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Senza auto né strade, con metà umani e metà robot (ma zona Tax Free)

Così, sulle sponde del Mar Rosso, prende vita la città del futuro

Senza auto né strade, con metà umani e metà robot (ma zona Tax Free)

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Neom, dal greco neo e dall’arabo Mostaqbal, significa «Nuovo Futuro» ed è il nome della città avveniristica che l’Arabia Saudita inizierà a costruire nel primo trimestre del 2021. Il progetto urbanistico The Line, dove sorgerà Neom, è finanziato dallo Stato saudita con 500 miliardi di dollari e si propone di dare vita entro il 2030 a una smart city all’insegna della sostenibilità, dell’intelligenza artificiale e del benessere. Il 10 gennaio scorso il principe ereditario Mohammed bin Salman ne ha annunciato il lancio, dichiarando che si tratterà di «una città di un milione di residenti, estesa su una lunghezza di 170 km, che preserva il 95% della natura del territorio, senza macchine, senza strade e completamente carbon free».

Neom avrà una superficie pari a quella dell’intero Belgio e si troverà sulle coste del Mar Rosso, nel deserto al confine con la Giordania. L’imponente progetto si autoproclama nel sito web «il più ambizioso al mondo» perché non si accontenta di costruire una città ma aspira a dare vita a una «nuova cultura».

Tutta l’energia proverrà da fonti rinnovabili, l’acqua sarà estratta senza impattare sulle falde, attraverso un impianto di desalinizzazione. Lungo la cintura The Line, sorgeranno comunità iperconnesse, dotate di tecnologie all’avanguardia, riconoscimento facciale e internet delle cose. Gli spostamenti, di un massimo di 20 minuti, avverranno in uno strato sotterraneo tramite droni a guida automatizzata e lasceranno il livello della superficie completamente pedonabile e verde. In una convivenza armoniosa con gli esseri umani, la popolazione di Neom sarà composta per lo più da robot al servizio del benessere delle persone. Promettente visione fantascientifica o inquietante distopia a seconda dei punti di vista: ma a cosa mira la prima economia del mondo arabo con questo enorme investimento?

Neom fa parte di Vision 2030, piano strategico per la diversificazione dell’economia del Paese, totalmente dipendente dal petrolio. La nuova città diventerebbe un hub dell’innovazione, creando 380 mila posti di lavoro e 5 milioni di visitatori entro il 2030, aprendosi così al turismo internazionale. Per fare questo, Mohammed bin Salman vuole rendere Neom una zona franca, con una tassazione speciale e una serie di libertà (consumo di alcol, uguaglianza di genere) inimmaginabili nel resto della ultra conservatrice Arabia Saudita.

Il principe sventola la bandiera della sostenibilità ambientale, ma il Regno ha un trend di emissioni di CO2 in costante crescita da decenni, triplicate dal 1990. L’energia rinnovabile non sfiora lo 0,01%, nel mix energetico dominato da petrolio e gas. Neom sarà infatti costruita grazie ai ricavi del greggio, il cui prezzo è recentemente risalito a 50 dollari al barile, dopo il crollo dovuto alla pandemia, grazie a un taglio della produzione annunciato per febbraio.

A completare il quadro, sotto la patina degli ostentati obiettivi di progresso ambientale e umano del progetto urbanistico, c’è un’ultima pecca. La «nuova civiltà» di Neom, che secondo le pubblicità sorgerebbe su una zona «vergine», copre invece parte del territorio dove risiedono 20 mila beduini
appartenenti alla tribù locale Huwaitat, che stanno subendo forti pressioni per fare posto al mastodontico progetto. Secondo la European-Saudi Organisation for Human Rights, i residenti sono sottoposti a sfratti e violazioni dei diritti umani, mentre Ali Shihabi, membro del comitato consultivo di
Neom, ha riferito al giornale britannico Guardian che la tribù sarà risarcita, «come ha sempre fatto il governo saudita».

Fonte: Milano Finanza

 

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