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L’ipotesi Brexit gela i mercati. Europa in rosso in scia al tonfo dell’Asia, banche in difficoltà

L’ipotesi Brexit gela i mercati. Europa in rosso in scia al tonfo dell’Asia, banche in difficoltà

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Il referendum del 23 giugno spaventa gli investitori, che vendono le azioni e comprano i beni rifugio quali oro e titoli di Stato americani, tedeschi e giapponesi. La sterlina ai minimi da un mese e mezzo: se la Gran Bretagna lasciasse l’Ue, precipiterebbe ai minimi da trent’anni. Le banche affondano Piazza Affari. Petrolio in ribasso, segnali di stabilizzazione dalla Cina. Oggi l’asta di Btp.

082952000-30b8c4dc-f255-4d87-803c-d4f1e9bc767eMILANO – Ore 10:00. I mercati imboccano il rettilineo finale verso il referendum sulla Brexit, il prossimo 23 giugno, sulla falsariga di quanto mostrato nella seduta di venerdì scorso: forti vendite sul fronte azionario, sterlina in ribasso e corsa verso i beni rifugio quali lo yen, l’oro e i titoli di Stato dei Paesi forti. I listini europei trattano in ribasso in scia a quanto accaduto in Asia, dove il paniere che riassume l’andamento dell’area ha registrato il peggior andamento degli ultimi due mesi. Milano segna un calo dell’1,65%, con le banche colpite da vendite copiose. Francoforte perde l’1,3%, Parigi lo 0,8% e Londra tiene meglio a -0,3%.

Gli ultimi sondaggi, che hanno rafforzato le posizioni degli euroscettici, hanno depresso la divisa britannica, che si è portata ai minimi da un mese e mezzo in area 1,416 dollari; secondo gli analisti – qualora il voto dovesse portare all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione – il pound raggiungerebbe rapidamente i livelli minimi da trent’anni. Non mancano ovviamente coloro che scommettono su questo possibile scenario: secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission, hedge fund e speculatori stanno puntando sulla debolezza della sterlina con una forza che non si vedeva dal giugno 2013. Bloomberg aggiunge che il Bitcoin si sta rivalutando di fronte a tanta incertezza, trattando ai massimi dal febbraio 2014.

090014390-708dc70a-8480-47e5-ab96-f64a99c30edaNella prima mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in picchiata del 3,51%. Hong Kong ha lasciato sul parterre il 2,6%, Shanghai il 3,21% e Shenzhen il 4,76%.

L’euro è sostanzialmente stabile stamane nei confronti del dollaro, ma in calo rispetto allo yen: la moneta unica viene scambiata a 1,126 sul biglietto verde e a 119,4 yen. Lo spread tra Btp e Bund è in rialzo, in attesa dell’asta di Btp del Tesoro. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 139 punti. Il rendimento si ferma all’1,41%.

Sull’umore degli investitori pesano anche i dubbi sulle Banche centrali: si attendono indicazioni da parte della Fed e della Bank of Japan, le cui riunioni sono in agenda rispettivamente mercoledì e giovedì prossimo. Dalla Banca centrale americana non si aspetta il secondo rialzo dei tassi – dopo quello avvenuto a dicembre – ma Janey Yellen potrebbe lasciare aperta la porta a un ritocco del costo del denaro a luglio, anche se ormai la maggioranza degli osservatori prevede si debba attendere la fine dell’anno per la stretta monetaria. L’agenda marco odierna si concentra sulla Cina, dove i dati confermano la stabilizzazione dell’economia: la produzione industriale è salita del 6% annuo a maggio (in linea con le attese), mentre le vendite al dettaglio hanno segnato un +10%, solo leggermente inferiore alle aspettative. In rallentamento, infine, gli investimenti fissi con un +9,6% anno a maggio.

Come accennato, tra le materie prime viene premiato il bene rifugio per eccellenza: l’oro è salito ai massimi da oltre tre settimane toccando oggi i 1.278,50 dollari l’oncia, il massimo dal 18 maggio scorso. Dall’inizio dell’anno il lingotto si è apprezzato del 20%. Il petrolio risente della debolezza generale e – dopo aver rivisto quota 52 dollari poche sedute fa – tratta ancora in rosso: il greggio ha perso stamani l’1,8%, aggravando il -4,2% registrato negli ultimi due giorni di contrattazioni della settimana scorsa. Il future sul Wti è quotato 48,21 dollari al barile con un ribasso di 86 cent. In calo anche il Brent che ha perso stamani 74 cent a 49,80 dollari al barile.

Wall Street riapre dopo i cali di venerdì scorso, quando comunque i listini hanno recuperato dai minimi registrati durante le contrattazioni, quando un sondaggio pubblicato dall’Independent aveva assegnato il 55% di possibilità alla vittoria della Brexit. Gli Usa guardano con grande attenzione alla riunione della Federal Reserve di domani e dopodomani. Nessuno si aspetta un aumento dei tassi; il focus sarà sulle stime economiche e sulle parole in conferenza stampa del governatore Yellen, che daranno lumi sulla tempistica di un’eventuale stretta futura. Il Dow Jones ha perso lo 0,67%, per un calo dello 0,3% durante l’intera settimana, mentre lo S&P500 ha limato lo 0,92% nella seduta di venerdì e lo 0,15% nell’ottava. Peggio il Nasdaq, che ha perso rispettivamente l’1,3% circa sia venerdì che nella settimana.

Fonte: repubblica.it

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