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La Cina nel paniere del Fmi

La Cina nel paniere del Fmi

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The Bank must not fear radical action. Britain needs negative interest rates

image-63Il primo ottobre del 1949 Mao annunciò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, un paese martoriato dalla guerra civile e dalla lotta della Seconda guerra mondiale contro il Giappone. Oggi, a quasi 67 anni dalla nascita della Cina popolare, Pechino è diventata la seconda economia globale sorpassando pure il Giappone.
Da pochi gioni 2016 la valuta della Rpc è entrata ufficialmente nel paniere del Fondo Monetario Internazionale per i diritti speciali di prelievo (Special drawning rights, Sdr), con una quota del 10,92%.
Lo yuan si è posto così in terza posizione dopo il dollaro (41,73%) e l’euro (30,93%), ma sopra allo yen giapponese (8,33%) e la sterlina britannica (8,09%).
Nell’attesa che la cosa si sedimenti e che si potrà capire come reagiranno le finanze internazionali, resta il palese paradosso di uno yuan attualmente non convertibile ma è “tradable”, cioè si può utilizzare quando si commercia; la Cina è il primotrader al mondo, quindi nei traffici commerciali viene ad essere largamente utilizzabile. Questo è il risultato della politica economica di Pechino di cui l’Fmi, nonostante la frenata dell’economia cinese, ne ha riconosciuto il merito.
L’ingresso dello yuan nel paniere Dsp è per Pechino il giro di boa, ed il merito di tutto questo va al governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan. Il suo ruolo alla riunione dello scorso 24 giugno 2016 presso la sede del Fondo monetario è stato di vitale importanza e sempre a lui sono andati gli applausi quando ha ricevuto il via libera per l’entrata dello yuan nel paniere del Fmi in occasione della riunione del novembre scorso. Con il 60% del paniere e il 90% dei traffici commerciali la valuta del Drago si prepara a fare lezione al mondo.

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