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ASILO, MANICOMIO O TUTTI DUE?

ASILO, MANICOMIO O TUTTI DUE?

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Per gentile concessione del Nuovogiornalenazionale.it

ASILO, MANICOMIO O TUTTI DUE?

In un battibaleno siamo passati dalla virologia alla vinologia e dal Covid al Co-vin. L’importante è stare sul palcoscenico, perché non c’è peggiore astinenza di quella da visibilità mediatica.

Improvvisamente si spengono le luci, cala il sipario, lo spettacolo è finito e l’impresario ha avvisato la compagnia che quel tipo di spettacolo non funziona più, ha stufato, ha rotto gli zebedei e, inoltre, ha raccontato per troppo tempo una realtà fasulla e le menzogne ora vengono a galla.

E allora che fare? Ritirarsi a lavorare? Non sia mai. Meglio passare dal Covid al Co-vin, sparando cavolate che, in altri tempi, quando in platea ci si andava con la panca e la verdura, avrebbero attirato su certi monologhi e su certi dialoghi chili di verdura marcia (quella buona si mangia ancora, alla faccia delle farine di grillo).

Dal manicomio mediatico escono argomentazioni esilaranti. Cosa da spanciarsi dalle risa, del tipo che un buon bicchiere di vino rimpicciolisce il cervello. Eppure c’è anche chi concede credito a simili affermazioni che starebbero bene in una sceneggiata di clown.

Ma che volete farci. Questo è un tempo nel quale le patologie sono normalità politicamente corrette e le normalità sono patologie.

Andiamo avanti ridendo, perché fa bene alla salute.

Un nuovo aforisma di pregevole fattura ci avverte: “Quelli che si rifiuteranno di mangiare insetti saranno chiamati NO-Larv e non riceveranno il Grill-pass”.

Voi pensate che sia una boutade? No, nel manicomio politicamente corretto potrebbe davvero accadere che chi non mangia grilli non possa avere il permesso di uscire di casa. Se non mangiate grilli siete grulli e state in castigo.

Di questi tempi se siete allo stato larvale siete un essere evoluto. Parola di larvologo, ex parassitologo, passato alla virologia, in attesa di avere un posto sul palcoscenico della vinologia (l’enologia è una cosa serie e come tale scorretta politicamente e da patologizzare).

In Canada c’è la cannabis libera, ma non puoi più bere vino e birra.

Sicuramente (c’è da scommettere), ci sarà qualche autostradologo che ci svelerà il segreto degli auto-grill, avanguardie delle larverie in tempi non sospetti.

La camola e il cagnotto, ottimi per andare a pescare, saranno il succulento pasto servito nei ristoranti stellati, quelli dove i vinologi possono bere, perché lì il vino è chic. Il vinologo non è un plebeo qualsiasi, suvvia. (Attenzione, vinologo, non sommellier, perché il sommellier è un esperto di veleni che rimpiccoliscono le meningi).

Ieri mi sono comperato un compasso del tipo lombrosiano per misurarmi la scatola cranica tutte le sere. Vuoi vedere che se bevo un bicchiere di buon rosso mi si riduce il cervello?

A scanso di equivoci meglio misurare.

Anche i nazisti misuravano.

In Canada, per stare in argomento, è legale l’eutanasia per chi ha malattie o handicap non reversibili. Era stata un’idea largamente praticata anche dai nazisti. In Canada non si obbliga, si invita. Si invita a togliersi di mezzo il fastidioso handicappato, …….doucement, però è messo al bando il vino. Meglio morti che ubriachi, ça va sans dire.

Un morto è utile per fare del compost, con il quale coltivare verdure nei giardini verticali, ultima moda dell’idiotismo radical chic. Il pomodoro coltivato nel compost del nonno deve essere una delizia. Sapore paradisiaco.

Una sciocchezza? No, una proposta seria, con tanto di tecnologia e di listino prezzi. Dall’ospizio al giardino pensile. Il nonno è servito. Più ecologico di così.

Siamo all’asilo o al manicomio? In tutti e due. Siamo entrati in un mondo dove la patologia è diventata normalità e la normalità è diventata patologia. I matti curano i sani.

L’idea di fondo, da parte dei vari “ologi”, di volta in volta metamorficamente adattati alla bisogna, è che il popolo sia composto da bambini dell’asilo, da educare in base alla logica di quello Stato etico che ha prodotto, non più tardi del secolo scorso, nazismo e comunismo, Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot.

Gli adepti dello Stato etico perdono il pelo, ma non il vizio.

Del resto che cosa c’è di più bello che poter esercitare il potere sugli altri, poter comandare e mettere in riga il plebeo? Che libidine. E’ il sogno di tutte élite impedire agli altri quello che loro possono fare, altrimenti che piacere c’è? Si beve in un ristorante stellato, in un’osteria giammai. Suvvia.

C’è da dire che così come per gli alcoolisti ci sono i gruppi di aiuto, qualche gruppo simile andrebbe creato per gli “ologi” in crisi di astinenza da presenza sui media.

In questo mondo alla rovescia, in questa incombente realtà manicomiale, che prelude a logiche totalitarie di stampo nazista, una speranza ci rimane nel potere della pernacchia: lunga, rumorosa, irriverente, destrutturante, conturbante.

Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

A cura di Silvano Danesi

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