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Il tessile italiano cresce e trova il partner per il recupero dei prodotti e non danneggiare l’ambiente

Il tessile va forte ma l’Italia deve attuare il principio della responsabilità del produttore. Il consorzio Eropm Textiles vuole creare una prima catena di economia del recupero

Il tessile italiano cresce e trova il partner per il recupero dei prodotti e non danneggiare l’ambiente

Fonte: Fisrtonline.it Il periodo d’oro dell’industria tessile italiana continua. Il 2023 dovrebbe confermare o superare i buoni risultati del 2022,

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Fonte: Fisrtonline.it

Il periodo d’oro dell’industria tessile italiana continua. Il 2023 dovrebbe confermare o superare i buoni risultati del 2022, chiuso con una produzione in aumento del 32,4% rispetto al 2021 e un fatturato di oltre 8 miliardi di euro. Le sfilate degli stilisti italiani sono sempre tra le più apprezzate al mondo e Parigi e Milano sono in cima al gradimento dei buyer.

Il fine vita dei prodotti dell’abbigliamento, però, resta lontano dalle sfavillanti sfilate in location e châteaux. Un abito dismesso, oltre a poter essere messo in vendita online, può alimentare un circuito economico sostenibile con riflessi su vasta scala. Gli abiti che indossiamo sono infatti, a buon diritto, tra i beni di largo consumo che non vanno dispersi nell’ambiente e chi rispetta la normativa europea sulla Responsabilità Estesa del Produttore (extended producer responsibility – EPR) fa anche ottimi affari.

Tessile: occorre recuperare per non danneggiare l’ambiente

Erion, il sistema dei consorzi per la gestione dei rifiuti in Italia ha colto l’opportunità ed ha annunciato la nascita di Erion Textiles una struttura dedicata. Tra i soci fondatori ci sono Amazon, Artsana, Essenza, Miroglio Fashion, Rimoda Lab. Il business si concentra sulla fine dei prodotti tessili. Chi importa prodotti tessili finiti si deve fare carico del ciclo di vita dei propri prodotti dal momento in cui si immettono sul mercato fino al momento in cui questi diventano rifiuti. Il nuovo Consorzio è aperto a tutti i produttori del settore allo scopo di creare una prima catena di economia del recupero.

Altro capitolo. Gli italiani buttano gli abiti usati? Si, come in ogni parte del mondo, del resto. Quello che finisce nei cassonetti gialli o ai centri di raccolta viene comunque trasformato in moneta sonante e non sempre in modo lecito. Da sottolineare infine che, in base ai dati, la raccolta differenziata nel tessile nel 2021 è stata di 154 mila tonnellate. É bassa la raccolta differenziata di abiti pro-capite: appena 2,6 kg per abitante. Applicando il principio della responsabilità del produttore ad un’organizzazione che basa il suo valore industriale sul riciclo si limita il potere delle organizzazioni criminali.

Più volte la Commissione parlamentare antimafia ha accertato illegalità “dal commercio in nero di indumenti usati non tracciati all’origine, ai cassonetti abusivi, a sistematiche infrazioni delle norme sulla sanificazione” si legge in un reportage del settimanale Internazionale. Le stime parlano di una filiera fuorilegge del valore di oltre 200 milioni di euro che arriva a Paesi terzi.

Si riuscirà a bloccare inganni e violazioni nelle fabbriche? Per Raffaele Guzzon, Presidente di Erion Textiles si parte per dare vita ad “una filiera equilibrata e non guidata da interessi particolari, ma impegnata nel raggiungimento di benefici ambientali, economici e sociali per promuovere un futuro sostenibile”.

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