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Lago Turkana: prima vera guerra climatica?

Ai piedi del Monte Kulal, in Kenya, si trova il Lago Turkana. Nei tardi pomeriggi africani, quando il sole sta tramontando ed il vento del Monte Kulal si placa, la superficie del Lago Turkana si colora di un verde molto simile alla giada, grazie a delle particolari alghe che lentamente risalgono in superficie. “Mare di Giada”, così viene definito il Lago Turkana, sulle cui rive è nata l’umanità e sulle quali vi abitano le più antiche tribù africane.

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Il Lago Turkana si estende per circa 300 km fino al confine con l’Etiopia. Se un tempo era collegato al sistema idrografico del Nilo, oggi presenta un solo immissario, il fiume Omo, che scende dagli altipiani etiopici. Il lago è di natura lacustre endoreica – ossia senza sbocco sul mare – e ciò fa sì che il livello delle sue acque sia soggetto non solo alle precipitazioni ma anche al grado di evaporazione, come nel caso del lago Assal, nella Repubblica di Gibuti. Il Lago Turkana è altresì unico nel suo genere: è il lago più alcalino e permanente in aree desertiche al mondo e sulle sue sponde, e nelle aree limitrofe paludose, si sviluppa un delicato ecosistema di predatori ed erbivori. Le popolazioni che si affacciano sulle sue acque hanno vissuto per secoli isolate dal mondo esterno, vivendo in un costante rapporto simbiotico e biocentrico. Nel corso del tempo, infatti, la ricerca dei corsi d’acqua non solo ha permesso ai villaggi di prosperare, ma anche di scoprire nel corso del XIX secolo antiche tribù attraverso diverse missioni esplorative che penetrarono nelle zone più profonde e nascoste dell’Africa. Per queste popolazioni, il rapporto con l’acqua è vitale e senso di comune appartenenza. Tuttavia, il restringimento del lago desertico più grande del mondo ha innescato una battaglia per la sopravvivenza tra le tribù nomadi al confine tra Kenya ed Etiopia. Così, i pastori Turkana, che vivono a Todoyang, l’ultimo villaggio keniota prima del confine con l’Etiopia, che hanno da sempre portato il bestiame al pascolo sulle rive del lago, si trovano oggi a combattere con la tribù etiope dei Dassanech, anch’essi da sempre pastori sul Lago Turkana. Entrambe le tribù hanno trovato un nuovo modo di sostentamento a causa del cambiamento climatico, passando dall’allevamento alla pesca. Se il commercio fra le tribù è sempre stato caratterizzato dallo scambio di bestiame, cibo, stoffe e perline, più recentemente è stato caratterizzato dallo scambio di proiettili e pistole: queste servono a proteggere la terra e le paludi sulle quali gli abitanti delle tribù rivendicano i propri diritti. Il cambiamento climatico ha così trasformato lentamente le abitudini economico-commerciali di queste tribù. L’Università di Oxford ha affermato che in circa cinquant’anni, e per la precisione tra il 1967 ed il 2021, la temperatura della regione è aumentata di circa 3 gradi, comportando una diminuzione di questa preziosa risorsa idrica. Nel periodo di aprile-maggio, quando solitamente la pioggia è più abbondante, si registra oggi una diminuzione costante delle precipitazioni; se l’analisi viene estesa ad altri dieci laghi tutti posizionati all’interno della Rift Valley, si nota come solo il lago Turkana sia in fase di restringimento mentre i laghi limitrofi e geolocalizzati in Kenya centrale, per esempio, stanno crescendo in dimensioni. 

Il cambiamento climatico sta pesando anche sulle vite delle persone che sulle sponde del Lago Turkana vivono quotidianamente: la National Drought Management Authority (NDMA) del Kenya ha pubblicato nel 2017 un rapporto dal nome “Ending Drought Emergencies in Kenya”: le persone colpite dalla siccità dal 2013 al 2017 sono passate da 1 a 2,5 milioni. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha affermato che nel 2030 l’Africa sub-sahariana diventerà la regione con la più alta mortalità al mondo attribuibile alla crisi climatica.

Negli ultimi decenni il fiume Omo ha visto diversi progetti atti a migliorare la distribuzione idrica, con un peggioramento però dei rapporti interregionali. L’area è infatti oggi al centro dell’interesse di molti investitori multinazionali: a est del Lago Turkana è stato completato nel 2018 il Wind Power Lake Turkana, il più grande parco eolico africano, che rappresenta il 15% del mix energetico di tutto il Kenya, mentre sulle sponde ad ovest del lago si individuano ingenti investimenti di compagnie petrolifere internazionali volti a supportare massicce attività di esplorazione, fra le tante la Tullow Oil. Il richiamo a queste ricchezze ha segnato l’aumento della popolazione addirittura del 500%. Al controllo del vento e del petrolio, si aggiunge quello dell’acqua: controllare il bacino del Lago Turkana significa controllare geopoliticamente le risorse idriche ed il loro accesso, approvvigionamento indispensabile per moltissime tribù del luogo. Malgrado l’inserimento nel 1997 di tre diverse aree del Lago Turkana nel World Heritage Site, di cui Kenya ed Etiopia ivi costituiscono parte statale, quest’ultima ha portato avanti l’immenso progetto sul fiume Omo della Diga Gibe III, completata nel 2016 e che sta irrimediabilmente destabilizzando l’ecologia del bacino, la stagionalità del lago stesso, e l’irrigazione circostante, dal momento che il fiume Omo garantisce più dell’80% dell’afflusso di acqua dolce al Lago Turkana. Inutile la dichiarazione di Human Rights Watch (HRW) e difficile il lavoro della ONG Friends of Lake Turkana.

Oggi il conflitto tra le tribù dei Turkana e dei Dassanech può essere ricondotto a cinque cause specifiche, così descritte da Patrick Devine, presidente esecutivo e co-fondatore dello Shalom Center for Conflict Resolution and Reconciliation: la cattiva gestione – e non la scarsità – delle risorse ambientali, la variazione culturale tra i due gruppi etnici, il territorio conteso, la mancanza di istituzioni governative di base – come tribunali, scuole, ospedali – ed il quinto e ultimo è la proliferazione delle armi in entrambe le tribù, con una media di due fucili a famiglia per entrambe le comunità.

Malgrado il cambiamento climatico, di cui le tribù non sono purtroppo a conoscenza, la vita qui si modifica secondo i ritmi della natura. Per i pastori Turkana e Dassanech il confine non esiste: è friabile e mobile come il loro divenire. Tramite la loro mobilità, i pastori rispondono alle variabili del clima e del loro territorio, partecipando al suo cambiamento: per questo motivo le popolazioni del Lago Turkana sono definite “resilienti”; camminano, e sono mobili tanto quanto i loro villaggi. Camminano, e non si fermano mai.

Fonte: Geopolitica.info

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