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La foto più ravvicinata del Sole mai scattata dal Solar Orbiter di Esa e Nasa

La foto più ravvicinata del Sole mai scattata dal Solar Orbiter di Esa e Nasa

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La sonda Solar Orbiter di Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa) è pronta a scattare uno spettacolare primo piano del Sole: oggi, alle 12,50 ora italiana, ci sarà il suo primo incontro ravvicinato a “soli” 48,3 milioni di chilometri, circa un terzo della distanza tra la Terra e la sua stella. Nessuna sonda in grado di fotografare il Sole è mai stata così vicina. «La Parker Solar Probe della Nasa, infatti, riesce ad avvicinarsi molto di più, ma non può portare una fotocamera a causa delle condizioni proibitive», spiega Mauro Messerotti, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). «I dati che la sonda Solar Orbiter potrà ottenere in questo passaggio ravvicinato saranno sicuramente importanti, anche perché il Sole – prosegue Messerotti – è in una fase di aumento della sua attività».

L’esame delle regioni attive del Sole

Tra le caratteristiche della sonda Solar Orbiter, infatti, c’è anche la capacità di sincronizzare il suo volo in modo da rimanere sopra le regioni attive del Sole: «in questo modo è in grado di seguirle per molti giorni, esaminandone l’evoluzione», spiega l’esperto. Dopo l’incontro con il Sole di oggi, la sonda si allontanerò di nuovo per il passaggio ravvicinato al pianeta Venere: una manovra necessaria per aggiustare la propria traiettoria e avvicinarsi ulteriormente alla parte più interna del Sistema Solare. «Grazie a questi flyby, Solar Orbiter può osservare anche le regioni polari della nostra stella», rileva Mauro Messerotti. «Queste sono le zone in cui il vento solare viene accelerato e il loro studio è essenziale per capire come questo avvenga».

Immagini straordinarie

La Solar Orbiter ci ha già regalato fotografie del Sole straordinarie: la più ravvicinata finora è stata scattata il 7 marzo scorso, quando la sonda si trovava esattamente a metà strada tra la stella e la Terra (a circa 75 milioni di chilometri da entrambe). Grazie ai suoi strumenti, che osservano l’universo nella parte a più alta energia della componente ultravioletta dello spettro elettromagnetico, la sonda ha catturato 25 immagini (a causa della distanza molto ravvicinata), che sono state poi ricomposte come in un mosaico per ottenerne una singola: la foto mostra con incredibile dettaglio la corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera.

Il mistero della temperatura esterna

I dati raccolti in quell’occasione hanno rivelato anche lo strano comportamento in termini di temperatura dell’atmosfera solare, uno dei più grandi misteri ancora irrisolti della nostra stella. Infatti, mentre sulla superficie del Sole la temperatura è di circa 5mila gradi Celsius, la corona solare raggiunge anche 1 milione di gradi: in pratica, invece di diventare più fredda man mano che aumenta la distanza, la parte esterna dell’atmosfera diventa più calda. La chiave del mistero potrebbe nascondersi in altre foto ottenute dalla sonda nel giugno 2020, pochi mesi dopo il suo lancio: le immagini hanno portato alla luce la presenza di brillamenti solari in miniatura (previsti dal fisico solare recentemente scomparso Eugene Parker), che potrebbero spiegare il riscaldamento anomalo.

Strumenti sofisticatissimi

Per fare la foto sono stati utilizzati molti strumenti, tra cui l’Extreme Ultraviolet Imager (EUI), che vede l’universo nella parte alta dello spettro dell’energia. Dal lancio nel 2020, il team dietro al progetto del Solar Orbiter ha stretto sempre di più la traiettoria attorno al Sole. In futuro il Solar Orbiter riuscirà ad arrivare a 42 milioni di chilometri di distanza, una misura che potrebbe sembrarci molto grande ma che in termini “astronomici” invece è davvero piccola.

Fonte: Corriere della Sera

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