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Clima e prezzi incidono sul consumo di frutta e verdura

Clima e prezzi incidono sul consumo di frutta e verdura

Il cambiamento climatico e l’aumento dei prezzi incidono sul consumo di frutta e verdura, che è la metà della dose minima consigliata dall’OMS per u

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Il cambiamento climatico e l’aumento dei prezzi incidono sul consumo di frutta e verdura, che è la metà della dose minima consigliata dall’OMS per una dieta sana. Preferire l’acquisto dai produttori nei mercati locali permette di trovare prezzi migliori ma soprattutto è garanzia di stagionalità e di freschezza, a tutto vantaggio della nostra salute

(Rinnovabili.it) – I prezzi dei prodotti alimentari che mettiamo nel carrello della spesa risentono degli effetti del cambiamento climatico che incidono sulle coltivazioni di frutta e verdura.

La siccità costringe ad aumentare l’irrigazione, e l’acqua ha un costo, ma riduce anche la resa delle colture. A questa si aggiunge il rincaro dell’energia.

Frutta e verdura alla base di una dieta sana

La combinazione di questi fattori ha causato un aumento dei prezzi di frutta e verdura, elementi alla base di una dieta sana ed equilibrata che non dovrebbero mai mancare sulla nostra tavola.

Tuttavia, molti italiani sono in difficoltà. Per far quadrare i conti della spesa hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura del 9% rispetto allo scorso anno, come rileva Coldiretti dai dati presentati da CSO Italy, il Centro Servizi Ortofrutticoli che associa molte aziende italiane leader nella produzione e nella commercializzazione di prodotti ortofrutticoli.

Le mele sono il frutto più consumato, seguite da arance e clementine; tra gli ortaggi, i preferiti sono patate, pomodori e carote. Ma i numeri di Coldiretti parlano di un calo generalizzato dei consumi: gli italiani hanno ridotto l’acquisto di pere del 17%, -11% per le arance e l’uva da tavola, pesche, nettarine e kiwi perdono l’8% e le mele il 5%.

Non è che per gli ortaggi vada meglio. Gli asparagi, ad esempio, perdono addirittura il 24%, mentre l’acquisto dei radicchi cala del 20%.

Il danno per la salute

Oltre al danno diretto per gli agricoltori, va considerato il danno collaterale del minore consumo di frutta e verdura, ovvero quello sulla salute.

Per dare un quadro più preciso, nel periodo 2015-2018 la quota di popolazione che consumava ogni giorno almeno quattro porzioni di frutta e verdura raggiungeva quasi il 20%, oggi è scesa al 16,8% (elaborazioni Coldiretti su dati del rapporto sul benessere dell’Istat).

Il consumo individuale raccomandato dall’OMS per una dieta sana non deve scendere sotto la soglia minima di 400 grammi di frutta e verdura fresche al giorno per persona.

La media italiana adesso è intorno ai 250 grammi pro capite, quindi significativamente più bassa del necessario. Inoltre, se si pensa bambini e adolescenti consumano la metà del fabbisogno giornaliero di frutta e verdura è facile intuire come il cambiamento delle abitudini alimentari incida sull’insorgenza dell’obesità e delle malattie ad essa collegate.

I prodotti locali garantiscono freschezza e stagionalità

In questo scenario c’è però un dato positivo, ed è quello che emerge dai mercati di Campagna Amica, la più grande rete di vendita diretta degli agricoltori in Europa.

Frutta e verdura locali sono garanzia di stagionalità e freschezza: i prodotti non sottoposti a lunghi trasporti durano di più e azzerano gli sprechi.

Perché preferire prodotti locali? Perché all’estero è permesso l’uso di pesticidi vietati in Europa in quanto ritenuti dannosi per la salute, perché il trasporto da paesi lontani ha un forte impatto ambientale, perché dietro al costo più basso si nasconde lo sfruttamento della manodopera.

E se proprio non si riesce ad acquistare dal produttore, ricordiamo che l’indicazione di provenienza è obbligatoria sia sui cartellini che sull’etichetta.

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