HomeLa Riflessione

DALL’EVOLUZIONE DELLA PA DIPENDE IL FUTURO DEL PAESE

Intervista a Marco Carlomagno, segretario generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.

DALL’EVOLUZIONE DELLA PA DIPENDE IL FUTURO DEL PAESE

I lavori più richiesti in italia nel 2022
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼𝗺𝗮𝗴𝗻𝗼, 𝗙𝗟𝗣: «𝗣𝗡𝗥𝗥 𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲? 𝗖𝗼𝗻 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗲𝘁𝘁𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗼𝗺𝗮𝗻𝘁𝗶»
Fincantieri: assunzioni con piano industriale 2023-2027

Il nuovo governo guidato dal presidente Meloni ha portato un nuovo inquilino anche a Palazzo Vidoni: il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Il ministro ha recentemente illustrato in commissione alla Camera dei deputati le linee guida del suo dicastero, ponendo l’accento su smart working, semplificazione, digitalizzazione, formazione e PNRR. Obiettivi importanti da raggiungere, ma in che modo? L’abbiamo chiesto a Marco Carlomagno, segretario generale della Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.

Segretario, lo smart working, tema sul quale è stato anche di recente pubblicato il libro “Dimensioni dello smart working” (edito da FrancoAngeli) che contiene un suo importante contributo, è uno degli argomenti più dibattuti. Il ministro Zangrillo ha annunciato uno smart working senza paletti e volto alla valorizzazione dei risultati. Secondo lei, riusciremo a realizzarlo? Occorrerà una riorganizzazione delle Amministrazioni?

Abbiamo apprezzato le dichiarazioni programmatiche del ministro Zangrillo e ora si tratta di capire quali azioni metterà in campo per riprendere un percorso, iniziato con la ministra Dadone e di fatto interrotto, o reso più accidentato da Brunetta. E’ di tutta evidenza che la strada da seguire è quella di superare sia le anacronistiche percentualizzazioni e predeterminazioni del personale che nelle singole Amministrazioni può essere autorizzato allo svolgimento di tale articolazione della prestazione lavorativa, sia quella dell’obbligo della prevalenza della presenza in sede rispetto alle giornate di lavoro agile (introdotta anche per attività totalmente “smartabili”).

Ritengo importante che il ministro abbia condiviso le nostre posizioni, più volte espresse e anche da noi direttamente rappresentategli, di dare la massima flessibilità all’istituto, tenendo conto delle specificità e del grado di digitalizzazione e di organizzazione delle singole Amministrazioni, che sotto questo aspetto hanno diversi livelli di sviluppo.

Sicuramente l’implementazione del lavoro agile va di pari passo con le modifiche organizzative e la modernizzazione delle Amministrazioni per renderlo pienamente uno strumento, non solo di miglioramento della  conciliazione vita-lavoro, ma anche di maggiore efficienza e trasparenza amministrativa. Per renderlo effettivamente e operativamente esigibile, è infatti necessario incoraggiare l’autonomia operativa degli addetti, privilegiare un’organizzazione del lavoro più orizzontale e meno verticistica, lavorare sui singoli processi lavorativi rendendoli più semplificati e digitalizzati.

La digitalizzazione e la semplificazione, strettamente collegate anche allo smart working, necessitano di banche date interoperabili. A che punto siamo?

Nonostante nell’ultimo decennio siano state stanziate risorse e messi in campo progetti operativi per andare verso una piena digitalizzazione delle nostre Amministrazioni pubbliche, bisogna rilevare che a tutt’oggi il nostro livello di informatizzazione è tra i meno sviluppati all’interno dei Paesi dell’Unione Europea, in particolare occupiamo la fascia medio bassa in tale graduatoria.

Il nostro problema non è solo la mancata digitalizzazione dei processi, una parziale informatizzazione delle attività, l’arretratezza tecnologica e la mancanza delle dotazioni delle singole Amministrazioni, che abbiamo visto  drammaticamente manifestarsi nel momento in cui era necessario porre in lavoro agile la quasi totalità del personale a seguito dei lockdown conseguenti all’emergenza pandemica, ma anche come dicevo di un problema di costruzione di qualità delle nostre banche dati; quindi il problema è moto complesso: non solo vi è una mancata interoperabilità delle banche dati, ma spesso abbiamo le singole banche dati non all’altezza della situazione, o addirittura amministrazioni poco digitalizzate, che lavorano ancora essenzialmente sul cartaceo. L’esperienza introdotta agli inizi degli anni novanta di costruire una banca dati efficiente ed  interoperabile dell’amministrazione finanziaria con i dati degli enti erogatori di energia, del Ministero del Lavoro, dell’Inps, dell’Inail e della Guardia di Finanza, che permettesse a tutti i soggetti di avere in tempo reale informazioni necessarie per contrastare l’evasione fiscale, rappresentò un vero, primo segnale di inversione di tendenza. Esperienza poi nei fatti interrotta o non implementata. Oggi abbiamo Amministrazioni virtuose come ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, l’Inail, ma le informazioni difficilmente sono rese disponibili a tutti gli Enti interessati. Basti pensare a quanto avviene all’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro), che dovrebbe coordinare tutte le attività ispettive in tale ambito, senza che esista, al momento, una vera banca dati integrata con Inps e Inail. Il problema non è solo tecnico, ma diciamo anche politico.

Superare le resistenze delle Amministrazioni che spesso sono gelose dei propri dati, e soprattutto decidere a livello politico se vogliamo che veramente le Amministrazioni funzionino, o se invece assecondare gli interessi della cattiva politica a non accelerare fino in fondo sul contrasto all’evasione fiscale, al lavoro nero e al sommerso.

Nel nostro Paese, è evidente come l’efficienza della PA non dipenda solo dalle capacità tecniche e amministrative, ma soprattutto dalle decisioni politiche.

Il premier ha parlato dell’esigenza di un nuovo rapporto tra PA e cittadini, di uno Stato che ascolti le esigenze dei cittadini senza frustrarne le aspettative. Un concetto – questo – da sempre molto caro a lei e alla Flp.

È più di un trentennio che il problema del rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini è all’attenzione della politica e dei governi che si sono succeduti. L’obiettivo di trasformare le relazioni fra Stato e cittadini, superando il concetto di rapporto “Stato vs suddito”, che invece era al centro delle azioni della nostra pubblica amministrazione fino all’inizio degli anni 90, è stato messo in discussione dal tentativo di approcciare i paradigmi che si erano sviluppati nel tempo nel mondo anglosassone e in USA, quelli del new public management.

Rendere le Amministrazioni pubbliche legate alla verifica del rapporto costi benefici, all’individuazione di specifici programmi operativi e di obiettivi da raggiungere, aveva lo scopo sia di massimizzare i costi sostenuti rispetto ai prodotti ottenuti, che di aumentare la produttività e l’efficienza, superando i ritardi e gli arretrati conseguenti ad una visione essenzialmente formale e ipergerarchica di stampo ottocentesco. Sono passati ormai più di 30 anni dalle prime esperienze operative: la trasformazione dell’Inps alle fine degli anni ottanta, la creazione delle Agenzie fiscali alla fine degli anni novanta, il tentativo di creare strutture di tipo agenziale anche nei settori operativi della Difesa, dal Ministero dell’interno con l’Agenzia dei Beni confiscati, all’ex Ministero dei Beni Culturali, agli Esteri, alla Salute etc..

Un’azione a macchia di  leopardo, caratterizzata da luci ed ombre per il mancato coraggio ad attivare vere forme di autonomia organizzativa, gestionale e contrattuale da parte della politica e dalle forti resistenze di settori della burocrazia più vecchia e meno attenta ai bisogni del cambiamento, la cosiddetta burocrazia difensiva, che mette paletti per non assumersi responsabilità nel migliore dei casi, o per mantenere il potere acquisito, e che spesso si alimenta dei ritardi, e rispetto ai bisogni e alle aspettative del sistema Paese.

Come FLP siamo fortemente impegnati, fin dal momento della nostra costituzione come sindacato, per superare queste incrostazioni che spesso sono anche fonte di possibile corruzione; per noi le nuove modalità di articolazione del lavoro, la valorizzazione del personale, il diritto alla carriera, i riconoscimenti economici, le innovazioni organizzative e procedurali, la digitalizzazione, sono il grimaldello per rendere le nostre Amministrazioni  più trasparenti, case di vetro, nel pieno rispetto della carta costituzionale.

Il PNRR deve ora essere “messo a terra” attraverso la realizzazione dei progetti. Questo è un passaggio delicato e non semplice, quali sono – a suo avviso – i rischi connessi?

I progetti del PNRR sono sicuramente ambiziosi e rappresentano una formidabile occasione di realizzare significativi investimenti che abbiano caratteristiche riformatrici infrastrutturali a regime. Insomma, l’Unione Europea dà un preciso segnale all’Italia, ovvero che sulla PA è necessario investire e non tagliare.

Al momento siamo nella fase progettuale e molti degli obiettivi considerati raggiunti non hanno ancora prodotto risultati perché, per l’appunto, ora bisogna passare alla fase attuativa. In altri casi invece la situazione è più delicata, perché manca ancora anche la parte cosiddetta di predisposizione del Piano. L’approccio finora avuto, principalmente nella fase di avvio dei progetti, non ci ha convinto. Le assunzioni, pur velocizzate e semplificate, non sono sufficienti nel numero necessario a coprire le enormi vacanze di organico, sono in gran parte a tempo determinato e quindi precarie, e la necessità della velocità dei tempi di reclutamento non ha permesso di selezionare personale già pronto per lavorare su specifici progetti. Scontiamo quindi il gap di Amministrazioni che ora si scoprono nevralgiche, abbandonate da anni, con organici ridotti e personale non valorizzato. A questo si aggiungono i ritardi tecnologici di cui abbiamo parlato sopra, la formazione ridotta al lumicino, profili professionali totalmente assenti, nonostante da anni come FLP rivendichiamo la necessità di nuove assunzioni dedicate, percorsi di carriera mirati, formazione continua e specialistica.

Trent’anni di mancati investimenti, di esternalizzazioni selvagge, di appalti discutibili, non si azzerano nell’arco di un anno. Per dare effettività e mettere a terra, come si dice, il PNRR è necessaria un’inversione di tendenza, che avrà comunque i suoi tempi e che dovrà prevedere un piano di reclutamento più ampio e specifico, unitamente al pieno utilizzo di tutte le leve che sono necessarie per il buon funzionamento di un’Amministrazione: formazione, valorizzazione del personale, nuovo ordinamento professionale, investimenti tecnologici, cura del benessere e del clima interno.

A breve entreremo nel nuovo anno, che preoccupa non poco i lavoratori a causa della forte inflazione e dei rincari. Ci saranno le risorse per il rinnovo contrattuale del triennio 2022-2024?

I Contratti rinnovati nel 2022 hanno riguardato un triennio già scaduto (e non tutti i settori in quanto alcuni aspettano ancora il CCNL 2019/2021).

Quei contratti hanno avuto un buon impatto sul nuovo ordinamento professionale e dei miglioramenti rispetto ad alcune questioni, come il diritto alla salute o il sistema di partecipazione che erano stati notevolmente peggiorati con il CCNL precedente da noi, come è noto, fortemente avversato. Ma risentono, però, in modo purtroppo significativo, dei ritardi con i quali si avviano e concludono i negoziati, basandosi sul meccanismo dell’inflazione programmata al netto dei costi energetici, già inaccettabile a regime, figuriamoci in una fase in cui l’inflazione sta salendo alle stelle.

In questi anni i lavoratori pubblici, per il combinato disposto delle scarse risorse stanziate dai governi e il blocco dei contratti disposto per legge per circa un decennio, hanno visto il loro potere di acquisto ridursi di circa il trenta per cento, e il rialzo dell’inflazione, dovuto all’invasione russa in Ucraina che probabilmente si protrarrà ancora per un tempo non prevedibile, comportano che di rinnovo dei contratti si possa e si debba parlare da subito.

La risposta non può essere l’indennità di vacanza contrattuale corrisposta, assolutamente insufficiente e risibile, e tantomeno lo stanziamento previsto nella legge di bilancio 2023 pari all’1,5%.

Una crescita di salari e stipendi adeguata all’andamento del costo della vita permette non solo di tutelate il potere di acquisto, ma anche di rilanciare i consumi, evitando il rischio recessione.

Il ministro Zangrillo ha dichiarato di comprendere il problema e conta di affrontarlo nei prossimi mesi, con l’auspicio che migliori la congiuntura economica e internazionale.

Diciamo con chiarezza che come FLP intendiamo batterci da subito per rinnovare i CCNL scaduti a dicembre 2021 e farlo con criteri e metodologie nuove, che tengano conto della situazione in corso, e con stanziamenti adeguati. Questioni che riproporremo nei prossimi giorni e che riguardano anche la consistenza dei fondi del salario accessorio, la loro implementazione anche mediante il pieno utilizzo delle risorse proprie, l’aumento dei buoni pasto, con l’obiettivo che alla contrattazione nel lavoro pubblico si applichino anche gli strumenti di tassazione agevolata del salario aziendale previsti nel privato, dei fringe benefit, e di tutti gli strumenti di welfare aziendale.

A cura di Mara Passafiume

Fonte: Confederazionecgs.it

Commenti