L’economia circolare business salva il pianeta

Pubblicato il 27 Novembre, 2019 alle 17:27 da in Europa e economia
L'economia circolare business salva il pianeta

L’attenzione sul tema è massima, dalle fondazioni ai gruppi di investimento tutti si stanno rendendo conto della direzione del business del futuro.

“I sistemi rigenerativi sono fondati su un processo di attenta selezione delle materie prime, non basato sulla corsa al ribasso ma sulla ricerca della qualità, che potrebbe suonare familiare a molta parte del made in Italy” ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera Jocelyn Blériot, direttore esecutivo della Ellen MacArthur Foundation. Non è un caso che uno dei dirigenti di una fondazione che investe ogni anno più di 200 milioni di dollari nei progetti di economia circolare guardi a un sistema come quello italiano.

Infatti, nel nostro Paese l’attenzione verso tale tematica cresce esponenzialmente. Oltre i dati, che esprimono un quadro confortante, anche se in leggera flessione, Roberto Morabito, direttore del dipartimento Enea di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali, in occasione del Forum Sostenibilità di “Fortune Italia” ha spiegato: “lo stato dell’arte dell’economia circolare in Italia presenta un quadro molto roseo siamo ai primi posti in Europa sull’implementazione della transizione verso l’economia circolare, sia dal punto di vista del consumo di risorse che ci vede molto parsimoniosi, che nella gestione dei rifiuti urbani, nel Gpp, occupazione e valore aggiunto”. Tuttavia, aggiunge Morabito, “siamo al terzo posto nell’indice di circolarità, che è un piccolo campanello d’allarme perché eravamo primi l’anno scorso”.

A livello europeo, i nostri alleati continentali stanno cercando vie diverse ma, al momento, l’esempio più virtuoso è costituito dalla regione delle Fiandre, che ha raggiunto un tasso di circolarità altissimo, con il 70% di materie seconde utilizzate sul totale dei consumi di materia e l’1% di rifiuti in discarica. Ciò è stato possibile grazie a un protocollo che dal 2011 ha messo a stretto contatto organizzazioni industriali, istituti di ricerca, governo locale e associazioni ambientaliste all’interno di un quadro normativo creato ad hoc.

In alcuni settori l’Italia non è da meno: ad esempio, nell’utilizzo di legno riciclato per la produzione di pannelli truciolari, si è raggiunto il 90% di materiale riciclato nell’industria dell’arredamento; anche nel campo della moda l’industria va nella stessa direzione, con ben 60 imprese del made in Italy (su 80 a livello internazionale) che hanno aderito alla campagna “Detox” di Greenpeace. Purtroppo da noi, a differenza delle Fiandre, manca una legislazione solidale e un piano di investimenti strutturale, come ricorda Morabito: “sul fronte dei finanziamenti pubblici e privati siamo drammaticamente agli ultimi posti nel panorama europeo. Per quanto possiamo continuare a vivere di rendita?”.

Persino Victoria Leggett, Direttrice del dipartimento “Impact Investing” di Union Bancaire Privée (UBP) ha di recente dichiarato: “I Governi e i consumatori si sono resi conto della necessità di “decarbonizzare” l’economia. Francia, Regno Unito, Norvegia e Svezia stanno lavorando per diventare “carbon neutral” e altre 15 nazioni hanno iniziato discussioni approfondite sul tema”.  Ben presto si metteranno in campo una quantità ingente di investimenti per la riconversione e l’“efficientamento”, e, sempre secondo la Leggett, a trarne vantaggio saranno “le aziende che stanno lavorando per essere all’altezza delle sfide ambientali e sociali”.

 

Fonte:https://www.media2000.it/leconomia-circolare-business-salva-pianeta/

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