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Covid, perdite da lockdown: il governo prepara gli aiuti alle aziende. Bar e ristoranti a rischio chiusura

Covid, perdite da lockdown: il governo prepara gli aiuti alle aziende. Bar e ristoranti a rischio chiusura

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Un’eventuale chiusura serale dei 25.000 bar italiani che lavorano di notte comporterebbe una riduzione del loro fatturato di 8 milioni al giorno equivalente a 250 milioni di euro al mese. Queste le stime della Fipe, l’associazione della ristorazione di Confcommercio di fronte alle indiscrezioni sulla possibile imminente stretta sugli orari dei bar in funzione anti-Covid.

Covid, gli aiuti alle imprese

«Non si tratterebbe solo del colpo di grazia ad un settore già in difficoltà – dicono alla Fipe – Quanto piuttosto di un procedimento inefficace perché i tracciamenti dimostrano che la gente non si contagia al bar o ai ristoranti». La Fipe sta facendo circolare uno studio inglese che dimostra come solo il 3% dei contagiati britannici – dove i pub sono frequentatissimi – ha contratto il coronavirus mentre sorseggiava una birra con gli amici. «Considerare il bar o il ristorante un luogo “pericoloso” è semplicemente falso – sostengono alla Confcommercio – Vanno invece aumentati i controlli delle forze dell’ordine per evitare assembramenti nei dintorni dei locali, non solo nelle fasi di chiusura. Meglio prendere misure mirate che sparare a vuoto danneggiando attività economiche preziose».

Del resto la parola d’ordine dell’esecutivo sembra essere quella di sostenere il sistema produttivo alle prese con la tempesta Covid. Ma senza interventi a pioggia, bensì mettendo a punto un pacchetto di misure molto selettive e molto settoriali che guarderanno soprattutto alla logistica, al turismo, ai trasporti e alle fiere. Con un occhio di riguardo anche alla ristorazione. Governo di fronte alla prova difficile di una legge di Bilancio resa molto complessa dalla pandemia. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha parlato dell’introduzione di misure “ponte”, che sostengano la tenuta di lavoratori e imprese finché non ci sarà il vaccino e il virus sarà pienamente sotto controllo. I tempi per la costruzione della manovra, che potrà contare anche su alcuni avanzi di bilancio del 2020, sono brevi. Infatti il governo deve mettere nero su bianco, nei prossimi giorni, almeno i grandi capitoli di spesa e la prima bozza di Recovery Plan, in modo da inviare entrambi a Bruxelles entro il 15 ottobre.

«Sarà necessario avere degli strumenti di cassa integrazione modulati rispetto alle perdite anche per i mesi più difficili del prossimo anno» ha spiegato il ministro Gualtieri, fornendo un indizio su come intende muoversi l’asse Palazzo Chigi-Tesoro. Per la Cig 2021, dunque, si dovrebbe proseguire sullo schema già individuato con il decreto Agosto, che ha stanziato altri 10 miliardi per Cig e indennità Covid.

Nel provvedimento sono finanziate altre 18 settimane di cassa integrazione con causale Covid ma solo le prime 9 restano totalmente a carico dello Stato, le altre 9 settimane di cui si può usufruire fino alla fine dell’anno rimangono gratis, senza costi a carico delle imprese, solo per chi dimostri perdite di almeno il 20%. La selezione sulla base del fatturato dovrebbe guidare anche il prossimo intervento che oltre al turismo, appunto, dovrebbe coinvolgere anche la ristorazione. In caso di necessità, alcune misure potrebbero essere anticipate rispetto ai tempi della manovra. Quanto all’occupazione, il governo dovrebbe mettere sul piatto circa 3 miliardi di euro al fine di finanziare un nuovo piano di sgravi contributivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato, dopo quelli per 4 mesi per chi fa rientrare lavoratori dalla Cig e di 6 mesi per i nuovi contratti stabili previsti con il decreto Agosto. Si sta ancora valutando se differenziare la decontribuzione per i posti stabili, con il 100% destinato giovani e donne, ma anche se estendere lo sconto del 30% dei contributi su tutti i dipendenti previsto per le Regioni del Mezzogiorno. Per proseguire anche nel 2021 servono circa 5 miliardi.

GLI AMMORTIZZATORI

Fra le altre ipotesi allo studio, nuovi meccanismi di staffetta generazionale, attraverso strumenti come i contratti di espansione, che consentono di ridurre l’orario o attivare scivoli per la pensione a fronte di nuove assunzioni. Nei piani della maggioranza c’è anche la volontà di riformare gli ammortizzatori sociali dandogli carattere universale in modo da sostenere tutti i lavoratori in difficoltà a prescindere dalla loro tipologia contrattuale collegare ai nuovi strumenti un insieme di misure per l’investimento sulla formazione dei lavoratori. La proposta del Pd prevede un “fondo” da 100 milioni di euro per il sostegno alla formazione e per i datori di lavoro l’esonero, dal 2021, per 36 mesi dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a fronte di assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori che abbiano partecipato ai percorsi di riqualificazione professionale.

Fonte : www.ilmessaggero.it

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