Siamo stati noi a non voler costruire impianti di riclassificazione che ci avrebbero in parte affrancato dalla dipendenza dal gas russo.

Siamo stati noi a ostacolare, anche con la violenza, la costruzione del Tap, il gasdotto che ci permette di far arrivare il gas da un paese diverso rispetto alla Russia. Siamo stati noi a non voler partecipare alla fase iniziale del progetto East Med  (che farà forse arrivare giorno il gas in Europa dai giacimenti del bacino del Mediterraneo orientale) timorosi che un altro gasdotto approdasse in Puglia.

Putin non ci ha imposto queste scelte. Forse le osservate con ironia. È proprio vero che spesso il popolo è nemico della gente.

Fonte: Formiche.net

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