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Cyberjoy: vivere con gioia il mondo del web

In occasione dell'odierna edizione del Safer Internet Day (SID), la “Fondazione Carolina” lancia un’iniziativa volta a sensibilizzare i giovani sull’utilizzo corretto di internet per imparare a stare online in maniera sana, gioiosa e in empatia con l’altro. “Non diventare strumento della tecnologia ma riportare la tecnologia ad essere uno strumento nelle nostre mani”, afferma Ivano Zoppi, segretario generale della fondazione

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Per celebrare il Safer Internet Day (SID), la Giornata mondiale per la sicurezza in rete che si celebrava ieri, la Fondazione Carolina ha voluto lanciare l’hashtag #Cyberjoy, il simbolo di una rinascita educativa che vuole riconciliare umanità e tecnologia. L’obiettivo è sensibilizzare i giovani sull’uso corretto di internet, in modo tale che possano imparare a vivere il mondo del web in sicurezza, gioia ed empatia. Una grande call to action rivolta a tutta la comunità, perché la tutela dei minori online possa diventare un bene comune e una responsabilità di tutti. “Siamo partiti dal termine Cyberbullismo, per arrivare al suo significato opposto: Cyberjoy!”, spiega Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina.

Bambini e adolescenti al centro

Il messaggio è rivolto alle istituzioni, alle famiglie, alla scuola e a tutti i luoghi abitati dai ragazzi. Un concetto, che mette al centro il diritto di bambini e adolescenti di vivere l’esperienza digitale in sicurezza e con il desiderio di condividere emozioni autentiche. “Una rinascita educativa che dia la possibilità di guardare alla rete come un mondo di opportunità, che ha bisogno di attenzioni, proprio per prevenire situazioni pericolose”, dice Zoppi. Vivere lo spazio digitale in un modo sbagliato è la causa della confusione emotiva dei giovani, che si traduce in disagi psicologici e danni fisici. I ragazzi iniziano a sperimentare lo spazio del web, già a partire dalla tenera età, andando incontro a non pochi pericoli. Per questo motivo l’appello della Fondazione Carolina è rivolto anche ai legislatori, “perché supportino sia il diritto all’educazione digitale – a scuola e in famiglia – sia quello alla tutela della salute dei minori, già dai primi mesi di vita. L’operazione Cyberjoy si sviluppa attraverso quattro linee d’azione: attività nelle scuole, giochi per le famiglie, riflessioni sul tema e il progetto nazionale di salute digitale”.

Un mondo sempre più simile a quello reale

Il rapporto tra giovani e web è sempre più distorto ma il mondo reale e il mondo virtuale sono due realtà connesse e complementari. Ogni giorno queste due dimensioni si riflettono l’una sull’altra e “molti giovani affidano allo spazio digitale la propria reputazione, le relazioni, i sentimenti e l’intimità, nonché la costruzione della propria identità”, sottolinea ancora Ivano Zoppi. “Oggi i ragazzi attraversano un deserto emotivo che li sta privando dell’empatia necessaria per comprendere gli effetti delle proprie scelte sugli altri coetanei. Questo impoverimento di linguaggi e rapporti umani – continua – si traduce in azioni replicate pedissequamente dal web, con l’intento di aumentare views e followers”. La chat Gpt, sistema di intelligenza artificiale, e il fenomeno del metaverso sono due classici esempi di come i due mondi si stiano fondendo e contaminando sempre di più. “La chat Gpt entra prepotentemente nella quotidianità – afferma il segretario della Fondazione – il rischio è quello di utilizzare male uno strumento che può avere potenzialità enormi. Ci immaginiamo sempre di più futuri catastrofici dove i ragazzi perdono la capacità di creare dei testi perché lo fanno dalla chat”. La sfida è quindi quella di imparare a convivere con la tecnologia, coltivandone gli aspetti benefici, visto che si tratta di un progresso necessario e che non dobbiamo fermare ma facendo attenzione a “non diventare uno strumento della tecnologia ma riportare la tecnologia ad essere uno strumento nelle nostre mani, utilizzato con coscienza e responsabilità”.

I rischi per i giovani

I dati in possesso di Fondazione Carolina confermano che il tempo medio che passa un teenager in rete, va dalle 6 sino alle 12 ore al giorno. Questo comporta numerosi rischi e disagi psicologici, quali insonnia, cambi di umore repentini, debolezza, perdita di concentrazione, abbandono dei propri interessi e modifica delle abitudini alimentari. Sintomi che hanno come comune denominatore la mancanza di gioia e la sovraesposizione troppo frequente e troppo precoce in un mondo che ancora si fa fatica a comprendere. I giovani coinvolti in una realtà virtuale che diventa sempre più ostile e pericolosa, sono oltre il 10 %. Queste dinamiche possono condurre a fenomeni come dipendenza da web, adescamento, gioco d’azzardo, challenge estreme, furto d’identità, sexting, cyberbullismo e condotte violente. “Le challenges, si fanno per un desiderio di visibilità, oppure per andare alla ricerca di adrenalina e sensazioni, ma poi si spinge l’asticella verso un pericolo fisico”. Il fenomeno del cyberbullismo è un altro rischio molto diffuso e che tanti giovani sperimentano spesso. Basta solo premere un semplice click, per portare un danno irreparabile nella vita di qualcuno, e questo accade nei fenomeni del bullismo online. Come è successo a Carolina, la ragazza di cui la Fondazione porta il nome. La concezione che un gesto cosi piccolo e silenzioso porti delle conseguenze irreparabili, non è un concetto ancora abbastanza compreso e radicato nella mente dei giovani. “Tutto quello che si fa sul web ha una conseguenza sul mondo reale, e i ragazzi – spiega Zoppi – devono comprenderlo, ma prima di tutto deve essere la comunità degli adulti a farlo capire ai ragazzi”.

Tutelare i giovani

“Occorre tornare ad essere una comunità, gli adulti devono indicare delle regole, ma devono rispettarle loro per primi – sottolinea il segretario della fondazione – dall’altra parte bisogna invitare le istituzioni a considerare il tema della salute. L’eccessiva esposizione sul web può provocare molti problemi”. Un’emergenza che alcune società stanno cercando di arginare, “le big tech si stanno adoperando con iniziative di supporto e programmi di sensibilizzazione verso i minori – dice Zoppi – noi abbiamo collaborato con Meta, Tik Tok, con il quale stiamo facendo un tour mondiale per incontrare i genitori, ma non basta: bisogna andare avanti dando un valore di continuità educativa a tutte queste iniziative”.  Per farlo, è necessario partire dalla comunità educante, da qui la necessità di proporre un modello positivo, capace di riportare entusiasmo tra i ragazzi e gli stessi adulti. Il dialogo tra genitori e giovani rappresenta una strada fondamentale da percorrere per tutelare i ragazzi. Troppo spesso il mondo degli adulti delega il proprio ruolo di educante ai social o alle app senza badare alle conseguenze negative che questo può provocare nei loro figli. “Aumenta sempre di più la disattenzione dei genitori, sino ad arrivare alla delega della buonanotte – afferma Zoppi – chiedere ad Alexa o a Siri di leggere le fiabe: questo ci preoccupa un po’. Perché togliere il rapporto genitori/figli anche in questi momenti, va a disumanizzare un momento intimo ed è molto pericoloso”. Il risultato è quello di un vuoto educativo, di un’incapacità di saper gestire le proprie emozioni, mancanza di empatia e bisogno di attenzioni che si va a ricercare sul web. Internet diventa uno spazio dove si accede per ricercare quella sicurezza emotiva che una volta che si diventa dipendenti dal giudizio degli altri, non si fa altro che distruggere. Il web produce la necessità di essere visti e di venire accettati.

Essere “originali”

“Se i ragazzi non incontrano una comunità adulta che li accolga e li ascolti, facendogli capire che sono delle opere d’arte originali e irripetibili, questo desiderio lo vanno a cercare nella finta approvazione della rete, con un like e un cuoricino su Instagram: una disumanizzazione della relazione umana e la preferenza di un mondo artefatto”. Il monitoraggio delle applicazioni online, potrebbe essere già un ottimo punto di partenza per aiutare i giovani ad esplorare il web all’età giusta. “Secondo il Gdpr, regolamento sulla privacy, prima dei 14 anni non si dovrebbe aprire un profilo social – conclude Zoppi – le regole ci sono, ma non vengono rispettate: alla base non c’è tanto un problema legislativo ma c’è un problema culturale”.

Fonte: Vaticannews.va

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