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Fukushima: i costi del decommissioning aumentano a dismisura

Fukushima: i costi del decommissioning aumentano a dismisura

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Tokyo Electric Power Co. Fukushima Dai-ichi Nuclear Power Plant Tour...epa03939337 A Tokyo Electric Power Co. (Tepco) employee wearing a protective suit and a mask walks past storage tanks for radioactive water in the H4 area at the Fukushima Dai-ichi nuclear power plant in Okuma, Fukushima Prefecture, Japan, on 07 November 2013. Two experts from the International Atomic Energy Agency (IAEA) on 07 November 2013 began surveying radiation levels off the Japanese coast near the crippled Fukushima nuclear plant, amid growing fears of sea contamination.  EPA/TOMOHIRO OHSUMI / POOL

Tokyo Electric Power Co. Fukushima

Il governo giapponese adesso parla di “diversi miliardi di dollari l’anno”. Finora le stime ufficiali si aggiravano intorno agli 800 milioni. E spunta l’ipotesi “bad company” per salvare la Tepco

I costi del disastro nucleare di Fukushima lieviteranno a “diversi miliardi di dollari l’anno”. Lo ha reso noto ieri il governo giapponese a margine di un incontro con i vertici di Tepco, gestore delle centrali, dove sono state esaminati i possibili piani finanziari per evitare che la compagnia vada in bancarotta. Fino ad oggi i costi del decommissioning si aggiravano ufficialmente intorno agli 800 milioni di dollari l’anno. L’aumento, stando a quanto affermato dal ministro dell’Industria nipponico, sarebbe da imputare alle difficoltà sorte nella rimozione e messa in sicurezza del combustibile nucleare.

Per mettere in sicurezza l’impianto di Fukushima le stime dicono che serviranno 40 anni. Ma fino a quando l’azienda non individua le barre di combustibile, non sarà in grado di valutare i progressi compiuti e costi finali. Un processo che continua ad andare a rilento. Il combustibile fuso trafilato dalle vasche di contenimento è finito nei reattori, ma nessuno sa esattamente dove si trovi adesso. Questa parte dell’impianto è troppo pericolosa per gli esseri umani. Un robot inviato dalla Tepco per localizzarle ha percorso solo 10 metri prima di spegnersi, ma ha fatto in tempo a captare livelli di radioattività pari a 9,7 sieverts l’ora. Una quantità sufficiente a uccidere un essere umano in 60 minuti.

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La pessima gestione del contenimento riguarda poi lostoccaggio delle acque contaminate. A inizio ottobre si è verificata l’ennesima fuoriuscita dalle cisterne di contenimento, che sono tenute insieme da semplici bulloni. Servirebbero quelle a pareti saldate, che sono più sicure ma richiedono anche più tempo per assemblarle. Tempo che la Tepco ha ammesso di non avere, tanta è l’acqua che deve stoccare. Inoltre il dispositivo di contenimento inaugurato a marzo, il famoso muro di ghiaccio, ha già rivelato diverse falle ed è stato messo a dura prova da semplici piogge abbondanti.

Per l’azienda tutto questo è un problema secondario rispetto a quello finanziario. Infatti, una volta accertati i costi definitivi per il decommissioning, la Tepco dovrebbe mettere l’immenso importo a bilancio: vorrebbe dire fallimento. Così ha chiesto al governo di poterlo inserire a rate. Ma durante l’incontro di ieri si è affacciata anche una seconda possibilità, ovvero la scissione di Tepco in due: verrebbe creata una “bad company”, nominalmente la sola responsabile del comparto nucleare, che dovrebbe quindi farsi carico di tutte le spese. Così la Tepco verrebbe “ripulita” e avrebbe ancora qualche speranza di sopravvivere. Ma a questo punto chi garantisce che i costi del decommissioning non finiscano tutti sulle spalle dei cittadini giapponesi?

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