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Bugiardi patologici: esistono? Come riconoscerli

Raccontare menzogne su di sé può essere un disturbo psichiatrico e un impulso non controllabile. Esistono due tipologie di mentitori: il manipolatorio e l’insicuro. Chi sono e come comportarsi

Bugiardi patologici: esistono? Come riconoscerli

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Sono storie da cronaca a volte con risvolti drammatici o storie intime di persone che vedono crollare il mondo che hanno costruito: parliamo delle vite dei bugiardi patologici, una categoria che attira il biasimo generale, ma che comprende individui non sempre in malafede. Raccontare menzogne su di sé può essere un disturbo psichiatrico e un impulso non controllabile. Nella vita i mentitori seriali costruiscono una realtà fittizia che spesso viene smascherata e a quel punto di trovano soli. Eppure, andrebbero aiutati. Ecco come comportarsi.

Le classificazioni

Nel 1891 lo psichiatra tedesco Anton Delbrück coniò il termine «pseudologia fantastica» per descrivere un gruppo di pazienti che, per impressionare gli altri, inventavano azioni stravaganti che li presentavano come eroi o vittime. Questo argomento è tornato in auge in un nuovo libro degli psicologi americani Drew A. Curtis e Christian L. Hart, di cui si parla in un articolo sul New York Times, che propongono di aggiungere al «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali» un nuovo disturbo dal nome: «Menzogna Patologica». Questa categoria di mentitori, sostengono gli psicologi, potrebbe trarre beneficio da terapie comportamentali.

Bugiardi patologici narcisisti

«Non c’è ancora una vera classificazione da manuale psichiatrico per questo disturbo – conferma Paola Mosini, psicoterapeuta di Humanitas Psico Medical Care —, il mentitore, però, può rientrare, con il suo comportamento, in alcune categorie di disturbi di personalità ben specifiche: ad esempio il disturbo narcisistico, il disturbo antisociale, il disturbo border line; con due distinzioni fondamentali che discendono dallo scopo delle bugie. C’è chi mente per proprio tornaconto (spesso anche tangibile o economico) e chi lo fa per abbellire la propria immagine. Nel primo caso si parla di un bugiardo manipolatorio, nel secondo di un bugiardo insicuro».
È consueto considerare i mentitori seriali definendoli «sfruttatori e calcolatori», ma gli psicologi hanno iniziato a fare alcune distinzioni: il secondo profilo non è in linea con il tradizionale inquadramento di questi soggetti. Questo mentitore, che si può chiamare per brevità, «insicuro» è un soggetto spesso bisognoso e desideroso di approvazione sociale, di solito senza precedenti penali o problemi legali, spesso afflitto da sensi di colpa e rimorsi.

Chi è insicuro

«Il “vero” bugiardo patologico è tendenzialmente un manipolatore, un antisociale, una persona sadica, non empatica, anaffettiva, spesso moralista – spiega Mosini —: questo è il profilo più problematico, che quasi mai arriva a essere consapevole della gravità delle sue azioni. Si tratta di una persona che inganna per avere un tornaconto personale. Anche il criminale seriale, con varie sfumature, ha questa personalità narcisista-maligna. Vede gli altri come vittime, persone da ingannare che devono semplicemente asservire a un interesse, in ambito di lavorativo, ma anche in ambito affettivo. Invece i bugiardi più “innocenti” e innocui, che fanno un danno soprattutto a livello di relazioni e spesso ne pagano un prezzo elevato, sono coloro i quali hanno la tendenza a mentire per bassa autostima, per il timore di deludere le aspettative». Si pensi ai casi di cronaca dei ragazzi che mentono sugli esami sostenuti all’Università. Mentire diventa un «meccanismo di difesa», qualcosa che si fa per calmare l’ansia da prestazione.

Impulso incontrollabile?

«In realtà il bugiardo è comunque una persona che ha una sua fragilità di fondo, che sia manipolatorio o no – osserva Mosini —. Il tipo non manipolatorio è un soggetto profondamente insicuro che “deve” iniziare a vendersi per quello che non è. In seguito, trova sempre più facile continuare a mentire piuttosto che dire la verità. Sono persone che si rendono conto delle menzogne, ma fanno fatica a uscire dal meccanismo. Spesso provano un profondo senso di vergogna rispetto e a quello che sono e a quello che raccontano».
Quello a mentire è davvero un impulso incontrollabile? «Ci sono sicuramente quadri dove la persona perde il concetto di confine con la realtà ed entra in questo mondo fantastico che ha costruito e da cui è sempre più difficile uscire. Quando la bugia viene smascherata, non è facile gestire il senso di vergogna che si può provare: può essere estremamente frustrante e doloroso».

Come comportarsi

Che cosa si può fare quando le menzogne vengono a galla? «Bisogna cercare di lavorare sulla motivazione interna e spingere queste persone verso un percorso psicoterapico – dice l’esperta —. È necessario un lungo cammino che arriverà anche alla ricostruzione della loro identità, perché un soggetto abituato a mentire da sempre ha costruito un altro se stesso e quindi deve ritrovarsi». A volte queste persone sono deluse da se stesse e preferiscono vivere nel mondo falso, ma abbellito, che si sono costruite, piuttosto che in quello meno scintillante e magari più difficoltoso che hanno intorno.
C’è un modo per capire di essere di fronte a un mentitore seriale? «A volte è veramente difficile, perché spesso sono persone molto intelligenti, dato che ci vuole una discreta energia intellettiva e una buona fantasia per costruire certe realtà parallele». Non è facile che le bugie emergano da sole, allora, spesso è la rete di conoscenze a insinuare qualche dubbio nei famigliari che poi iniziano a indagare. Classificare questo comportamento come sintomo di un disturbo di personalità, però, permette anche alle vittime delle bugie di comprendere e aiutare. A livello sanitario, la giusta identificazione del problema può favorire i trattamenti più pertinenti e scalfire il pregiudizio che queste persone «non cambieranno mai».

Fonte: Il Corriere.it

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