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Quanto valgono i brand italiani? Il lusso trascina…

Quanto valgono i brand italiani? Il lusso trascina…

Nel 2022, KANTAR ha rivelato che i 30 brand italiani più preziosi hanno un valore complessivo di circa 129 miliardi di dollari, segnando un incremento

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Nel 2022, KANTAR ha rivelato che i 30 brand italiani più preziosi hanno un valore complessivo di circa 129 miliardi di dollari, segnando un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Questa valutazione mette in evidenza la predominanza dei marchi di lusso, che rappresentano il 44,4% del totale, un tratto distintivo rispetto alle classifiche di altri paesi, ad eccezione della Francia. Questi brand hanno beneficiato notevolmente dalla loro forte presenza internazionale, riducendo l’esposizione al rischio e sfruttando mercati in rapida espansione. Elementi chiave come la digitalizzazione e le nuove modalità di consumo hanno giocato un ruolo cruciale nel loro successo.

Oltre al lusso, i settori emergenti includono alimentari (14,6%), utilities (10,8%), telecomunicazioni (8,9%) e automotive (7,7%), con quest’ultimo che mostra una delle crescite più rapide nella top 30.

Nonostante questi risultati positivi, il valore medio dei primi 30 marchi italiani rimane inferiore rispetto a quelli dei paesi più sviluppati, indicando ampi margini di crescita potenziale.

Secondo la classifica globale di Interbrand, solo tre marchi italiani figurano tra i 100 più valorizzati finanziariamente nel 2022: Gucci (30° posto, $20,4 miliardi, +23%), Ferrari (75° posto, $9,4 miliardi, +31%), e Prada (89° posto, $6,5 miliardi, +21%). Questi dati confermano la tendenza osservata da KANTAR, con il settore del lusso che continua a dominare le performance italiane a livello mondiale.

Un punto di divergenza emerge nella comparazione delle stime di valore tra diverse agenzie. Valutare il valore di mercato di un brand, essendo un bene immateriale, è complesso e soggetto a diverse interpretazioni, evidenziando la necessità di un approccio cauto e considerato.

Uno studio del Reputation Institute ha analizzato il valore reputazionale dei brand, rivelando l’importanza crescente di fattori come la qualità del luogo di lavoro, la governance, la protezione dei dati, le pratiche ambientali, e l’etica aziendale. Nel 2022, sette aziende italiane si sono posizionate tra i primi 100 brand al mondo per reputazione, con Ferrari e Pirelli in evidenza.

L’analisi di GfK ha evidenziato le preferenze dei consumatori italiani, sottolineando l’importanza di fattori quali la quota di mercato, la fedeltà di acquisto, il posizionamento del prezzo, e la capacità di comunicare efficacemente con i consumatori.

Mentre le grandi aziende italiane continuano a fare breccia nei mercati internazionali, le piccole e medie imprese (PMI) lottano per acquisire visibilità. La predominanza del settore B2B tra le PMI limita le opportunità di promozione diretta al consumatore, ma è fondamentale che anche queste aziende investano in innovazione e migliorino la propria immagine per competere su scala globale.

I brand italiani si trovano di fronte a sfide particolari ma anche a notevoli opportunità di crescita, sia in termini di valore che di reputazione. Un impegno maggiore nel marketing e nella gestione del brand potrebbe tradursi in benefici economici tangibili, attirando talenti, finanziamenti e partnership su scala internazionale, il tutto unito alla comunicazione strategica.

Va spiegato che le nostre aziende agiscono diversamente da quelle estere, spesso prive d’uno “scudo” mediatico che veicoli i messaggi di prodotto. Molto spesso le nostre imprese pagano un gap rilevante a causa d’un sistema paese non sempre sinergico, anzi a volte perfino in antitesi.

Questa “narrazione” non sempre pro Italia rende le nostre aziende esposte (anche le quotate) ad attacchi speculativi o di OPA, a volte anche da parte di soggetti strategici stranieri.

Servirebbe un golden power più stringente, soprattutto in vista della rivoluzione targata intelligenza artificiale che porterà in tempi brevi molti prodotti ad essere copiati. Serve quindi una duplice operazione: blockchain per tutelare i brand ed intelligence economica onde evitare svendite.

 

Marco Pugliese

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