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Una nuova governance globale delle catene del valore per frenare l’ inflazione

Per l’Italia la crescita dei prezzi a maggio è stata di quasi il 7% su base annua, la più alta dal marzo 1986, fortemente sospinta dal rincaro di beni energetici e alimentari

Una nuova governance globale delle catene del valore per frenare l’ inflazione

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Disancoraggio. Un termine che di questi tempi in economia non riguarda navi in procinto di salpare o che hanno perso gli ormeggi, ma si riferisce alla situazione di una inflazione “fuori controllo”, quando cioè le aspettative di incremento dei prezzi futuri rischiano di causare una spirale che potrebbe portare alla loro auto-alimentazione.

Nel volgere di pochi mesi siamo passati a due opposti: dal pericolo della deflazione, ossia di un decremento dei prezzi accompagnato da una riduzione dell’attività economica, alla piena ripresa dell’inflazione.

Per l’Italia la crescita dei prezzi a maggio è stata di quasi il 7% su base annua, la più alta dal marzo 1986, fortemente sospinta dal rincaro di beni energetici e alimentari e, nonostante tutto, la situazione è migliore di quella media europea dove l’aumento dei prezzi è dell’8,1%.

La componente strutturale dell’inflazione, quella cosiddetta “core”, è comunque in Europa molto più bassa (a differenza della situazione americana) e diverse cause dell’aumento dei prezzi potrebbero essere transitorie, come la guerra russo-ucraina, ma oggi in tanti si interrogano se questa situazione permarrà nel futuro, innescando una rincorsa prezzi-salari.

Per comprendere meglio la questione dobbiamo passare ancora una volta per le “famigerate” catene del valore, cioè per i processi di produzione di semilavorati, ossia di beni che vengono inseriti in altri beni. Rispetto ai grandi periodi di inflazione del passato dovuti agli shock petroliferi questa è la più importante novità: oggi circa la metà del commercio mondiale passa per questi processi. E infatti registriamo una forte accelerazione dei prezzi dei beni intermedi che si è riflessa in una crescita del 9% dei prezzi all’importazione. Oltre al fortissimo rincaro delle materie prime anche tutte le componenti della filiera dei beni intermedi stanno registrando forti variazioni, con una accelerazione dei costi della logistica, dei trasporti via mare, ecc.

Perciò l’incremento dei prezzi non è originato soltanto dal pur fortissimo aumento dei prezzi delle materie prime, ma si deriva dall’intero circuito di sub-fornitura, fatto di molteplici segmenti, oltre ai soli input produttivi.

L’organizzazione del lavoro per catene del valore è uno dei principali portati della globalizzazione, che ha permesso una continua riduzione dei costi fino ad alcuni anni fa, consentendo anche di tenere sotto controllo i processi inflattivi. Ma adesso è proprio l’organizzazione delle catene del valore, e in diversi casi la loro lunghezza, a rappresentare un importante fattore di crescita dei prezzi.

Perciò non si tratta solo di capire se i costi delle materie prime energetiche ed alimentari, terminati gli shock primo tra tutti quelli della guerra russo ucraina, torneranno in linea con i valori del passato, ma di porsi il problema di quanto l’attuale configurazione delle catene del valore (e delle singole componenti produttive e logistiche) potrà permanere nel futuro.

E qui entra anche la questione di come si è modificato negli anni il peso delle diverse economie mondiali. Rispetto all’inizio del secolo l’incidenza delle economie emergenti, strettamente inserite in questi processi, è divenuta superiore a quella delle economie avanzate, con una inversione di posizioni destinata a durare nel tempo incidendo proprio sulla questione delle catene del valore.

Il disegno di queste catene rischia in altri termini di trasformarsi in un fattore di instabilità sistemica, di cui l’incremento dei prezzi è il fenomeno attualmente più visibile.

In un contesto geo-politico dove l’utilizzo delle sanzioni economiche e relative ritorsioni, anche indipendentemente da episodi bellici, è diventata prassi generalizzata, il tema è centrale per il prossimo futuro, soprattutto se consideriamo che la quota di commercio mondiale dei paesi con la minore stabilità politica nella graduatoria World Bank è cresciuta nel tempo passando dal 16% del 2000 al 29% nel 2018 e nei prossimi anni potrebbe arrivare fino all’80% la quota di commercio che coinvolge paesi che hanno peggiorato la propria stabilità politica.

Perciò il problema del “disancoraggio” non può essere affrontato solo nei singoli paesi, ma si traspone su scala globale e diviene un aspetto di organizzazione complessiva del commercio internazionale su cui poco possono fare le politiche monetarie come riconosciuto recentemente dal Governatore della Banca d’Italia: “l’aumento dei corsi delle materie prime non può essere contrastato direttamente dalla politica monetaria”.

Ritorna quindi il tema della governance globale per affrontare anche questa problematica ed è attualissimo il richiamo, fatto dallo stesso Governatore, a un suo illustrissimo predecessore, Luigi Einaudi, che scrivendo in mezzo alla Seconda Guerra mondiale sosteneva: “gli stati nazionali sono sempre meno influenti a fronte dello sviluppo dell’interdipendenza economica su scala planetaria”. Gli episodi di questi ultimi mesi sono una ulteriore riprova della preveggenza di Einaudi, e anche della strada da seguire, che pure in questo caso passa per la ricostituzione di un nuovo clima di multilateralità nelle relazioni internazionali.

Fonte: Huffpost.it

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