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RECENSIONE A “LO YOGA IN POCHE PAROLE”

RECENSIONE A “LO YOGA IN POCHE PAROLE”

RECENSIONE A "LO YOGA IN POCHE PAROLE" di Paola Bergamo Percepire la natura essenziale dell’essere è probabilmente il “segreto” dello Yoga. Kalil

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RECENSIONE A “LO YOGA IN POCHE PAROLE”
di Paola Bergamo

Percepire la natura essenziale dell’essere è probabilmente il “segreto” dello Yoga.
Kalil Gibran scrisse che “Il corpo è l’arpa della vostra anima, sta solo a voi trarne meravigliose armonie o suoni confusi”.
Se il corpo è l’arpa della nostra anima, intermediaria e intermezzo dell’armonica sinfonia esistenziale è la mente ma solo se siamo capaci con buona volontà e continuità ad allenarci per raggiungere l’unione delle tre componenti: corpo, anima e mente. Per riuscire a far questo occorre una buona guida che indichi il sentiero e lo è “Lo Yoga in poche parole” di Antonio Bettelli.

 

 

                                                                                                                    Generale Antonio Bettelli 

                                                                                                                                                                                                                        
Il libro è particolare e l’autore è decisamente singolare: Bettelli è Ufficiale dell’Esercito Italiano, Generale di Corpo d’Armata, esperto elicotterista dell’Aviazione Italiana, apprezzato opinionista per alcune rinomate testate, esperto di geopolitica, di difesa e sicurezza, scrittore (indimenticabile il suo “Leonte”), probabilmente un poeta, indubbiamente  un filosofo ed è un asceta, uno  Yòghi molto speciale.
Si palesa autentico al lettore sin dalle prime pagine del “suo Yoga”: racconta il valore e la fatica delle armi, il peso e la responsabilità dell’uniforme, la brutalità della guerra, la durezza e l’asperità della vita, il senso e il valore del sacrificio specie nell’essere disposti a  mettere a repentaglio la propria vita per difendere quella altrui, il senso del dovere, l’angoscia e la tristezza che comporta non poter essere sempre stato accanto agli affetti più cari. Soldato in scenari “caldi” come Libano e Afghanistan fu proprio a Kabul che  Bettelli si è imbattuto nella “Via” dello Yoga : “Non c’era settimana nella quale il fragore di una esplosione non sconquassasse le pareti dei container utilizzati come ufficio o come dormitorio”.
Notti insonni, flashback che gli provocavano quasi un senso di asfissia, gli allarmi frequenti che si susseguivano, il sibilo dei razzi in arrivo, il rombo assordante della guerra, le telecamere che rimandavano di continuo le scene cruente del campo di battaglia: in questa atmosfera, forse come valvola di sfogo, forse come anestetico, il Generale si avvicinò allo Yoga nei pochi momenti che aveva a disposizione.


In questi giorni è appena uscita la seconda edizione del libro arricchita di alcune note di approfondimento e di aneddoti personali. L’immagine di  copertina, vivace e simbolica è stata realizzata dalla figlia Elisa che insieme alla sorella Sofia condividono con il padre la stessa passione.
L’idea di armonico equilibrio diviene palpabile pagina per pagina. Lo stile e il ritmo cadenzano poeticamente incuriosendo e rapendo il lettore nell’intercalare tra Yoga come pratica fisica e meditazione e i tormenti e i dolori che non hanno risparmiato l’autore che riesce empatico per umanità, carisma, intensità e buon esempio.  Al lettore suggerisce la sua “via liberatoria” verso quella dimensione “altra” in cui è possibile trovare pace. Essa riposa nel proprio sé interiore, essenza naturale, senza tempo, senza spazio.
Glossa per glossa, si è portati a riflettere sul rapporto sacrale tra esseri viventi e elementi naturali: “Tra il più piccolo infinitesimo e il più grande infinito quale dei due è contenitore e quale è contenuto dell’altro?” sono le parole con cui si apre la definizione di ATMAN.
“Per quanto tempo sai stare seduto rimanendo vigile in una posizione immobile?” Non solo il quesito è impegnativo ma anche la pratica dell’ASANA, cioè della postura lo è, necessita di un allenamento continuo e costante nel tempo per trarre quel beneficio fisico e mentale che lo Yoga sa offrire.
“Yoga Chitta Vritti Niroda”: lo Yoga quale rimedio calmante dei vortici della coscienza, capace di sedare e sedimentare la mente in uno stato di calma (SUTRA)”. Particolarmente toccante e struggente è la descrizione del passaggio tra la vita e la morte della Madre: il respiro regolare sostenuto dall’apparecchiatura medica, il tracciato nervoso dell’elettrocardiogramma, i rintocchi del battito cardiaco via via sempre più lento, flebile sino a spegnersi. Il nugolo dei pensieri che affastellano la mente mentre perdiamo una persona cara.
Le ventidue parole scelte da Bettelli sono quelle per proporre il “suo Yoga” che non è quello di tipo consumistico né tanto meno solo tecnico quanto piuttosto esistenziale, introspettivo per avvicinarsi con aspirazione all’antica disciplina vedica rivelata, più di duemila anni fa, dal Saggio Patanjali.
Provo grande fascino anch’ io per l’antica disciplina cui mi avvicinai 30 anni fa percependo la grandezza del filone di pensiero, l’utilità a livello fisico e mentale e il prodigioso carattere terapeutico.
Con curiosità  mi sono avvicinata al  compendio di Bettelli per vedere come un soldato si ponesse innanzi a una disciplina così delicata, da maneggiare con cura. Ero interessata a vedere come avrebbe proposto questa complessa corrente di pensiero a cui hanno attinto alcuni tra i più grandi pensatori del mondo. Sono rimasta colpita per lo stile, per il linguaggio, per la sensibilità che affiora chiara e  per la genuinità che vi si respira, riuscendo a trasmettere con generosità le preziose infinite sfumature dello Yoga.
Yoga è “Unione”, unione del corpo fisico con la mente, della materia con lo spirito. Bettelli rende accessibile, anche ai meno esperti, concetti profondi e complessi, accompagnando il lettore offrendogli l’utilità di un glossario da conservare a portata di mano, da sfogliare alla bisogna.
Il libro vuole porre rimedio alla distorsione che l’ “occidentalizzazione” consumistica  ha prodotto riducendo l’antica disciplina indiana ad una specie di ginnastica-stretching praticata per lo più dalle donne per restare in forma, restituendocelo nella  sua più autentica dimensione filosofica.
Lo Yoga non è cercare risposte, ma arrivare a non porre domande!
Comporta un allenamento sapiente del corpo non meno che della mente, lungo la via della meditazione, attraverso la respirazione, fino a riuscire a praticare la capacità di distacco da tutto ciò che è materiale per raggiungere quello stato indescrivibile di “super-coscienza” che fa stare bene.
Così suggerisce Bettelli: “cerco di sedermi e di osservare lo spazio vuoto tra i pensieri.” Lì forse è vero che vi è l’unica comprensione e il silenzio è una forma di devozione, una preghiera.
Consiglio la lettura a tutti, a chi lo Yoga non lo conosce e vi ci si vuole avvicinare, a chi lo conosce e vuole approfondire, a chi è curioso di conoscere lo Yoga del Generale che non vuole essere l’unica soluzione possibile ma proporre un cammino.

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