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L’onda del realismo sull’ Europa

L’onda del realismo sull’ Europa

In Europa tutti Verdi, ma da soli ed al verde
Quell’idea di Europa fondata da Luigi Einaudi, ancora attuale
Gli italiani sono tra i più interessati al metaverso in Europa

L’Europa e il realismo. Un binomio che per molti anni è sembrato impossibile, specialmente in una fase in cui le forze più progressiste apparivano orientate su una serie di derive ideologiche che hanno spesso fatto emergere posizioni sempre più nette e radicali. Idealismi che non hanno certo cambiato, come si promettevano, l’Europa. Ma che hanno impantanato molto spesso la politica su binari morti: di scontro e di polarizzazione invece che di convergenza e azione. Fino a qualche tempo fa tutto questo sembrava talmente evidente da essere ritenuto scontato. Simboli e simbolismi di una nuova società e di battaglie ideologiche hanno spesso sopraffatto il piano della dialettica creando steccati culturali, e dando l’impressione che l’unica strada percorribile fosse quella radicale.

Eppure negli ultimi tempi qualcosa sembra essere cambiato. Quella ricerca ideologica delle soluzioni ai problemi sembra avere perso la sua forza più violenta e dissacrante. L’utopia dei movimenti (spesso più mediatici che reali) che ha invaso la politica fino a essere battistrada dei dibattiti scientifici pare abbia ceduto il passo al pragmatismo. In parte, probabilmente, per l’esigenza di una società che ha subito la pandemia e la disaffezione verso il futuro, di guardare al concreto. In parte per l’avvento di alcuni rappresentanti o sostenitori di questo mondo nelle stanze del potere: momento in cui l’utopia si scontra con una realtà molto più complessa rispetto agli slogan di piazza o dei social network. Di fatto, però, quello che sembra affiorare è una forma di realismo generale che può essere indicativa di una società cambiata ma non rivoluzionata.

La questione climatica è un esempio interessante. Per molto tempo il cambiamento climatico è stato utilizzato come clava, e abbiamo visto Greta Thunberg, paladina di un ambientalismo “duro e puro”, prendersi le aule del consesso internazionale. Ci eravamo lasciati con giovani con le mani dipinte di rosso che manifestavano nelle piazze occidentali scandendo slogan sul futuro del pianeta. Ora, dopo alcuni mesi, ci troviamo a osservare da vicino i costi reali della transizione ecologica e una sfida geopolitica, prima ancora che economica, tra le potenze sponsor delle fonti energetiche del presente e del futuro. Francia, Germania, Italia, Spagna, Ue, Russia e Stati Uniti giocano una partita ambientale ed energetica importantissima e decisamente scevra da qualsiasi utopia. E anche sulle aperture nei confronti del nucleare e del gas naturale, così come dello sfruttamento delle risorse nazionali dopo anni di “no”, sembra aver preso piede una logica di razionalità e concreta attuazione dei programmi.

Una nuova politica migratoria

Sulla politica migratoria, il discorso è più risalente ma per certi veri simile. La disperazione di chi ha preso la rotta del Mediterraneo e dell’Europa orientale si è spesso innestata sull’avvento di soluzioni ideologiche ma non pragmatiche. Oggi, e lo si vede anche dai summit internazionali, si inizia a considerate il fenomeno delle grandi migrazioni come un tragico mix di condizioni disperate di partenza, conflitti irrisolti, sfruttamento da parte di attori statali e organizzazioni criminali. Si è imposto, soprattutto in sede europea, un dibattito più centrato sul realismo, dove si è compresa l’importanza delle condizioni dei Paesi di partenza, del controllo delle rotte, della stabilità nei Paesi di transito, fino alla comprensione della protezione delle frontiere esterne. Lo ha capito anche la parte socialdemocratica dell’Ue, che una volta al potere si è resa conto delle difficoltà di imporre una traiettoria troppo radicale a un tema che rischia di provocare ulteriore polarizzazione.

La resistenza alla cancel culture

Il tema si incrocia anche con un altro di recente affermazione (e delusione), quello culturale. Quando la cancel culture si è innestata su movimenti di protesta antirazzista in America, è sembrato che la storia dovesse essere riscritta a prescindere dal suo studio. Il furore ideologico, anche in questo caso, appariva come un’onda inarrestabile capace di cancellare il passato che non piaceva. Un passato letto con lenti del presente, con categorie dell’oggi applicare allo “ieri”. La cosa sembrava aver preso piede anche nelle cosiddette élite, in quell’establishment spesso molto attratto dalle teorie ultraprogressiste e radicali. Eppure, passata la grande onda, il mondo ha iniziato a interrogarsi su questi nuovi riferimenti ideologici e sono arrivati primi moniti nei confronti dei suoi fautori. Prima quello del presidente francese Emmanuel Macron e del suo governo. Poi, più di recente, quello di Papa Francesco, che ha messo in guardia sul fatto che “si va elaborando un pensiero unico – pericoloso – costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee, mentre ogni situazione storica va interpretata secondo l’ermeneutica dell’epoca, non l’ermeneutica di oggi”. Frasi importante che fungono da avvertimento a una società sempre più incline alla distruzione più che alla sedimentazione.

Difficile comprendere se questa nuova fase politica sia solo frutto di una concatenazione di eventi, tornate elettorali o schemi internazionali, oppure sia il frutto di un rallentamento delle tensioni e della comprensione più ampia dei fenomeni. Quello che però sembra evidente è che in Europa si inizia a osservare la realtà con uno sguardo differente: più basato sul realismo, su soluzioni concrete, con margini di dibattito che non sforano nella polarizzazione. Mettendo in parallelo questa nuova realtà a quella della gestione del coronavirus, che da emergenza pandemica si sta iniziando a considerare una condizione endemica in cui la normalizzazione è il nuovo obiettivo, si può dire che all’ondata ideologica si inizia a rispondere con il realismo. Il problema c’è, ma si risolve con una lettura che per usare categorie della politica potremmo definire “moderata”. Vedremo se sarà definitivamente questa la nuova realtà del 2022.

Fonte: Insiderover.it

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