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La Guerra nello Yemen potrebbe diventare internazionale

La Guerra nello Yemen potrebbe diventare internazionale

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The diplomatic waltz rounds of the United Arab Emirates

Forti esplosioni, una nuvola di fumo dalla zona dell’aeroporto, rumore di ambulanze verso le infrastrutture del più importante scalo cittadino. Il 17 gennaio scorso Abu Dhabi si è risvegliata così. Uno scenario di guerra mai visto da queste parti. Nemmeno nel 1991, quando l’appoggio dato agli Usa contro l’Iraq di Saddam Hussein ha fatto temere le autorità dell’emirato di finire nel mirino degli scud della Guardia Repubblicana di Baghdad. Gli Emirati Arabi Uniti si sono così ricordati di essere in guerra. La capitale, con i suoi moderni grattaceli e il suo grande aeroporto crocevia del traffico aereo mondiale, per alcune ore ha trattenuto il fiato. Ma è l’intero medio oriente adesso a preoccuparsi. Quanto avvenuto ad Abu Dhabi potrebbe essere l’emblema della definitiva internazionalizzazione di un conflitto quasi dimenticato, quello dello Yemen.

I raid Houti su Abu Dhabi

Il 18 gennaio, a 24 ore dalle esplosioni negli Emirati, gli Houti hanno rivendicato l’azione. Il movimento filo sciita, appoggiato da Teheran, ha voluto così colpire uno dei principali attori della guerra yemenita. Abu Dhabi infatti con le sue forze è il principale alleato dell’Arabia Saudita, vera artefice dell’operazione militare anti Houti partita nel marzo 2015. Un alleato per la verità non così allineato. Dal 2019 infatti gli emiratini si muovono in modo più autonomo rispetto a Riad, appoggiando il cosiddetto “Consiglio di transizione del sud”. Si tratta di un gruppo indipendentista che rivendica una nuova secessione, a distanza di 30 anni dall’unificazione, del sud dello Yemen. Ad ogni modo però, non è mai mancata la linea contraria agli Houti sposata all’origine del conflitto. Il movimento filo sciita, che controlla la capitale Sana’a dal settembre 2014, ha voluto alzare il tiro. Dalle loro basi yemenite, i miliziani sciiti hanno lanciato missili e droni verso Abu Dhabi colpendo pesantemente l’aeroporto.

In particolare, gli ordigni sono caduti in prossimità di alcune aree di stoccaggio della società Adnoc, l’azienda petrolifera emiratina. Si è sviluppato un vasto incendio che ha causato almeno tre vittime e ha recato seri danni ad alcune infrastrutture. Oltre alla rivendicazione giunta il giorno dopo, a confermare l’origine degli attacchi sono state le stesse autorità di Abu Dhabi. Costrette, queste ultime, ad ammettere di essere state colte di sorpresa dall’azione degli Houti. Il 24 gennaio altri ordigni sono stati lanciati verso il territorio emiratino. Questa volta però sono stati attivati i Patriot americani e non ci sono stati grossi danni a terra. Il ministero della Difesa ha confermato che con le forze di Washington presenti nell’area si è avviata una collaborazione per sventare la minaccia. L’ultimo episodio del genere in ordine di tempo è arrivato il 31 gennaio. In questo caso sarebbe stato lanciato un missile dallo Yemen, il quale è stato intercettato e non ha colpito le città principali del Paese. L’attacco però ha avuto un’importante valenza simbolica essendo avvenuto durante la prima visita di un presidente israeliano ad Abu Dhabi.

Cosa sta accadendo nello Yemen

L’aumento della tensione nell’area ha coinciso con una recrudescenza della guerra nello Yemen. Il 2021 si è concluso con importanti avanzate degli Houti nelle zone di Hobeida, importante città portuale, e di Marib, principale polo petrolifero del Paese. Così facendo la milizia filo sciita ha messo in maggiore difficoltà la coalizione a guida saudita. E in particolare le forze del governo ufficialmente riconosciuto, quello cioè del presidente Hadi. Una circostanza che ha imposto a Riad un’accelerazione nelle operazioni militari. L’aviazione dei Saud da gennaio in poi ha pesantemente bombardato Sana’a e le postazioni Houti attorno Marib. In contemporanea, le forze terrestri vicine al governo ufficiale hanno iniziato ad avanzare nell’area di Harib. Per la prima volta dopo diverso tempo la coalizione saudita ha ripreso l’iniziativa sul campo. Ed è forse questa la vera novità del 2022: dopo mesi di successi militari, raggiunti nonostante una minore disponibilità di risorse rispetto agli avversari, gli Houti stanno rischiando di andare in difficoltà e perdere terreno.

Si spiega in questo modo quindi la risposta molto forte dei miliziani sciiti. Anche perché il lancio di ordigni verso territori stranieri non ha riguardato soltanto gli Emirati Arabi Uniti, ma la stessa Arabia Saudita. Non è però l’unico motivo che ha portato gli Houti a impiegare maggiormente gli ordigni contro i propri principali nemici. C’è stato infatti un salto in termini qualitativi delle munizioni detenute dai miliziani. Prima di questo mese di gennaio gran parte degli attacchi in territorio straniero, in cui ad essere stata presa di mira è stata unicamente l’Arabia Saudita, veniva effettuata tramite versioni rielaborate di vecchi missili scud di fabbricazione sovietica. Erano armi in mano alla Guardia Repubblicana, il corpo d’élite dell’ex esercito yemenita fedele all’ex presidente Saleh e vicino agli Houti. Adesso a essere impiegati sono anche i droni, molto più pericolosi per la contraerea avversaria. É molto probabile, secondo le voci circolanti da qualche settimana in ambito diplomatico, che il gruppo filo sciita sia riuscito a sviluppare nuovi progetti militari anche grazie a nuovi aiuti giunti da Teheran.

Lo spettro di una internazionalizzazione del conflitto

Il coinvolgimento di più Paesi è in qualche modo l’aspetto più temibile delle ultime settimane. Non più soltanto l’Arabia Saudita, come fino a qualche anno fa, ma adesso anche gli Emirati sono nell’occhio del ciclone. Senza poter escludere nei prossimi mesi che nel mirino degli Houti possano finire altri alleati dei Saud. Le fiamme ad Abu Dhabi e i ripetuti tentativi di colpire tanto il territorio emiratino quanto quello saudita suggeriscono un’evoluzione “internazionale” della guerra. Tanto più che all’interno dello Yemen la situazione si sta facendo decisamente incandescente. La coalizione filo saudita, in appoggio al governo ufficiale yemenita, sta provando a recuperare diverse posizioni mentre i combattenti Houti si stanno difendendo con tutti i mezzi a disposizione. Nessuno spiraglio, almeno per il momento, è lasciato a un dialogo tra le parti.

Fonte: Insiderover.it

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