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Banche, l’Europa dà tregua sugli Npl

L'obbligo di svalutare i crediti a rischio verso uno slittamento di almeno 6 mesi

Banche, l’Europa dà tregua sugli Npl

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Uno spiraglio di luce per le banche italiane ed europee: le nuove normative sulla gestione degli npl dovrebbero slittare almeno di sei mesi concedendo un po’ di tregua agli istituti alle prese con la crisi pandemica.

È quanto emerge da una risposta scritta della commissaria Ue ai servizi finanziari, Mairead McGuinness, a un interrogazione dell’ex presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani (Ppe). «A dicembre – scrive McGuinness – la Commissione pubblicherà una comunicazione su misure ulteriori per affrontare la questione dei crediti deteriorati». La Commissione, aggiunge, «sta monitorando l’impatto dell’emergenza Covid-19 sulle banche e sui loro clienti, e conferma il proprio impegno a reagire in modo rapido e deciso se e quando necessario».

Soddisfatto Antonio Tajani, vicepresidente del gruppo dei Popolari, che al Giornale dice: «È una risposta positiva, che va nella giusta direzione». Una buona notizia anche per Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi. «Possiamo interpretare la risposta di McGuinness nella direzione auspicata non solo dalle banche italiane ma anche da quelle europee», dice al Giornale ricordando che «anche la Federazione bancaria europea nella riunione del consiglio della scorsa settimana ha sottolineato la necessità che le autorità valutino tutte le misure necessarie per consentire alle banche di continuare a erogare il massimo possibile di credito all’economia» chiedendo una revisione della Npl backstop regulation.

Ma di cosa si tratta? È sostanzialmente la declinazione normativa dell’Addendum ai regolamenti bancari Ue che due anni fa fece tremare il settore. In buona sostanza, le Authority comunitarie, a partire dalla Bce, chiedono agli istituti a partire dal 2021 di gestire con maggiore prudenza le esposizioni a rischio. Per gli Npl non coperti da garanzie si chiede una svalutazione totale su base triennale, mentre per quelli coperti da collateral si prevede una svalutazione in 7-9 anni. È il cosiddetto calendar provisioning. A monte di questo ci sarà un differente trattamento delle insolvenze: il privato che non paga entro 90 giorni una rata di finanziamento da 100 euro (500 euro per le imprese) viene dichiarato in default e la sua esposizione riclassificata come non performing.

«È importante – osserva Sabatini – non procedere all’automatica riclassificazione delle posizioni oggetto di moratoria che deve essere prorogata a giugno 2021, un tale orientamento sarebbe coerente con quanto indicato nella bozza della legge di Bilancio in discussione in Parlamento perché a fronte di una proroga ex lege delle moratorie, è necessario che ci sia una flessibilità del quadro regolamentare». Anche perché il rischio sotteso dalle nuove regole è che, da un lato, le banche stringano i cordoni nei confronti dei clienti meno solvibili e che, dall’altro lato, comincino una corsa alla cessione degli Npl con ricadute pesanti su bilanci e patrimoni. Ecco perché, conclude Sabatini, «è anche importante la definizione di un quadro regolamentare delle asset management company (come Amco in Italia; ndr) come richiesto dal presidente Enria che consenta di intervenire, in specifiche situazioni di difficoltà, al di fuori del quadro degli aiuti di Stato e rilevare portafogli di crediti deteriorati senza eccessive penalizzazioni di prezzo che si rifletterebbero negativamente» sui patrimoni. Il tema è delicato. Il capo della Vigilanza Bce, Andrea Enria, aveva quantificato in 1.400 miliardi di euro i crediti a rischio post-pandemia.

Fonte : www.ilgiornale.it

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