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Tensione sui prezzi: l’ isteria provoca la speculazione?

Tensione sui prezzi: l’ isteria provoca la speculazione?

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Dall’ inzio della guerra in Ucraina i prezzi commodity cerealicole continuano a salire, generando pesanti ripercussioni sia nell’ industria di trasformazione che sul consumatore. Ma davvero manca la materia prima o è una conseguenza del momento d’ isteria o la volontà di diversi gruppi agroindustriali di fare magazzino?

L’ Italia è un paese strategico per il mercato dei cereali che viaggiano via mare, grazie alla sua posizione geografica e alla specializzazione manifatturiera della propria industria alimentare che produce: pane, pasta e dolci. Però il nostro livello di dipendenza è molto alto, perché esportiamo il 40% del grano duro e il 50-60% del grano tenero e la stessa cosa vale per il maisLa Pac inoltre, dal prossimo gennaio aggraverà ulteriormente la situazione già difficile, con la diminuzione della produzione agricola europea ed un aumento degli acquisti extra Ue per tutelare l’ambiente.

La produzione cerialicola è frammentata in quanto è gestita da piccole aziende con capacità di stocaggio molto limitata e solo il 30% accede al mercato direttamente.

Dal primo luglio l’Ue ha esportato 19 tonnallate di grano e i principali produttori sono: Francia, Germania e Romania. Con le tensioni geopolitiche in atto tra Russia e Ucraina occorrerà rivolgersi ad altri mercati come: il Nord e il Sud America. Anche se con la crisi climatica in atto anche la produzione in Nord America di cereali si è ridotta.

La speculazione scaturita sul prezzo del grano non è solo dovuta dalla guerra russo-ucraina ma soprattutto dall’isteria dell’ Unione Europea, provocando così oscillazioni violente e repentine. 

L’ Italia nel futuro dovrebbe investire nella tecnolgia 4.0 e sulla coltivazione di precisione se non vuole rimanere indietro rispetto agli altri paesi e occore un piano agricolo nazionale aggiornato per guardare al futuro.

Fonte: Nuovo Giornale Nazionale

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