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Petrolio, vertice OPEC: i sauditi lasciano qualche dubbio sul taglio della produzione

Petrolio, vertice OPEC: i sauditi lasciano qualche dubbio sul taglio della produzione

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Il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita Khalid al Falih ha dato segnali contraddittori domenica (27 novembre) riguardo al fatto che il paese parteciperà o meno alla prossima riunione OPEC, in programma il prossimo 30 novembre, per spingere su un taglio della produzione. Affermazioni che hanno portato ad una leggera flessione dei prezzi del petrolio nelle prime ore della seduta di lunedì 28 novembre.

Il mercato del petrolio tornerà il prossimo anno ai massimi precedenti in modo spontaneo, senza un intervento dei 14 paesi membri dell’OPEC, ha detto Falih ai giornalisti mentre si trovava al quartiere generale del gigante petrolifero Saudi Aramco, secondo quanto riportato dalla Reuters. Ha tuttavia aggiunto che una stretta sulla produzione dovrebbe aumentare il processo.

“Pensiamo che nel 2017 il livello di domanda sarà incoraggiante e che il mercato raggiungerà un suo equilibrio anche senza un intervento dell’OPEC. Ma l’intervento dell’OPEC ha l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio e correggere il mercato a un ritmo più alto”, ha detto. “Non penso che al vertice OPEC l’unica opzione sia quella del taglio alla produzione – Penso che mantenere la produzione ai livelli attuali sia giustificabile, tenendo in considerazione la ripresa dei consumi e la crescita nei mercati sviluppati e negli Stati Uniti”.

Il prezzo del Brent è calato di 60 centesimi – o dell’1,3 per cento -, nelle prime ore di lunedì, per poi tornare a salire e riportarsi intorno ai 48 dollari al barile.

Al vertice di Vienna di mercoledì, la maggior parte degli analisti si attende un taglio che dovrebbe portare la produzione tra i 32 e 33 milioni di barili al giorno, secondo quanto è emerso ad una conferenza stampa dell’OPEC che si è svolta lo scorso settembre. Sì tratta di un piccolo taglio rispetto agli attuali livelli di 33,6 milioni di barili al giorno, secondo le stime più recenti.

Dall’estate del 2014 i prezzi del petrolio sono scesi di molto sotto i 50 dollari al barile dai massimi di circa 110 dollari al barile. Il calo dei prezzi del petrolio hanno colpito molto duro economie come quella dell’Arabia Saudita, le cui entrate dipendono per il 39 per cento da quelle petrolifere, e dell’Iraq, dove il petrolio pesa per il 41 per cento del PIL.

La scorsa settimana il ministro del petrolio dell’Iran Bijan Zangeneh ha lasciato intendere che il suo paese è pronto ad assecondare la volontà del cartello di tagliare la produzione, aggiungendo che spera di vedere i prezzi del petrolio salire tra i 55 e i 60 dollari al barile. L’affermazione arriva a mesi di distanza dalla decisione di Zangeneh, che si è rifiutato di supportare la linea dell’Arabia Saudita, mettendo nuovamente i prezzi del petrolio sotto pressione.

Per quanto riguarda le previsioni di Falih, il ministro dell’Arabia Saudita si potrebbe presto trovare solo nell’ottimismo che ha nei confronti del ribilanciamento del mercato. Il Consiglio Mondiale dell’Energia ha annunciato nel vertice di ottobre che il picco della domanda energetica si dovrebbe raggiungere nel giro di tre settimane.

“È evidente che stiamo attraversando una fase di transizione al termine del quale ci sarà un mondo completamente nuovo per quanto riguarda il settore energetico”, ha detto Gen Davis, capo esecutivo del World Energy Scenarios. “Storicamente si sente parlare del picco del petrolio ma il trend distruttivo in atto sta portando a considerare il picco della domanda”.

Persino l’OPEC è apparsa pessimista nel suo World Oil Outlook rilasciato l’8 novembre. Nel suo rapporto, l’OPEC ha abbassato le stime di crescita nel periodo tra il 2014 e il 2020 del 3,4 per cento, in ribasso rispetto alla stima precedente del 3,6 per cento. È stata inoltre rivista al ribasso la stima sui prezzi data lo scorso anno, portando il prezzo obiettivo a 60 dollari al barile dai precedenti 80.

Nello stesso giorno in cui il rapporto è stato rilasciato i prezzi del petrolio hanno fatto registrare un brusco calo, considerando inoltre che gli statunitensi hanno eletto un presidente che ha promesso che avrebbe rilasciato nuovi permessi di estrazione per 50mila miliardi di dollari e eliminato tutte le barriere per la produzione energetica responsabile, secondo quanto riportato sul sito della campagna di Donald Trump. È una mossa che inonderebbe di petrolio un mercato caratterizzato da offerta già abbondante, annullando ogni effetto di congelamento della produzione voluto dall’OPEC.

it.ibtimes.com

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