HomePolitica Italiana

Pensioni Forze Armate, occhio alla riforma: ecco cosa può cambiare nel 2023

Pensioni Forze Armate, occhio alla riforma: ecco cosa può cambiare nel 2023

Gas serra: il peso delle forze armate
Siglato il nuovo contratto di Sicurezza e Difesa
Rinnovo contratto Forze Armate 2019-2021: a che punto siamo e quando si concluderà

Con la nuova riforma delle pensioni potrebbero venire meno alcuni “privilegi” per le Forze dell’Ordine.

Per il personale delle Forze dell’Ordine che sta o dovrà andare in pensione si profilano dei cambiamenti all’orizzonte.

In attesa del varo della riforma delle pensioni che riguarderà tutti i lavoratori con modifiche alla Legge Fornero 2021, la quale presumibilmente dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2023, si comincia a riflettere sul taglio di alcune agevolazioni oggi riconosciute al personale in divisa.

In futuro, quindi, quelli che potrebbero avere maggiori difficoltà sono proprio gli appartenenti alle Forze Armate e di Polizia, inizialmente esclusi dalla riforma Fornero ma che dal prossimo anno potrebbero dover rinunciare ad alcune agevolazioni.

Pensioni Forze dell’Ordine: cosa può accadere

Per conseguire la pensione di vecchiaia c’è un limite di età ordinamentale che va dai 61 ai 66 anni, a seconda del grado e della qualifica. Età che può scendere fino ai 59 anni per i colonnelli in soprannumero. Con almeno 20 anni di contributi.

Per la pensione anticipata, le regole sono diverse:

  • 58 anni di età e 35 di contributi;
  • 54 anni di età se entro il 31 dicembre del 2011 si è raggiunta la massima di anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%;
  • 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

Tuttavia, dal prossimo anno le tre opzioni per la pensione anticipata di Forze Armate e di Polizia potrebbero venire meno, abbattendosi su di essi la scure della riforma pensionistica al vaglio dell’esecutivo Draghi. Secondo quanto afferma Il Giornale resterebbe la sola ipotesi della pensione di vecchiaia una volta raggiunta l’età pensionabile.

L’intento è di abolire o riqualificare quelli che fino a oggi sono considerati dei “privilegi”, nati in virtù della “specificità” delle Forze Armate. Alla luce dell’allungamento delle prospettive di vita, anche per il personale in divisa sarà necessario introdurre alcune novità, al fine di garantire sostenibilità al sistema.

Pensioni Forze dell’Ordine: adeguamento con le speranze di vita
Le aspettative di allungamento della vita avranno un’incidenza fondamentale sulla nuova riforma pensionistica e ciò coinvolgerà anche le Forze Armate e di Polizia.

D’altronde, il lavoratore non in divisa ha accesso alla pensione di vecchiaia con 67 anni di età e per la pensione anticipata sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi o 41 anni e 10 mesi per le donne. E questi requisiti sono destinati ad aumentare negli anni a causa dell’adeguamento – biennale – con le aspettative di vita.

L’adeguamento con le speranze di vita dovrà essere applicato a tutte le categorie delle Forze Armate e di Polizia, comprese quelle che oggi possono accedere alla pensione di vecchiaia con un’età che oscilla tra i 60-65 anni – quindi al netto degli adeguamenti – avendo maturato un’anzianità contributiva di 35 anni, e non di 20 anni come richiesto dalla pensione di vecchiaia.

Con la cancellazione dei requisiti per la pensione anticipata e restando solo quella di anzianità, la finestra rimarrà dunque tra i 61 e i 66 anni di età sia per coloro che hanno 20 anni di contributi che per chi ne matura 35.

Fonte: Forzeitaliane.it

 

Commenti