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Cinque falsi miti (luoghi comuni) sull’alimentazione

Cinque falsi miti (luoghi comuni) sull’alimentazione

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La nostra cultura alimentare si basa anche su una lunga serie di convinzioni che si sono radicate nel tempo, spesso tramandate in famiglia o narrate dai proverbi. Alcune di queste, tra l’altro, sono perfettamente vere e confermate dalla ricerca. Ma come potrete immaginare non è così per tutti i luoghi comuni sul cibo. In particolare ce ne sono cinque, veramente molto radicati e ritenuti indiscutibili dai più, che in realtà sono completamente falsi.

1. I cibi grassi portano a problemi cardiovascolari

Men have chest pain caused by heart disease, heart attack, heart leakage, coronary heart disease.

macronutrienti sono i componenti del cibo che forniscono energia. Poiché il grasso è il macronutriente con il maggior numero di calorie per grammo, ci sono preoccupazioni che consumare cibi ricchi di grassi porterà ad un maggiore apporto calorico e obesità. Le linee guida dietetiche raccomandano di ridurre l’assunzione di grassi e anche i medici spesso consigliano un basso contenuto di grassi nella dieta. Tuttavia, alcuni cibi ricchi di grassi hanno effetti benefici sulla nostra salute, come una maggiore sazietà che successivamente porta a minore assunzione di cibo in generale. Alcune linee guida dietetiche raccomandano specificamente di sostituire i grassi saturi con quelli insaturi per migliorare la salute vascolare. La logica è che il consumo dei primi aumenti i livelli di colesterolo totale e di lipoproteine a bassa densità (LDL), mentre il consumo dei secondi abbasserebbe questi livelli. Indipendentemente dai potenziali cambiamenti nei parametri lipidici del sangue però, l’evidenza scientifica mostra che i grassi saturi non sono un driver primario di malattia cardiometabolica o mortalità. 

Una revisione di studi della Cochrane Collaboration non ha riscontrato effetti su malattie cardiovascolari o per tutte le cause di mortalità con riduzione dei grassi saturi o con la loro sostituzione nella dieta con altri grassi. È importante notare che i pazienti non mangino tipi isolati di grasso, bensì miscele di grassi; così come altri componenti quali le proteine, i carboidrati, le fibre, ecc… Alcuni alimenti contenenti grassi saturi possono essere dannosi, mentre altri possono essere addirittura benefici.

Inoltre, è stato osservato in molti studi che consumare cibi integrali ricchi di grassi saturi (ad esempio, prodotti lattiero-caseari) è risultato essere inversamente associato a malattie cardiovascolari e metaboliche, come il diabete mellito di tipo 2 o l’obesità. La riduzione dei grassi saturi nella dieta potrebbe non portare a minor rischio cardiovascolare, soprattutto se ciò che li sostituisce sono carboidrati ultra processati (carboidrati raffinati). Quindi, in sostanza, è sbagliato sostituire o eliminare dalla dieta cibi ricchi di grassi ma naturali come il formaggio, la frutta secca, l’avocado, il burro, per passare ad una dieta più ricca di carboidrati raffinati e industriali quali biscotti, pane bianco, crackers, fette biscottate ecc. Questi ultimi infatti, sono indicati negli studi scientifici come maggiormente collegati a malattia cardiovascolare (infarto, ictus, ipertensione) e metabolica come il diabete e l’obesità.

2. Il riso bollito (in bianco) è dietetico

 

Il riso bianco ha un indice glicemico elevato (più alto persino di quello della pasta bianca e del pane bianco) che causa un aumento molto rapido della glicemia nel sangue. Fare pasti che stimolano in maniera eccessiva la glicemia e l’insulina porta all’aumento del peso e allo sviluppo di patologie metaboliche e cardiovascolari. E’ molto interessante sapere però che le diverse tipologie di cottura del riso influenzano l’indice glicemico stesso. Il picco glicemico più alto si ha proprio con il riso bollito in molta acqua e poi scolato: non è una grande trovata dietetica, come ritiene qualcuno. Una strategia per moderarne l’indice, è aggiungere delle verdure nel piatto o mangiarle come antipasto. Un aumento meno repentino degli zuccheri nel sangue si verifica invece con il risotto o con un riso cotto all’orientale (in pentola in acqua fredda, con il doppio di acqua rispetto alla quantità di riso, coperto e a fuoco medio, senza poi scolare). Anche l’insalata di riso, classico piatto estivo, ha un indice glicemico più basso: l’amido che si era gelatinizzato in cottura, raffreddandosi, diventa più resistente all’attacco degli enzimi digestivi. La scelta migliore che si può fare però resta quella di consumare varietà di riso più ricche di fibra come il riso rosso, quello nero o altre varietà integrali.

3. Le acque a basso residuo fisso sono le migliori

In estate, con le giornate molto calde, aumenta il rischio di disidratazione: con la sudorazione perdiamo più sali minerali e vitamine dal nostro corpo. Cali di pressione sanguigna, debolezza e malori sono frequenti per tante persone. Diventa quindi molto importante bere molto ma occorre bere acqua ricca di sali minerali; cioè acque ad alto residuo fisso, non quelle a basso residuo fisso che non fanno altro che peggiorare soltanto il problema in quanto aumentano la diuresi e quindi la perdita di minerali dal corpo! Tra le persone c’è una diffusa idea che le acque ad alto residuo fisso possano fare male e questo è davvero un falso mito che andrebbe rovesciato. Il marketing pubblicitario ci fa credere che le uniche acque salutari siano quelle a basso residuo fisso ma in realtà queste acque sono le più povere nutrizionalmente parlando, proprio perché in esse sono quasi completamente assenti tutti gli elementi oligominerali. Teniamo infatti bene a mente questo aspetto: le acque a basso residuo fisso e povere di sodio aumentano la diuresi. Significa che ci fanno fare più pipì del normale e questo non è un vantaggio per la salute, come invece tende a far credere la pubblicità dei vari marchi. Infatti fare pipì in eccesso significa poi disidratarsi maggiormente e perdere calcio, magnesio, potassio e altri sali minerali. Non è affatto un bene. Pertanto, bevendo acqua a basso residuo fisso, si perdono sali minerali nelle urine e al contempo non se ne introducono di nuovi. Cosa fanno invece le acque ad alto residuo fisso?

  • Apportano intanto alti quantitativi di minerali e oligoelementi preziosi al nostro corpo (calcio, ferro, magnesio, zinco, silicio, potassio ecc.). Questo è un fattore molto positivo per tutte le persone che soffrono di osteoporosi per esempio o che hanno fabbisogni alti di calcio da soddisfare, come gli atleti, chi suda molto, gli escursionisti in alta quota, ecc.
  • Dissetano ben di più delle acque a basso residuo fisso (perché al contempo nutrono le cellule).
  • e soprattutto non stimolano in eccesso la diuresi, quindi non faremo pipì in eccesso e non perderemo sali minerali dal corpo. O meglio, perderemo solo quelli che al corpo non servono, attraverso un normale processo di urinazione, respirazione e sudorazione.

Consiglio pratico: cercate un distributore di acqua cittadino che abbia un’acqua con medio o alto residuo fisso, acquistatela da lì evitando di usare la plastica e anche risparmiando un bel pò di soldi.

Tuttavia, con problemi ai calcoli renali il discorso non vale: serve acqua a basso residuo fisso per stimolare la diuresi ed espellere la renella o i calcoli. Lo stesso discorso vale per i neonati che usano il latte in polvere: anche qui acqua a basso residuo fisso, il contrario porterebbe un danno alla salute del bambino, che assimila già tanti minerali dal latte.

4. Acqua e limone bevuti al mattino alcalinizzano il corpo

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Il limone e il suo succo sono alimenti davvero preziosi, ma non per alcalinizzare il corpo al mattino. Questo agrume aiuta il cuore, proteggendolo dal rischio di ischemie, grazie alla presenza di un flavonoide chiamato naringenina (sostanza antiossidante). La scoperta arriva dal Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, pubblicata sulla rivista Biochemical Pharmacology. La naringenina, interagendo con una proteina presente nelle cellule del cuore, è in grado di attivare un meccanismo protettivo nei confronti del danno ischemico cardiaco.

Questa sostanza previene anche l’aumento di peso e altri sintomi della Sindrome Metabolica, che possono portare al diabete di tipo 2, attraverso un’azione che impedisce lo sviluppo dell’insulino-resistenza e che normalizza il metabolismo del glucosio. Lo evidenzia uno studio di Murray Huff, direttore del Robarts Research Institute in Ontario (Canada). Pertanto, usiamo il limone il più spesso possibile, ma non per la moda di poco conto di alcalinizzare l’organismo al mattino con acqua e limone. Il nostro corpo non necessita di una alcalinizzazione indotta, infatti se seguiamo un’alimentazione che sia corretta di base ed uno stile di vita sano non occorre nessuna alcalinizzazione extra. L’organismo si alcalinizza costantemente da sé, così come mantiene la temperatura corporea costante e in maniera spontanea. In altre parole, l’equilibrio acido-basico del corpo umano è qualcosa di già programmato e che viene attivato in maniera automatica su base giornaliera.

5. Latte: quello scremato e senza grassi è più sano

 

 

Latte scremato o parzialmente scremato sono inganni dell’industria alimentare per far aumentare le vendite di latte e suoi derivati nella società dei consumatori. Con le diciture “senza grassi”, “scremato” o “light” si riesce a stimolare nei consumatori una convinzione ben precisa riguardo al latte: quello magro e senza grassi è più sano. E se dapprima creiamo nei consumatori la credenza che il latte e i suoi derivati siano indispensabili per la salute, allora si potranno acquistare senza pensieri e consumare tutti i giorni, aumentando le vendite di questo prodotto.

Peccato però che non sia così: l’unico latte che abbia un valore nutrizionale per noi è in realtà quello intero, perché le sostanze più utili del latte, oltre alle sue proteine di alto valore biologico, sono le vitamine liposolubili, i carotenoidi e la colina, che stanno nel grasso del latte. Stiamo parlando di: Vitamina E, Vitamina A, Carotenoidi (betacarotene e altri), Vitamina D (la contiene solo se l’animale vive al pascolo ed è esposto alla luce del sole), Vitamina K1 e K2, Colesterolo (si, il colesterolo non fa male alla salute), Colina, Acidi grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi. Nelle nuove linee guida americane per la nutrizione non si dice più di stare attenti al colesterolo alimentare, in quanto tale sostanza non ha un ruolo di primo piano nell’insorgenza delle malattie cardiovascolari. E lo stesso discorso vale per i grassi saturi.

E’ molto importante anche considerare che i grassi presenti in un bicchiere di latte o in uno yogurt sono comunque pochi, per cui avere la fobia del latte intero risulta irrazionale. Sono presenti infatti al massimo 4,5 g di grassi, ogni 100 ml di latte o yogurt. Nei formaggi invece si parte da 20 grammi in su, a seconda del tipo di formaggio. Sul consumo di un bicchiere di latte o uno yogurt al giorno i più attenti nutrizionisti consigliano di usare la versione a latte intero, non quella scremata o zero grassi.

Fonte: Indipendente.online

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