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Gli scenari per l’ Indo-Pacifico

La guerra in Ucraina ha avvicinato gli interessi giapponesi a quelli del blocco Nato come mai prima d’ora. La minaccia cinese su Taiwan, la libertà di navigazione, il concetto strategico della Nato, l’agenda di Tokyo rispetto alla Russia, sono solo alcuni temi trattati durante il convegno “Eu-Japan security cooperation following Russia’s war in Ukraine” organizzato dall’Istituto Affari Internazionali

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Il Giappone e l’Europa, il nuovo Concetto Strategico Nato e la Cina, Taiwan e l’Ucraina: argomenti solo apparentemente distanti, rispetto ai quali il convegno “Eu-Japan security cooperation following Russia’s war in Ukraine”, organizzato dall’Istituto Affari Internazionali, ha delineato una serie di denominatori comuni, collegamenti e reazioni anche interconnesse.

Stati Uniti e Strategia di Sicurezza Nazionale

Murano allarga l’articolazione della sua riflessione agli Stati Uniti, invitando a guardare come dal 2018, lgli anni della presidenza Trump, la strategia di sicurezza nazionale abbia modificato i propri assunti: “Oggi si parla di competizione tra grandi potenze e si ravvisa un consenso diffuso sul fatto che dobbiamo concentrarci sulla Cina e sull’area dell’Indo-Pacifico. La tragedia che vediamo in Ucraina ha avuto il merito di svegliare le coscienze delle classi dirigenti europee, mostrando come le guerre di invasione e di conquista siano ancora presenti nell’età contemporanea, e siano una minaccia reale”.

La strategia di sicurezza nazionale, recentemente rinnovata dell’amministrazione di Joe Biden riconosce nella Repubblica Popolare l’unico competitor che detenga capacità reali di alterare l’ordine internazionale. “Ma ciò che è interessante notare — per Murano — è che per la prima volta gli Stati Uniti si ritrovano ad avere a che fare con un limite operativo: ovvero, non sono in grado di mantenere lo stesso livello di attenzione sulla Cina e sulla Russia contemporaneamente, non si può fare la guerra a tutte e due”.

L’esperto dell’Hudson Institute ricorda come durante la Guerra Fredda, l’equilibrio militare globale vedeva l’Unione Sovietica possedere una superiorità convenzionale sul suolo europeo, mentre gli Stati Uniti hanno per lungo tempo detenuto la primazia missilistica nucleare. “Oggi quell’equilibrio è invertito. Sul suolo europeo, la Nato possiede la superiorità convenzionale, mentre nell’Indo-Pacifico la Cina detiene una strike capability superiore, soprattutto per quanto riguarda i missili a medio raggio (mid-range). Da qui discende la necessità, per il campo occidentale, Stati Uniti in testa, di ampliare le proprie forze convenzionali, un obiettivo non semplice date le risorse limitate a disposizione”.

Escalation nucleare

“Le persone in Giappone sono piuttosto preoccupate dalle capacità nucleari raggiunte da Pechino, e considerano verosimile che la Cina ricatti Taiwan tramite il nucleare, come la Russia fa con l’Ucraina”, fa notare Murano. E dunque, se ci fosse un’invasione, e se gli Stati Uniti intervenissero a supporto, esisterebbe un problema di escalation? “Il pubblico giapponese — risponde — preferisce non considerare questa eventualità. Un vero e proprio tabù, dovuto naturalmente alla storia di Hiroshima e Nagasaki”.

Scenari di guerra

Se la Cina invadesse Taiwan? Per Murano la questione chiave per la resistenza di Taipei – e quindi per i suoi alleati – sarebbe quella delle linee di supporto logistico.

Possiede pochi porti sulle sue coste orientali e il People’s Liberation Army (Pla, le forze armate cinesi) potrebbe facilmente prevedere quali rotte verranno utilizzate. Da questo scenario si deduce che, se vorranno operare efficacemente nell’area, gli Stati Uniti e gli alleati dovranno necessariamente “acquisire la superiorità aerea e marittima, due campi in cui la Cina è un rivale di tutto rispetto”.

Esistono poi problemi di ordine politico, di nuovo come in Ucraina. “I leader statunitensi autorizzerebbero un attacco contro il mainland cinese? Sinceramente  non credo che Biden sia davvero preoccupato di un’escalation nucleare in Ucraina, ma su Taiwan lo sarebbe eccome. D’altra parte nemmeno Pechino gode di capacità illimitate. La superiorità missilistica è un ottimo elemento di difesa, ma a parte quello non sembra che possano realmente portare avanti un’invasione efficace”, riflette l’analista.

Triangolo Europa-Giappone-Nato

La triangolazione tra Europa e Giappone è uno dei temi degli affari globali, mossa sia a livello di cooperazione economica-commerciale con gli avvicinamenti tra Tokyo e Bruxelles, sia nel framework militare — come raccontato la partecipazione nipponica al recente Nato Summit di Madrid. Avvicinamenti legati anche alla nuova postura — più dura — dell’Europa nei confronti della Cina, al nuovo Concetto Strategico Nato, alla lettura che Tokyo fa della guerra in Ucraina.

Marc Ozawa, analista del Nato Defense College, ha spiegato che il Giappone è l’unico membro del G7 a non essere anche membro della Nato, ma è parte del gruppo dei partner, una delle tre categorie di collaborazione con l’Alleanza Atlantica, e si concentra quindi sulla cooperazione nel senso di interoperabilità delle forze. “La guerra in Ucraina ha spinto verso una convergenza di interessi tra Tokyo e la Nato, date le sue implicazioni per la sicurezza globale”, ha spiegato.

Concetto Strategico Nato

“Il Concetto Strategico Nato — continua — è un modo per l’Alleanza di comunicare come percepisce l’ambiente securitario, e di segnalare in che direzione vuole andare in futuro. È un esercizio che definisce l’identità della Nato come alleanza militare basata su valori”.

Per questo il nuovo Strategic Concept uscito dal summit di Madrid presenta alcune novità rispetto al documento precedente. Intanto, si dà rilevanza alla trasparenza e al coinvolgimento del pubblico, i non addetti ai lavori. “Poi mi sembra che questo documento guardi molto al futuro, a differenza del precedente che ancora si concentrava molto sui temi legati alle Torri Gemelle e ancora a dinamiche della Guerra Fredda”, fa notare Ozawa. E di quel futuro è parte anche la cooperazione Nato-Giappone.

“Oggi non ci sono più riferimenti alla guerra al terrorismo, ma piuttosto si parla di un senso di incertezza sul futuro per cui bisogna essere preparati. Vi è un’enfasi sulle minacce militari convenzionali, e uno slittamento dalla forward presence forward defence sul fianco Est dell’Alleanza, una postura molto più impegnativa da sostenere, poiché prevede l’esistenza di una reale minaccia alle porte”, spiega l’esperto.

Nel documento, come noto, la Nato identifica tre priorità: deterrence defensecrisis prevention and managementcooperative security. E si pone molta più enfasi sulla prevenzione delle crisi. In questo quadro, il ruolo del Giappone è quello di un partner chiave.

Giappone e Taiwan

“Il Segretario Generale, Jens Stoltenberg, cita spesso Tokyo — fa notare Ozawa — e siamo stati tra i primi a proporre soluzioni ai Paesi europei per mitigare la carenza di gas. In uno scenario di guerra a Taiwan, il Giappone potrebbe giocare un ruolo importante anche nel dominio cyber, oltre che nella logistica e nella comunicazione a supporto dell’isola. Anche se non credo che la Nato giocherebbe un ruolo di coinvolgimento diretto nelle operazioni militari nell’Indo Pacifico, ma sicuramente stiamo vedendo una grande cooperazione tra Giappone e Stati Uniti, Regno Unito e Francia in termini di esercitazioni congiunte e sviluppo della catena di command and control.”

Fonte: Formiche.net

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