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Subito una riforma dello stage e dell’apprendistato

Subito una riforma dello stage e dell’apprendistato

Subito una riforma dello stage e dell’apprendistato

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Incerto, a termine, sottopagato, è il lavoro per come le generazioni più giovani lo conoscono. È improbabile, in Italia, essere giovane e diventare un lavoratore senza finire per essere uno stagista.

Per chiedere una riforma degli strumenti di ingresso nel mercato del lavoro, in vista della giornata internazionale dello stagista, una delegazione di giovani attivisti ha consegnato al ministro del lavoro e delle politiche sociali le oltre 60mila firme raccolte su Change.Org con la petizione “Lo stage non è un lavoro, vogliamo diritti!”.

La proposta di riforma dello stage e dell’apprendistato è nata quando con la pandemia, nel corso di un solo anno, le opportunità di accesso al mercato del lavoro si sono dimezzate.

I Giovani Democratici di Milano e di moltissimi altri territori, ‘Lo stagista frustrato’ e associazioni da tutta Italia, hanno avviato una campagna d’ascolto che raccontasse la necessità di lavoro e di lavoro di qualità anche per i giovani, hanno lavorato per trasformare il bisogno di fermare lo sfruttamento in un’iniziativa legislativa.

Sono molti i ragazzi e le ragazze che hanno deciso di raccontare la loro esperienza diretta e che, firmando la petizione, chiedono uno stage con un giusto compenso obbligatorio e più tutele, attivabile durante la formazione e al massimo nei primi mesi successivi.

Sostengono, al contempo, la necessità di stimolare il ricorso all’apprendistato, un contratto che garantisce già oggi i contributi, la malattia e i diritti negati dallo stage, richiedendone una semplificazione.

Il contrasto alla crescente affermazione di forme di lavoro precario, povero, discontinuo è un’urgenza per le giovani generazioni e anche per la nostra economia: la stabilità, la formazione e la crescita professionale dei lavoratori determinano il vantaggio competitivo delle imprese.

L’attenzione per la proposta da parte di ogni livello istituzionale, l’ascolto e l’istituzione un gruppo di lavoro sulle politiche giovanili da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono segnali positivi. È importante però, mantenere una luce sempre accesa sui diritti di generazioni finite troppo spesso in fondo agli impegni delle istituzioni.

La sfida delle riforme che devono accompagnarsi all’impiego dei fondi del Next Generation EU dovrebbe mettere al centro la riduzione di disuguaglianze nuove e consolidate.

In questo senso è fondamentale restituire diritti alle nuove generazioni: il diritto alla casa, alla salute, anche psicologica, l’accesso alle misure di welfare.

Tra tutti, il lavoro deve tornare ad essere un diritto, per smettere di essere un privilegio, per smettere di essere sfruttamento.

Fonte: Huffpost

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