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Una crisi nascosta: uccisioni e sparizioni di donne indigene in Australia

Una crisi nascosta: uccisioni e sparizioni di donne indigene in Australia

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Almeno 315 donne indigene sarebbero scomparse o sono state assassinate in circostanze sospette in tutta Australia dal 2000, un tasso fino a 12 volte superiore alla media nazionale. E i numeri sono probabilmente una sottostima, dal momento che ad oggi non esistono database ufficiali per monitorare il fenomeno a livello nazionale. Non è un problema solo australiano: secondo il rapporto “Missing and Murdered Aboriginal Women: A National Operational Overview” del 2014 della Polizia reale canadese, più di 1.000 donne indigene sono state uccise in Canada nell’arco di 30 anni, tra il 1980 e il 2012, mentre gli attivisti sostengono che si parli di almeno 4.000 vittime. Negli Stati Uniti, l’omicidio è la terza causa di morte per le donne native. Nel report Urban Indian Health Institute viene riferito che la vittima più giovane è stata una bambina di meno di un anno, la più anziana aveva 83 anni.

Ma mentre il Canada definisce le scomparse e gli omicidi delle donne indigene nel Paese un vero e proprio “genocidio” e gli Stati Uniti la considerano “un’epidemia”, l’Australia ha appena iniziato a rendersi conto della portata di questa crisi, nonostante i numeri parlino chiaro; addirittura, in alcune regioni del Paese, i decessi di donne indigene costituiscono uno dei tassi di omicidio più alti al mondo.

Migliaia di persone marciano a Vancouver, Canada, per ricordare le donne e le ragazze indigene scomparse e uccise

Le storie

La testata giornalistica ABC ha raccontato tre recenti casi. C’è la storia di R. Rubuntja, un’attivista indegena che sensibilizzava proprio sui gravi livelli di violenza nell’Australia centrale, dove quasi 70 donne aborigene sono state uccise negli ultimi due decenni. La signora Rubuntja è stata assassinata dal partner, nonostante avesse chiamato la polizia 18 volte nel corso della loro relazione durata due anni. “Il resto della nazione va avanti come se non fosse successo nulla. Non ci sono reazioni. Non ci sono discorsi in parlamento… non ci sono campagne sui social media. C’è solo silenzio” ha commentato un’amica della vittima.

Secondo l’accademica Noongar Hannah McGlade, membro del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, esiste un modello di “sottopolizia” nei confronti delle donne indigene. Una ricerca pubblicata dal British Journal of Criminology mostra che quasi il 75% delle vittime “ha sperimentato la riluttanza e l’inazione della polizia in seguito a violenza domestica”. È quello che è successo a Roberta Curry, quando disse agli agenti che il suo ex fidanzato l’aveva ferita. Un rapporto interno della polizia, presentato in seguito a un’inchiesta, ha rilevato che nessuno dei due agenti, dopo la segnalazione della donna, ha seguito i protocolli, compresa la ricerca dei precedenti dell’ex partner nel database. Gli agenti hanno scritto nelle loro risposte formali che ritenevano che la signora Curry potesse essere “inaffidabile nel suo racconto della versione degli eventi” e che “avesse fatto accuse false” in precedenza. Cinque giorni dopo la denuncia, la signora Curry è stata colpita con un pugno al petto dal suo ex partner ed è morta poco dopo per emorragia interna, sdraiata sul pavimento.

Un altro caso di negligenza da parte delle autorità è quello di Constance Watcho, sparita nel 2017. La polizia aveva classificato la sua scomparsa come “a medio rischio”, nonostante nessuno l’avesse vista da mesi. Il corpo della signora Watcho è stato ritrovato quasi 10 mesi dopo, smembrato in una borsa sportiva, a soli 200 metri dal luogo in cui è stata vista viva per l’ultima volta.

Amy McQuire, scrittrice e accademica di Darumbal e delle Isole del Mare del Sud, ha affermato che le famiglie indigene devono fare di tutto per essere credute quando viene denunciata la scomparsa di una donna. “Ci sono tutte queste logiche coloniali in gioco: ‘potrebbe essere andata a spasso, potrebbe essere scappata con un altro uomo, potrebbe essere andata in overdose’” ha dichiarato. “Tutte cose che negano l’esistenza di un potenziale colpevole”.

La risposta del governo

Tardi e lentamente, ma qualcosa si sta muovendo nel Paese: un’importante inchiesta parlamentare indagherà sui tassi “orribili, estesi e inaccettabili” di donne e bambini indigeni scomparsi e uccisi in Australia. La senatrice dei Verdi ed ex ufficiale di polizia dell’Australia occidentale, Dorinda Cox, ha presentato con successo una mozione per l’indagine, affermando che gli alti tassi di violenza subiti dalle donne indigene sono inaccettabili, e che i progressi delle ricerche si sono arenati prima delle elezioni federali. Si prevede che l’inchiesta terrà audizioni in ogni Stato e territorio e che si concentrerà in particolare sulle aree regionali e remote, dove gli indigeni scompaiono in numero maggiore, ascoltando le testimonianze e i contributi dei sopravvissuti alla violenza, dei familiari e degli amici delle vittime e delle risposte della polizia alle denunce di scomparsa e alle richieste di assistenza. “Dobbiamo davvero esaminare quali sono le barriere significative, gli indicatori che consentono l’uccisione di donne e bambini in questo Paese e la scomparsa di persone indigene senza alcuna spiegazione” ha affermato Cox, che per storia personale conosce molto bene il fenomeno. Nata da genitori aborigeni, la sua famiglia ha vissuto “cinque generazioni di sottrazione di bambini nella sua linea matriarcale”. Suo nonno è stato allontanato dalla sua famiglia e dalla sua città da neonato per essere allevato nel collegio cattolico di New Norcia, dove gli è stato cambiato il nome.

Il Comitato di riferimento per gli affari legali e costituzionali, che condurrà l’inchiesta, riferirà entro il 31 luglio 2023.

Fonte: Indipendente.online

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